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Pilecki, l’eroe che entrò volontario ad Auschwitz e fuggì per raccontarlo al mondo

WITOLD PILECKI
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Le sofferenze del campo di concentramento furono per lui inferiori alle torture alle quali venne sottoposto nella Polonia staliniana

Col rafforzamento dei comunisti al potere era in grave pericolo. Rimase a Varsavia insieme alla sua famiglia, visto che la moglie rifiutò categoricamente di fuggire in Italia con i due figli separandosi da lui.

Nel 1946 il capitano venne arrestato dai servizi segreti comunisti in casa di alcuni amici e venne sottoposto a un’indagine brutale. Come confessò in una delle sue ultime conversazioni con la moglie, “Auschwitz era un gioco” rispetto alle torture a cui fu sottoposto nella prigione staliniana.

Durante il suo processo pubblico e fraudolento, Pilecki venne accusato di tradimento dello Stato e di tentativo di assassinio di rappresentanti delle autorità della Repubblica Popolare Polacca, accusa che respinse.

WITOLD PILECKI
Public Domain

La condanna a morte stabilita dal tribunale venne eseguita nella prigione di Varsavia, a Mokotów, il 25 maggio 1948, quando venne giustiziato con un colpo di pistola alla testa.

Le tracce di Pilecki si sono perse per quasi trent’anni, ma con la democratizzazione del Paese si è potuta recuperare gradualmente la memoria del capitano polacco.

Sono stati anche portati davanti alla giustizia i procuratori e i giudici che lo hanno condannato, tra i quali il procuratore militare e tenente colonnello Czeslaw Lapinski, morto due anni dopo l’apertura del processo, iniziato nel 2002 nel tentativo di promuovere la giustizia storica.

Paradossalmente, il persecutore del capitano è morto di cancro al Centro Oncologico di Varsavia, situato in via… Witold Pilecki. Anche se ci sono sempre più luoghi dedicati all’ufficiale polacco, l’équipe di storici, archeologi e ricercatori non è ancora riuscita a trovare i resti del “volontario di Auschwitz”.

ROTMISTRZ WITOLD PILECKI
EAST NEWS

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