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Medjugorie, la mafia e Napoli: quello che monsignor Hoser dice veramente

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 09/07/18

Sono quasi sessanta secondi: decisamente troppi per dire solo quanto hanno riportato circa le mafie. Ecco la traduzione letterale dell’intero passaggio:

E vediamo come si stanno mobilitando le forze maligne per disturbare tutto. Mi dovrò confrontare con quelle forze a Medjugorje. Lì dove è luogo di massicce conversioni, enormi folle che si confessano, dove i confessori non sono mai a sufficienza. In quel luogo ci sono anche azioni demoniache che stanno cercando di fare tutto per rovinare quel luogo.

Li già stanno penetrando le mafie, non solo per i flusso di pellegrini ma anche per le loro vittime, che devono pagare per poter stare là, mafia per esempio napoletana, ho già sentito che c’è là, e anche un’altra. E quindi come è successo a Czestochowa [al santuario della Madonna Nera, N.d.R.] quando c’era il comunismo, affianco la principale entrata del santuario di Jasna Gora c’era clinica per aborti. Un reparto ginecologico che sopratutto faceva interruzioni di gravidanza. Questa è la realtà è non dobbiamo essere ingenui davanti a questa realtà.

Peccato che non sia risultato tutto “notiziabile”, perché in realtà il passaggio era pieno zeppo di chicche, a voler fare della buona informazione:

  • anzitutto Medjugorie è un luogo dove si fa quotidianamente una grande esperienza di Grazia;
  • le azioni demoniache si incanalano in dinamiche estremamente secolari (mentre magari gli ingenui pensano di dover cercare il demonio solo nelle sue manifestazioni preternaturali);
  • parlare di “mafia napoletana” non equivale in alcun modo a dire che i pellegrini napoletani sono camorristi e neppure che Napoli è tout court una città mafiosa;
  • monsignor Hoser divulga scientemente un’informazione (anzi due, perché accenna a “un’altra” mafia…), e sono parole che evidentemente il Visitatore Apostolico ha deciso di dire, con fini che tra poco proverò a illustrare;
  • c’è così poco pregiudizio anti-partenopeo, in queste parole, che l’accostamento che al Vescovo sale alle labbra è con le analoghe dinamiche sorte attorno al santuario della Madonna Nera, in Polonia;
  • in conclusione Hoser afferma che si tratta di dinamiche comuni, perfino banali (come sempre è il male), e che sorprendersene sarebbe attestazione di ingenuità (una parola gentile, tutto sommato).

Ora che abbiamo ristabilito l’originale significato delle dichiarazioni di Hoser, cerchiamo di lumeggiarne con una lettura politico-ecclesiastica il senso: perché in un’omelia il Vescovo ha deciso di parlare di queste cose? Per rispondere alla domanda bisogna anzitutto ricordare che i detrattori di Medjugorie – quegli stessi che hanno isolato e rilanciato le parole di Hoser sulla “mafia napoletana” – sono soliti affermare che il Papa sarebbe «contrario a Medjugorie». Se questo è vero, come si concilia con la nomina dello stesso Hoser, che di fatto sottrae il santuario alla giurisdizione dell’Ordinario del luogo per legarla direttamente alla Santa Sede? Per inquisire un nido di criminali si manda un Commissario, non un Visitatore Apostolico, e di sicuro non si permette il culto pubblico (perfino accompagnato da ministri cattolici).




Leggi anche:
L’arcivescovo Henryk Hoser ad Aleteia: “Non dovremmo preoccuparci per Medjugorje!”

Proviamo a dipanare una volta per tutte questo nodo:

  • Papa Francesco non è “contrario a Medjugorie”, ma è scettico sulla natura delle sue apparizioni;
  • in questo giudizio (anche espresso con l’immagine tagliente della “Madonna postina”) si rispecchia tanto quello di illustri mariologi della nostra epoca (penso a Réné Laurentin) quanto quello della Commissione istruita da Benedetto XVI e presieduta dal cardinal Camillo Ruini (l’esito delle cui indagini fu “non constat de supernaturalitate”);
  • il Santo Padre, tuttavia, è un pastore attento e sente “l’odore delle pecore”: le vede andare a Medjugorie, cambiare vita, accostarsi intensamente ai sacramenti e praticare un culto mariano sostanzioso e confinato nelle direttive della Chiesa – questo è il motivo per cui il Papa non può essere “contrario a Medjugorie”;
  • anzi, tale ossessiva e indiscriminata ostilità di molti al complesso “fenomeno Medjugorie” dice piuttosto della presenza di molto, molto bene in atto.

E dunque cosa significano le affermazioni di Hoser? Ma precisamente che con la sua nomina (peraltro molto singolare, come avevamo cercato di spiegare tempo fa) la Santa Sede ha tracciato una linea d’azione:

  • ciò spiega perché il vescovo di Mostar sia stato “sollevato” dalla cura pastorale del santuario: un Visitatore Apostolico può interessarsi in modo intensivo ed anzi esclusivo delle vicende locali, e senza il peso di conoscenze e condizionamenti “esterni” al solo santuario;
  • la Santa Sede sa bene che in un luogo di massiccio pellegrinaggio circola molto denaro, e per esperienza diretta e indiretta conosce alla perfezione le dinamiche malvagie che il denaro può attirare (tutto ciò che Gesù chiama “mammona”): la Chiesa non è contraria al lecito guadagno di ristoratori e albergatori, ma non può tollerare la speculazione, specie se fa leva sulla religiosità dei suoi fedeli;
  • per le ragioni sopra esposte, le autorità civili e militari nazionali e internazionali sono vivamente interessate al “fenomeno Medjugorie”, e hanno finora svolto il loro lavoro di indagine “in punta di piedi”, in attesa di capire come intendesse procedere la Santa Sede (che evidentemente ha in causa gli interessi maggiori): ora che la linea della Santa Sede è stata espressa (con la nomina di Hoser), le autorità competenti non si muoveranno più “in punta di piedi”;
  • il che vuol dire che tutti quanti operano in quel di Medjugorie – da quelli che organizzano sistematicamente pellegrinaggi a quelli che costruiscono alberghi e ristoranti (e/o li gestiscono), passando per quanti commerciano in souvenir fuori nei pressi del santuario e della cittadina – saranno tenuti sotto stretta (ancorché discreta) sorveglianza, e che molto facilmente potranno essere sottoposti a interrogatori, sull’attività propria e altrui (quanti magari pensavano che la nomina di Hoser fosse invece un “tana libera tutti” di certe attività di fronte al “Vescovo cattivo” impareranno assai presto ciò che ancora non hanno capito della politica ecclesiastica).

Immagino che uno fra i primi segnali della “normalizzazione ecclesiastica” del culto a Medjugorie sarà proprio il progressivo smorzamento dell’enfasi sulle apparizioni, che sarà invece accentuata sulla preghiera, sul digiuno, sulla confessione e sulla partecipazione all’Eucaristia.


PAROLIN,MEDJUGORJE

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mafiamedjugorje
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