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La suora che a Caserta combatte a colpi di Vangelo la tratta di giovani donne africane

SUOR RITA GIARETTA
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Vite fatte a pezzi dalla schiavitù della prostituzione ricucite dall’amore di Suor Rita

Suor Rita Giaretta dal 1995 spende la sua vita per le donne vittime della tratta che si trovano costrette a prostituirsi per strada. Sole. Spaventate. Senza speranza. “Povere belle donne, innamorate d’amore e della vita”… cantava Baglioni in una sua famosa canzone, ma suor Rita ci tiene a sottolineare che non è un bene chiamarle “poverine”.

Queste ragazze non sono “poverine”. La logica delle “poverine” non funziona e va rifiutata. L’assistenza psicologica e materiale pura e semplice crea dipendenza e fissa per sempre una condizione di minorità. Queste ragazze vanno sorrette, accudite e amate. E vanno aiutate a costruirsi una identità e a trovare un lavoro. Solo così troveranno un posto nel Mondo. Loro sono un grande specchio di noi. Il Nord e il Sud della Terra. La paura e il coraggio del nostro Paese. Ma, anche, gli uomini e le donne dell’Occidente». (Ilsole24ore.com)

Chi vive e porta il Vangelo non ha paura

Orsolina del Sacro Cuore di Maria di Vicenza lasciò ventitré anni fa il nord per raggiungere Caserta. La sua missione? Contrastare, insieme a tre consorelle, la tratta delle ragazze africane finite sul marciapiede. Operare in una terra ricolma di bellezza ma anche di criminalità non è facile, ma la religiosa lo fa con naturalezza, come se non potesse occuparsi d’altro, come se niente fosse più necessario. Paura? Non ha tempo di pensarci, racconta.

Non ho tempo di pensarci. Non mi passa neanche per la testa. Troppo forte la spinta nel dare vita. Non la vivo. Ogni tanto sento rabbia indignazione e frustrazione. Paura mai. Chi vive e porta il Vangelo non può averne (Vita.it)

8 marzo 1997, quei vasetti di primule donati alle prostitute

C’è una data speciale che segna l’inizio di tutto, è l’8 marzo 1997, giorno in cui suor Rita insieme a suor Anna e alle amiche Angela e Maria Grazia decidono di riempire l’auto con 40 vasetti di primule con un biglietto in italiano, inglese e francese che recita: «Cara amica, con questo gesto vogliamo farti capire che qualcuno pensa a te con amore».

Casa Rut

40 vasetti di fiori profumati che hanno portato frutto, visto che da allora sono passate per Casa Rut – un centro di accoglienza che offre aiuto alle giovani donne migranti, sole o con figli, in situazioni di difficoltà e sfruttamento – 500 donne e lì sono nati 80 bambini. Un fatto che ci ricorda quanto il Signore ami vincere con piccoli gesti!

«Era la giornata della donna. Sui bordi delle strade, copertoni e frigoriferi. E, poi, loro. Immondizia e immondizia. Ci avvicinammo. Alcune scappavano. Ma poi tornavano. Alcune avevano paura. Altre erano felici. Venivano dall’Africa, soprattutto dalla Nigeria, e dall’Europa dell’Est, in particolare dall’Albania» (ilsole24ore).

Così il gruppetto comincia ogni settimana a far visita alle prostitute portando un po’ di calore, non solo viveri, e poi l’essenziale: Bibbia e rosario.

«Un giorno una di loro, si chiamava Faith, salta sulla macchina e inizia a urlare: “Help me! Help me!”. Noi acceleriamo e la portiamo a casa. Oggi Faith vive in Inghilterra, ha una famiglia e due figli grandi». (Ibidem)

Storie di dolore, sofferenza ma al contempo di liberazione e rinascita!

Vite da rammendare

New Hope, è la cooperativa sociale in cui queste donne lavorano per ricostruire la loro vita, impegnarsi e ricominciare. Fanno le sarte, tagliano e cuciono i tessuti africani trasformandoli in borse e zaini, teli per il mare e cappelli. Dice suor Rita: «Prendere i pezzi, armonizzarne i colori e cucirli è un lavoro ma è anche una metafora delle loro vite che vanno ricomposte e rammendate» (Ibidem)

Imparare ad operare bene il Bene

Con gli anni e l’esperienza fatta il loro metodo di lavoro è cambiato soprattutto per il bene delle donne da soccorrere.

«Andare in strada era troppo pericoloso. Non solo per noi, ma anche per le ragazze. Quasi subito abbiamo preferito lavorare con la polizia, i carabinieri e gli ospedali. Più il passaparola. Bisogna operare bene il bene. Con metodo ed efficacia» (Ibidem).

Per aiutare concretamente bisogna avere le idee chiare anche rispetto alle proprie possibilità e ai propri limiti:

«Prima cosa: noi ospitiamo non più di dieci donne per volta. Di più non faremmo bene. Se non abbiamo posto, orientiamo chi ha bisogno in altre strutture. Seconda cosa: noi non siamo il pronto intervento. Non ci occupiamo, per esempio, di alcolismo e di tossicodipendenze. Bisogna sapere dire dei no, per riuscire a dire bene i sì». (ilsole24ore)

Un carisma, quello di suor Rita, che ha scavalcato anche l’oceano per approdare negli Stati Uniti

Blessing Okoedion è una ragazza che è passata per Casa Rut e ha deciso di narrare la sua vicenda personale in un libro autobiografico: “Il coraggio della libertà” pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto a due mani con la giornalista Anna Pozzi. Blessing è stata invitata a Washington al Dipartimento di Stato in occasione della presentazione del Trafficking in Persons Report, il rapporto annuale sul traffico degli esseri umani. Blessing e altre otto persone hanno ricevuto dal Segretario di Stato Mike Pompeo il titolo di “Heroes”, assegnato dall’amministrazione americana a coloro che si sono distinti nel contrasto alla tratta degli esseri umani.

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In quell’occasione Blessing ha scritto un messaggino carico di amore filiale e gratitudine a suor Rita come racconta l’articolo de Il Sole 24 Ore:

«Ciao mamma, io sto bene, oggi è un grande giorno specialmente per Casa Rut e per tutto il lavoro che fa per restituire la dignità a tante donne emarginate. Grazie di tutto».

Di queste giovani donne sono purtroppo piene le nostre strade, ma anche se le guardiamo mentre siamo alla guida restano per noi lontane e “invisibili”. La Chiesa grazie a suor Rita e alle sue consorelle non si è voltata dall’altra parte e ha riconosciuto in esse il volto di Gesù Cristo sofferente restituendo loro la dignità di esseri umani liberi e figlie di Dio.

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