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Susanna Tamaro: soffro della sindrome di Asperger, è la prigione in cui vivo

SUSANNA TAMARO
Susanna Tamaro 1995
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Per la prima volta la scrittrice triestina ha raccontato di convivere fin da piccola con la sindrome di Asperger "la mia invisibile sedia a rotelle"

Quando penso a Susanna Tamaro mi viene in mente la copertina grigia e rossa di Va’ dove ti porta il cuore e le parole che ricopiai accuratamente sul mio diario. Trovai il libro in mansarda in uno degli scatoloni ancora da sistemare e mi sembrò di aver scovato un tesoro tutto mio, che divorai come quando mangi il gelato in fretta perché il vento te lo sta facendo squagliare tra le mani. Seduta a terra con le spalle contro la parete della cameretta e le ginocchia al petto dopo aver gustato ogni pagina scrissi calcando la penna sul foglio queste righe come a dire “non le dimenticherò mai”:

“Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne uno a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore. E quando poi ti parla alzati e va’ dove lui ti porta, va’ dove ti porta il cuore.”

Soffro della sindrome di Asperger

Il 20 settembre uscirà in libreria e in edicola la nuova opera della scrittrice triestina: Il tuo sguardo illumina il mondo, una lunga lettera all’amico poeta Pierluigi Cappello scomparso lo scorso anno. In occasione della pubblicazione del suo libro per la prima volta l’autrice ha confidato al Corriere della Sera di soffrire della sindrome di Asperger, una forma di autismo che genera difficoltà nelle relazioni sociali e sviluppa comportamenti ripetitivi e stereotipati, ma che non causa alcuna compromissione intellettiva e non provoca ritardi nello sviluppo cognitivo e del linguaggio.

Soffro della sindrome di Asperger, è questa la mia invisibile sedia a rotelle, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa. La mia testa non è molto diversa da una vecchia motocicletta. In certi momenti la manopola del gas va al massimo, in altri le candele sono sporche e il motore si ingolfa. (Corriere.it)

Basta un minimo rumore, un evento imprevisto e dentro di me si scatena il disordine

La scrittrice ha parlato di sé in un testo intenso e personale, ricco di immagini, senza paura di mostrare le ferite e i traumi dell’infanzia, raccontando la disperazione che prova quando l’ordine della sua mente, costruito ogni giorno a fatica, viene a mancare improvvisamente.

Sbatto allora la testa contro il muro. «Non capisco più niente!» ripeto, gridando. Tutto in me si fa buio. Non so più da che parte cominciare a rimettere tutto a posto. (Ibidem)

All’asilo veniva considerata una bambina strana

Fin dai tempi della scuola materna era considerata una bambina matta, strana, tremendamente timida che viveva in un mondo tutto suo e non riusciva a guardare gli altri negli occhi…

All’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. (…) Non dormivo, non parlavo, non guardavo mai negli occhi. Le cose che facevano gioire gli altri bambini mi lasciavano indifferente. Avvenimenti di cui gli altri bambini neppure si accorgevano mi provocavano strazi interiori. I miei capricci erano capricci metafisici, privi di oggetto. Mi buttavo a peso morto per la strada e mia madre era costretta a trascinarmi per un braccio. Diventavo rossa, viola, le vene della fronte gonfie, pronte a esplodere. Gridavo con quanto fiato avevo in corpo, mi divincolavo come un’indemoniata in preda a una rabbia fuori controllo. A queste crisi seguivano lunghi periodi di quiete atarassica. Il tempo necessario per apparecchiare nuovamente la tavola. (Ibidem)

La mamma: ti voglio bene anche se non ti ho mai capita

La madre era esasperata dai suoi comportamenti incomprensibili, assurdi. Ma prima di morire le fece un regalo speciale…

Prima di morire mi ha regalato una scatoletta di legno con un cuore inciso sopra. Quando l’ho aperta, ho trovato al suo interno un biglietto scritto di suo pugno: «Ti voglio bene anche se non ti ho mai capita».

“Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi”

Anni e anni di incomprensioni e difficoltà perché non è mai facile accettarsi, soprattutto quando sei una donna divisa in due: da una parte profonda, sensibile ed estremamente lucida e dall’altra oscura e piena di caos:

Sono una persona estremamente equilibrata costretta a convivere con una persona che non lo è affatto (…)Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali. Avendo una profonda capacità introspettiva, non riuscivo a capire dove fosse il punto di frattura. (Corriere.it)

“Perché da sempre mi sento come un insetto prigioniero di un tubo di vetro?”

E quando, con l’acuirsi dei disturbi, segue il consiglio degli amici e va dallo psicanalista, il luminare consultato non ritiene di doverla seguire : «(…) La sua lucidità è assoluta. Non posso portare via tempo prezioso a pazienti che ne hanno necessità» ma lei, nonostante questa forma di rassicurazione, continua a non spiegarsi il perché di tanta stanchezza anche nel compiere i gesti più semplici della vita di ogni giorno: una fatica infinta andare a cena fuori, parlare al telefono, dormire in albergo…

Perché i rumori mi fanno impazzire? Perché le facce mi fanno paura? Perché gli imprevisti mi terrorizzano? Perché ho sempre paura di sbagliare comportamento? Perché non capisco quello che gli altri vogliono da me? Perché da sempre mi sento come un insetto prigioniero di un tubo di vetro? Perché il tempo per me scorre in modo diverso dalle altre persone? (Ibidem)

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