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“No” ai matrimoni di minori

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Paul De Maeyer - pubblicato il 25/10/18

Malaysia decide di finire con la piaga delle spose bambine

Il nuovo governo della Malaysia, guidato dal primo ministro Mahathir Mohamad, eletto nel maggio scorso, dice ”no” ai matrimoni di minori. A rivelarlo è l’agenzia UCANews in un articolo pubblicato lunedì 22 ottobre. Già due settimane fa, cioè mercoledì 10 ottobre, il governo del premier 93enne – Mahathir Mohamad è nato infatti il 25 luglio 1925 – aveva anche annunciato di voler abolire la pena di morte.

L’esecutivo del Paese del sud-est asiatico ha infatti emesso una direttiva indirizzata alle autorità dei singoli Stati – la Malaysia è uno Stato federale -, nella quale fissa a 18 anni l’età minima per contrarre matrimonio, sia per i cittadini musulmani che per quelli non musulmani, e questo senza alcuna eccezione.

Come spiega l’agenzia cattolica con sede a Hong Kong, c’era già la soglia dei 18 anni, ma la legge permetteva delle eccezioni. Per quanto riguardava i non musulmani, con l’autorizzazione da parte del Chief Minister (cioè il primo ministro) dello Stato di residenza, le ragazze potevano sposarsi anche all’età di 16 anni. La legge islamica invece fissava a 16 anni l’età minima per le ragazze, ma con la ‘dispensa’ di una corte islamica era possibile contrarre nozze a un’età inferiore.

Dai dati statistici governativi citati da UCANews, risulta che nel decennio 2007-2017 quasi 15.000 matrimoni che hanno coinvolto minori sono stati contratti nel Paese. In due terzi dei casi, cioè 10.000, si è trattato di unioni che hanno coinvolto partner di fede musulmana, mentre nell’altro terzo, cioè 4.999 casi, di persone di altre fedi religiose.


SPOSA BAMBINA PAKISTAN

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Cosa ha spinto l’esecutivo?

Vari elementi hanno spinto o indotto l’esecutivo della Malaysia ad agire. Un primo motivo è stato senz’altro il forte clamore suscitato a fine giugno dalla notizia che una ragazzina 11enne di origini thailandesi era stata data in matrimonio ad un uomo di 41 anni, il quale del resto aveva già due mogli e sei figli.

“Se è vero, è scioccante e inaccettabile”, così aveva commentato la vicenda la rappresentante del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) nel Paese, Marianne Clark-Hattingh, citata dal quotidiano inglese The Independent, la quale aveva perciò esortato il nuovo parlamento della Malaysia a modificare la legge.

A preparare il terreno per il governo del premier Mahathir Mohamad è stata inoltre una fatwa (decreto religioso) emessa nel 2014 dal National Fatwa Council, dicendo che il matrimonio di minori era una “pratica non sana”, che crea “più danni che bene, soprattutto per quanto riguarda la salute e la psicologia dei bambini coinvolti”.

Inviata speciale delle Nazioni Unite

L’elemento forse più incisivo è stata la recente visita in Malaysia della relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di minori, la prostituzione e la pornografia infantile, Maud de Boer-Buquicchio, la quale ha dichiarato senza mezze parole che  “per aiutare una bambina a uscire dalla povertà, devi educarla, non sposarla”.

“Riconosco la complessità dei sistemi legali paralleli in Malaysia, incluse le differenze tra le leggi a livello federale e statale. Le pratiche del matrimonio infantile in Malaysia sono spesso indotte da povertà, strutture patriarcali, consuetudini e idee sbagliate sul sesso prematrimoniale”, ha detto l’inviata speciale ONU, citata dal quotidiano The Star (4 ottobre).

Nell’occasione, l’esperta olandese dei diritti umani ha elogiato gli sforzi della Malaysia per rafforzare la sicurezza online e fermare la diffusione di materiali pedopornografici attraverso l’adozione nell’aprile del 2017 della Sexual Offences Against Children Act (SOACA), e la creazione di tribunali speciali per i reati sessuali su bambini.

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