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Don Gino Rigoldi: il mio seminario era tetro, più volte volevano cacciarmi

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Il popolare prete di frontiera, cappellano al carcere minorile di Milano, descrive una vocazione davvero inedita...

«Facevo molta fatica a stare in seminario. Mi infastidivano le cerimonie pompose, gli orpelli, le liturgie piene di lamenti. Una sera mi scoprirono a dormire in canottiera e mi rimproverarono che ero troppo scoperto. Dopo aver letto l’Humanae Vitae di Paolo VI dissi, in pubblico, che sarebbe stato meglio chiamarla Pillulorum regressio perché affrontava il tema del sesso con troppo moralismo».

Don Gino Rigoldi, lo storico cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, fondatore di Comunità Nuova, racconta a Famiglia Cristiana (24 giugno) la sua esperienza in seminario che lo condusse al sacerdozio nel 1967.

“La gente non sorrideva”

Erano gli anni che precedevano il sessantotto e il futuro Don Gino – oggi popolare prete di frontiera schierato con i più deboli – in più di un’occasione ha rischiato di essere cacciato via dal seminario.

Vi entrò per la prima volta a 18 anni, e di certo non ebbe una impressione positiva. «Mi è sembrato un posto tetro, la gente non sorrideva e ho pensato “qui non ci vengo manco morto”. Sono tornato altre tre volte e ne uscivo sempre con la stessa sensazione».

L’ultima chance

«Un giorno – osserva Rigoldi – il rettore del seminario mi chiamò e mi disse: “tu non sei adatto a fare il prete, sei troppo laico, poco spirituale, critichi pure il Papa”. Per darmi l’ultima chance mi mandò nel Collegio arcivescovile De Filippi di Varese».

A Varese Don Gino si occupava dei ragazzi. «Il rettore del Collegio vide che ci sapevo fare con i giovani e disse: “questo deve diventare subito prete e restare qui”. Ci rimasi per quattro anni, fino al 1971, poi mi mandarono come viceparroco a San Donato Milanese e ne combinai un bel po’».

Gesù e Marx

Lì ricorda un episodio. «Nell’oratorio c’erano alcuni militanti della Rete Antimperialista e di Autonomia Operaia. Ricordo che c’era una specie di capannone e io misi Gesù Cristo accanto alle foto di Freud, Gandhi, Martin Luther King e Marx. Il parroco si arrabbiò, soprattutto per Marx».

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