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Strumenti di tortura e Inquisizione: i falsi in cui avete sempre creduto

VERGINE NORIMBERGA TORTURA
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La troviamo menzionata per la prima volta ne L’Inventaire général de l’histoire des larrons (L’Inventario generale della Storia dei Ladri) di F. de Calvi, pubblicato nel 1629. È una citazione, tra l’altro, molto contestata, perché si tratta, in quel caso, di una pera orale utilizzata per non far gridare le vittime durante una rapina. La sua invenzione è attribuita a un ladro di nome Palioli, originario di Tolosa. In realtà, anche molti studiosi dei secoli successivi hanno dubitato che “la Pera fosse mai esistita fuori dalla testa di de Calvi”. Tra il Settecento e la fine dell’Ottocento la “pera orale” viene ricordata sporadicamente come strumento per tenere in silenzio le vittime utilizzato per qualche tempo nel XVII secolo da alcuni briganti europei (olandesi o francesi).

Gli esemplari più antichi di poire d’angoisse sono conservati in diversi musei europei a americani. Quella del Louvre, appartenente alla collezione del musicista Alexander-Charles Sauvageot, risale probabilmente al 1800-1830, ed è stata catalogata nel 1856. Quella del Museo di Boston è dello stesso periodo. Tutte le altre sono state realizzate su commissione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso.

Ed è proprio tra fine Ottocento e primi del Novecento che la Pera Vaginale inizia a trovare posto in quella rievocazione dei Cabinet of Curiosities che sono i “musei della tortura” e, da lì, in volumi divulgativi sull’Inquisizione e le torture medievali. Il sentimento anticlericale ha fatto, lentamente, il resto. Molti autori, probabilmente guidati da un interesse morboso, hanno iniziato a fantasticare sull’uso dello strumento per dilaniare vagine e orifizi anali di streghe e seguaci del demonio.

Un’assurdità che è diventata quasi sapere comune. Non a caso,anche in una delle ultime pubblicazioni relative all’argomento (Bishop, C. 2014, The ‘pear of anguish’: Truth, torture and dark medievalism, International Journal of Cultural Studies, vol. 17, no. 6, pp. 591-602) leggiamo che la pera fu immaginata come “inseribile” anche in orifizi diversi dalla bocca solo nell’Ottocento, e con il fine di sadico godimento sessuale.

Eppure basta una ricerca su google per vederla etichettata come “strumento di tortura medievale usata dall’Inquisizione sulle streghe” (difficile trovare più errori storici in una sola frase!).

LA VERGINE DI NORIMBERGA

La Vergine di Norimberga ha suscitato le più sfrenate fantasie della cultura di massa, ancora di più della Pear of Anguish, ed è presente in qualsiasi museo della tortura in Italia e all’Estero. Spacciata come strumento medievale, è stata in realtà creata solo nel XIX secolo, realizzata su commissione di gentiluomini europei con il gusto per il “finto medioevo gotico”, fatto di inquisitori con il cappuccio, streghe formose e un enorme quantitativo di violenza e atrocità gratuite. Il castello di Otranto, di Horace Walpole, pubblicato nel 1764, è stato forse il romanzo che più di ogni altro ha dato una spinta a questo gusto, protrattosi fino all’epoca vittoriana.

Tornando alla Vergine, il franchise “Museo della Tortura” la descrive così

La storia della tortura ricorda molti congegni che operavano col principio del sarcofago antropomorfo a due ante e con aculei all’interno che penetravano, con la chiusura delle ante, nel corpo della vittima. L’esempio più famoso è la cosiddetta “Vergine di Ferro” [die eiserne Jungfrau] del castello di Norimberga, distrutta dai bombardamenti del 1944.

In realtà, anche quella andata distrutta nel 1944 era una contraffazione ottocentesca, probabilmente del 1830-40. Ma andiamo con ordine.

La prima citazione della Vergine di Norimberga è datata 1793, ad opera dell’erudito tedesco Johann Philipp Siebenkees (1759-1796), che la menziona come utilizzata a Norimberga nel Cinquecento, ma, sebbene abbia ricercato a lungo nei suoi scritti, non ho trovato traccia del passoCirca mezzo secolo dopo, nel 1840ca, la Vergine è esposta per la prima volta a Norimberga. L’involucro antropomorfo, interamente in metallo, è alto 210cm e largo 90, abbastanza grande, quindi, da contenere un uomo adulto. Gli spuntoni metallici creano il giusto “morso allo stomaco” dei visitatori, che li immaginano penetrare le membra di un essere umano.

Già molti visitatori ottocenteschi ne sottolineano la falsità e il magro interesse storico della Vergine. In Notes and Queries (Oxford University Press, 1893. Pag. 354), J. Ichenhauser definisce la Iron Maiden come “… di nessun interesse per storici e antiquari”. Questo 52 anni prima del bombardamento alleato che ci ha privati di questo pezzo di poco valore.

Ma allora quale fu la vera origine della Vergine di Ferro? Uno dei più importanti archivisti tedeschi, Klaus Graf, in un lungo articolo del 2001, Mordgeschichten und Hexenerinnerungen – das boshafte Gedächtnis auf dem Dorf, definisce la Vergine di Norimberga come “una finzione del XIX secolo, perché solo nella prima metà del XIX secolo gli schandmantel, a volti chiamati “vergini”, vennero dotati di aculei interni; in seguito, questi oggetti furono adattati a morbose fantasie mitiche e letterarie.”

La menzione dello Schandmantel (o Schandtonne) traducibile come “Mantello/Barile della Vergogna”, ci aiuta a fare chiarezza. Questo era infatti una sorta di barile che le autorità civili facevano indossare, in alcuni casi, a prostitute e altri soggetti, con lo scopo di impartire loro una pubblica umiliazione. Morbose fantasie, come dice bene il Graf, e fantasie molto più semplici relative all’orrore e al sacrilego (non di per sé negative, altrimenti non avremmo avuto autori come Lovecraft, Poe, ecc.), hanno preso lo shandmantel come base di partenza per creare qualcos’altro.

Non solo non è arrivata fino a noi una Vergine di Ferro costruita prima della fine del XIX secolo, ma anche in tutte le cronache cittadine, i manuali inquisitori, le procedure dei processi gestiti dal potere secolare, non si trova neanche un accenno al dispositivo. Anche nel diario del più famoso boia del Cinque-Seicento, Franz Schmidt (vedi “A Hangman’s Diary: The Journal of Master Franz Schmidt, Public Executioner” e “I Padroni dell’Acciaio“) non si trova nulla, sebbene egli abbia descritto in modo puntuale ogni punizione ed esecuzione portata a termine (senza mai tralasciare i particolari più raccapiccianti) nei suoi 40 anni di carriera (1578-1617).

LA FORCELLA DELL’ERETICO

Strumento di tortura meno conosciuto – più che altro a causa delle dimensioni ridotte (rispetto alla Vergine di Norimberga) e della mancanza di fini sessuali (Pear of Anguish) – ma altrettanto falso è rappresentato dalla Forcella dell’Eretico.

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