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Le sofferenze di suor Lucia per amore di Gesù e Maria

Joao Paulo Trindade / LUSA / AFP
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Nel luglio 1917, la piccola Lucia fu estremamente provata. Neanche sua madre credeva alle apparizioni di Fatima

Nel 1917, all’epoca delle apparizioni di Nostra Signora del Rosario a Fatima (Portogallo), i tre pastorelli – Lucia, Francisco e Giacinta -, passarono per varie sofferenze e privazioni, che sopportarono eroicamente per amore di Nostro Signore Gesù Cristo e della Santissima Vergine Maria.

Nel mese di luglio, la piccola Lucia fu estremamente provata. Neanche sua madre credeva alle apparizioni, e per influenza di un sacerdote diceva a sua figlia che queste potevano essere opera del demonio.

Dopo questa breve introduzione, vediamo la descrizione degli eventi con le parole della stessa suor Lucia:

“Quanto mi abbia fatto soffrire questa osservazione, solo nostro Signore lo può sapere, perché Lui solo può penetrare nel nostro intimo.

Cominciai allora a dubitare se queste manifestazioni venissero dal demonio, che cercava in questo modo di perdermi. E siccome avevo sentito dire che il demonio porta sempre guerra e disordine, cominciai a pensare che, di fatto, da quando io vedevo queste cose, non c’erano più state né allegria né tranquillità in casa nostra. Che angoscia provavo. Manifestai il mio dubbio ai miei cugini. Giacinta rispose:

– Ma no, non è il demonio! Il demonio dicono che è molto brutto, che sta sotto terra, all’inferno; quella Signora è così bella e noi l’abbiamo vista salire al cielo!

Nostro Signore si servì di questo per far svanire un po’ il mio dubbio. Ma nel corso del mese perdetti l’entusiasmo per la pratica del sacrificio e della mortificazione. Non sapevo se avrei finito per dire che avevo mentito e così farla finita con tutto. Giacinta e Francesco mi dissero:

– Non far così! Non capisci che adesso sì che dici una bugia e dire le bugie è peccato!

Mi trovavo in questo stato, quando ebbi un sogno che aumentò le tenebre del mio spirito: vidi il demonio che mi aveva ingannata, ridacchiava e faceva sforzi per trascinarmi all’inferno. Al vedermi tra le sue sgrinfie, cominciai a gridare così forte, invocando la Madonna, che svegliai mia madre, la quale mi chiamò, preoccupata, e mi domandò cosa avevo. Non mi ricordo che cosa le risposi. Ricordo però che quella notte non potei più dormire, perché ero paralizzata dalla paura.

Questo sogno lasciò nel mio spirito una vera nube di paura e di afflizione. Mio unico sollievo era starmene tutta sola, in un canto solitario e lì piangere a volontà. Cominciò a infastidirmi perfino la compagnia dei miei cugini e perciò cominciai a nascondermi anche da loro. Poveri bambini. A volte andavano in giro a cercarmi, chiamandomi per nome, e io ero li vicino, senza rispondergli, nascosta a volte in un cantuccio, verso cui non si sognavano nemmeno di guardare.

Si avvicinava intanto il tredici luglio e io non sapevo se ci sarei andata. Pensavo: «Se è il demonio, perché dovrei vederlo? Se mi dicono perché non ci vado, dico che ho paura che sia il demonio che ci appare e che perciò non ci vado. Giacinta e Francesco facciano come gli pare. Io non ci torno più a Cova de Iria. La mia decisione era presa e io ero decisa a metterla in pratica.

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