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La riconquista della castità, bene arduo che la Grazia permette

CAVALIERE CON SPADA E SCUDO
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Vergini consacrati e sposi fedeli e fecondi: due versanti dello stesso amore per giungere a Dio, nella castità. La Grazia compie la nostra natura umana, maschile e femminile, in ogni vocazione

Pongo una domanda. Quale verginità oggi in una cultura post-sessantottina?

Oggi nell’attacco ai valori non negoziabili – quali: la vita, la famiglia, la morale – anche la verginità ne è inquinata. È inquinata dalle ideologie che Giuliano Ferrara definiva una falsa coscienza della realtà. La verginità viene ridicolizzata e banalizzata nella società in genere, ma a volte anche dentro la Chiesa. È inquinata dall’epidemia del vizio che dilaga. Si canta il vizio e si divulgano omosessualità e altro quali necessità di libertà. In certi asili si insegna la masturbazione come gioco. Si vogliono educare i bambini alla raccolta differenziata ma si insegna loro il sesso indifferenziato, togliendo fiocchi rosa e celesti.

È una società che alimenta tutti i vizi come fossero conquiste. È la triplice alleanza: soldi (tanti soldi), sesso sfrenato, successo impazzito. Sono le “3S” che al loro apice hanno fatto crollare ogni impero nella storia: egizio, romano, greco. Così è oggi, una società decadente vicina al crollo.

Ma la verginità non perde il suo valore. In questo contesto, affinché la verginità torni a risplendere, occorrono dei passaggi obbligati, da affrontare con tanta fiducia e serenità. È sempre possibile riconquistarla: perché il cuore dell’uomo conserva la nostalgia del bene e del bello, ed ha il libero arbitrio. Ma soprattutto c’è l’opera della Grazia che non ci abbandona mai.

Essere verginalmente consacrati non è essere angelicamente vergini, né tantomeno è essere confermati in verginità da un voto; ma è scegliere di essere volutamente vergini, e questo anche per chi arriva da sentieri più o meno tortuosi. Nelle mie lezioni alle persone consacrate spiego loro che sarebbero delle illuse se pensassero che portare un abito le preserva dalla concupiscenza.

Un vizio è più facile non prenderlo che toglierlo. È vero che il vizio indebolisce, ma l’inesperienza per rinunzia incuriosisce e la verginità è fragile: istintivamente è contro natura ma con la Grazia – lo ripeto – essa porta a compimento la natura, basta vedere e ammirare nella storia la fioritura di grandi figure di santi e non. Figure che restano feconde anche dopo la morte, perché la fecondità verginale non è limitata nel tempo ma continua anche nell’oltre.

Sempre il cammino è faticoso per tutti: c’è il peccato originale. Il bene è bello, ma costa caro. La verginità è esigente: o tutto o niente. Ha valore ed è tale se è totale. Non puoi dare da una parte e poi riprendere dall’altra con angoletti sotto chiave: “questi me li riservo per ora…”. NO! Qui c’è l’apparenza, non la sostanza, e la verginità diventa sale scipito. A che serve? A null’altro che ad essere gettato.

La castità non è for decoration. Per tutti è sostanza, è vita, è radice della fedeltà dove si impiantano i valori non negoziabili

In questa cultura che esalta la libertà del piacere e cerca di cancellare ogni legge morale, regalando la schiavitù del sesso, occorrono – come dicevo – alcuni passaggi obbligati.

Oggi cioè va ricostruita una verginità psicologica, razionale, affettiva e della prassi.

Sono quattro passaggi obbligati. Spesso il rifiuto è psicologico-istintivo, poi razionale-volitivo e quindi diventa non adesione del cuore, che porta al disordine nella prassi. Disordine coinvolgente tutta la persona e chi le sta vicino. È piaga infetta e infettante che diventa pandemia.

Per risalire è necessario:

Un primo passaggio: tornare a credervi, a credere al suo valore, valore basilare e non banale. A desiderarla fortemente

Va analizzato il perché del rifiuto, del blocco. Un po’ di psicanalisi e di psicologia, con tanta preghiera, sono utili. A volte può esservi la paura che senza vizietti diventi insipida la vita. Forse ci sono sensi di colpa, tarli, che rodono perché non sono stati trasformati nel positivo dell’umiltà. Va ritrovato il senso del peccato, dove domina l’amore misericordioso. Col sacramento della confessione si è perdonati e capaci di perdonare se stessi. Con una intelligente direzione spirituale si ricostruiscono fratture doloranti. È un cammino psicologico verso la verginità riconquistata.

Secondo passaggio: aspetto razionale-volitivo. Tornare a volerla

Impegnare la volontà con preghiera e digiuno personalizzato, condividendo il cammino con altri nell’offerta dello sforzo, anche per chi non ce la fa. Occorre attenzione. Attenzione-vigilanza. Occorre sì preghiera e digiuno personalizzato, ma anche pudore e prudenza per se stessi e per non provocare altri. Non troppo cameratismo per essere moderni e simpatici: è fatica ma dobbiamo offrire questo sforzo per le devianze nella Chiesa. Bisogna amare le persone fuori strada, ognuno ha i suoi tempi di recupero. Ed è sempre il tempo giusto per ripartire. E se qualcuno prega, il bene arriva. Dilaga.

È la volontà il punto di partenza e di arrivo. Qui può nascere un’obiezione: “se uno non ce l’ha la volontà, come se la dà?” (don Abbondio). Prega e digiuna, e ti verrà data.

Ogni piccolo fioretto rafforza la volontà e libera dal velenoso affetto verso il peccato. Finché vi rimarrai affezionato, non potrai essere liberato. Ripartire sempre dalle macerie e guardare avanti. Tempeste, bufere, fragilità, vizi, errori cocenti, memorie dolorose: a Gesù nulla fa problema. Lui scende con il cuore sulla miseria. Dopo il temporale, il verde è più verde. E’ terso. Diventa radioso. Ma volere, fortemente volere (santa Caterina). È un bene troppo prezioso per non proteggerlo.

Terzo passaggio: tornare ad amarla la verginità

Ogni sforzo per conquistarla e per mantenerla fa bella la vita. Altro che vita “insipida” senza i vizietti! Ti regala una vita libera da schiavitù. E ti par poco essere libero? È la gioia la nostra vera storia! Dobbiamo restituire limpidezza al volto della Chiesa che è madre vergine. E se non è vergine non è neanche madre. Il volto della Chiesa, oggi sempre più sfigurato dall’impurità dei suoi ministri.

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