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Come fare per vivere felici in eterno?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 17/10/18

Bisogna fare tutto per amore, ma come ci si riesce?

Nel mio cuore ci sono tante domande. Domande che hanno a che vedere con questa vita. Con le mie paure e i miei desideri. Con i miei sogni e le mie aspettative. Domande importanti. Forse mi aspetto risposte che cambino tutto.

Oggi accolgo nella mia anima la domanda che hanno fatto a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. È la domanda che conta.

Sulla via restano le domande che hanno a che vedere con l’oggi, con la mia vita quotidiana. Cosa fare per essere felice ora? Come rendere felici le persone che amo oggi? Cosa mi manca perché la mia anima sia piena?

Sono domande della vita. Vivono nel presente e risvegliano i miei sensi di oggi, senza pensare al domani.

Questa domanda sull’eternità permea la mia vita. È come una domanda aperta.

Voglio la vita eterna e piena accanto a Gesù. Quella vita per sempre in cui poter amare ed essere amato. In pienezza, senza ombra di peccato.

Quella vita in cui i miei amori saranno tutti corrisposti e non avrò mai bisogno di niente che non abbia. Quella vita eterna e felice che non so bene come si delineerà davanti ai miei occhi. Ma sogno quella pienezza che oggi non possiedo. Con quelle possibilità che oggi mi sfuggono.

A volte, ascoltando questa domanda sulle labbra del giovane ricco, mi sembra che cerchi ricette. Qualcosa come una tabella di marcia,una mappa per giungere a un buon porto. Un rispetto esatto di tutti i precetti della legge di Dio.

Mi angoscia il solo fatto di chiedermi una cosa del genere, o che qualcuno me la chieda. Forse devo ripetermi più volte l’antifona del salmo per non dimenticare il volto di quel Dio che cerco e amo: “Saziaci della tua misericordia, Signore”.

Sapermi amato da Dio mi dà la pace di cui ho bisogno nel cammino. La sua misericordia soddisfa tutti i miei desideri, e copre con il suo manto le pieghe del mio cuore ferito. Perché non soffra, perché non affondi.

A volte vedo che la domanda è mal formulata. Cosa devo fare? È come se volessi sapere esattamente quali passi devo compiere per arrivare al cielo. Come se la vita fosse una scienza esatta.

Ho visto tante volte persone ossessionate dal compimento delle regole, non per vivere felici oggi, ma per ereditare la vita eterna. Cercano ricette, un progetto esatto da seguire e rispettare.

Commentava padre Josef Kentenich: “Ci sono persone che sembrano avere come unico compito nella vita rispettare norme tutto il giorno. Questa osservanza ha sicuramente un senso profondo, ma solo se inserita nel contesto. C’è qualcosa di più della mera giustizia che si limita a dire: ‘È prescritto!’ Tutto deve avere come sfondo la motivazione centrale dell’amore. L’amore aiuterà a seguire per amore ciascuna delle prescrizioni da rispettare” [1].

Trovo allora la chiave per il compimento: l’amore. Non si tratta di fare le cose, ma di farle per amore. Deriva tutto da lì.

Non è un fare per fare. Non è rimanere puri nella linea che divide il virtuoso dal peccatore. La risposta è un’altra.

Dal mio amore deve sorgere tutto il resto. Quando prego dev’essere per amore. Se esigo da me stesso delle rinunce e dei sacrifici dev’essere per amore.

Mi fa paura che si prosciughi la fonte della mia dedizione. L’ultimo giorno verrò giudicato in base all’amore, non sul compimento esatto di tutto.

La cosa negativa è che l’amore non è tanto chiaro in ciò che chiede. Non si tratta di un insieme di norme esposte chiaramente con tutte le eccezioni e le possibilità.

L’amore è molto più profondo e vero. Ha orizzonti, gli mancano limiti. Dove sento che si giudica il mio amore oggi?

Ovviamente voglio vivere la vita eterna. Voglio ereditarla. Voglio possedere l’amore di Dio per sempre. Ma voglio camminare sulla base del mio amore. Di ciò che sono. Della mia verità.

Cosa devo fare? Spesso la risposta non mi è chiara.

So distinguere molto bene il bene dal male. Le cose che mi fanno crescere come persona da quelle che mi fanno languire. Quello che mi porta ad essere generoso da ciò che mi rende egoista. In quei momenti non c’è dubbio. Non tremo. Agisco. Opto per l’amore e funziona.

Ma all’improvviso sorgono i dubbi. Devo scegliere tra un bene e un altro bene possibile. Due beni che si scontrano nel tempo ed esigono da me una risposta chiara.

Dove mi vuole Dio in quel momento? Cosa vuole che faccia con la mia vita? Devo proseguire su questa via o su un’altra? In quei momenti di incertezza tremo e dubito. Sento di essere preso da un’angoscia profonda.

Dove mi parla Dio? È la domanda più vera che sorge nel cammino. Tra due beni possibili. Tra due percorsi di santità davanti ai miei occhi. Per quale opto?

Non posso contare sulla mia tabella di marcia, sulla mia mappa. Le ricette che mi vengono proposte non mi servono a niente. In quel momento mi resta solo il cuore che deve cercare con calma e lucidità il volere di Dio. Vedere dove Dio renderà più feconda la mia vita.

E sapere che qualunque cosa sia quella per cui opterò, Dio non mi abbandonerà sul cammino. Sarà con me nelle mie decisioni.

Non so se saranno quelle giuste. Non so se l’altra strada sarebbe stata quella preferita da Dio. Forse lo saprò solo in cielo.

Ma ho una certezza. Lì, in quello che ho scelto, nel bene per cui ho optato, se l’ho cercato con umiltà, come un bambino aperto al volere di Dio, in quel momento devo avere una certezza: Dio mi accompagna e benedice ciascuno dei miei passi. E questo mi dà tanta pace.

[1] Kentenich Reader Tomo 2: Estudiar al Fundador, Peter Locher, Jonathan Niehaus.

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