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Vivere con Vittorio Messori, ma tutta per Cristo. Parla la moglie, Rosanna Brichetti

MESSORI BRICHETTI SPOSI

Messori, Brichetti

Paola Belletti - pubblicato il 07/06/18

Un libro autobiografico che la moglie di Messori scrive seguendo un'ispirazione interiore, tenendo inizialmente nascosto il progetto al marito, per timore che potesse scoraggiarla. Ma non sarebbe stato possibile, riconosce lui, perché stava obbedendo a qualcuno

Desideravo davvero incontrarla di persona dopo che l’avevo incontrata nel suo libro, l’ultimo di una produzione significativa alla quale arrivo tardi ma che intendo recuperare. Lei è Rosanna Brichetti, desenzanese di adozione, come il marito, e ha da poco dato alle stampe Una fede in due, la mia vita con Vittorio Messori, edito da Ares. Rosanna è una donna innamorata. C’è una cosa infatti che trapassa ad ogni riga le 220 pagine messe in fila ordinata a dispetto dell’intreccio di volti, svolte epocali, fatti che vi si raccontano. Una forza costante, quasi un nord verso il quale tutti gli eventi e le decisioni prese si orientano: ed è l’amore definitivo ed esclusivo per un uomo solo, Gesù Cristo.

Tutto pare la risposta di un’anima al persistente sguardo amoroso che la investe. Leggendo o divorando queste 220 pagine come ho fatto io che, sia messo agli atti, non mangio libri con questa foga da quando potevo permettermi I Fratelli Karamazov fino a notte fonda, non potrete che appassionarvi. Non tanto e solo a Rosanna e alla sua vita; al racconto della sua infanzia; della sua giovinezza sofferta, della conversione folgorante e definitiva (come quella del futuro marito anche se avvenuta con modalità diverse); non vi affezionerete solo alla giovane donna che attraversa incomprensioni, timidezze, ribellioni; insieme con i successi negli studi, nella professione, anche negli affetti, fino alla prima drammatica separazione da un fidanzato. Non vi appassionerete solo alla credente Rosanna che accetta finché può – ma non oltre! – una fede sociologica quasi svuotata, dove di Gesù si parla poco o nulla.

Non vi verrà voglia solo di addentrarvi sempre più nella ricchezza di questa vita vissuta al sole di Cristo, ma sentirete bruciante il desiderio di riscoprire di più la vostra, di vita. Di tornare indietro a sfogliare meno distrattamente i fogli dei vostri giorni e riconoscervi, finalmente, il tratto inconfondibile della Provvidenza. Rosanna racconta del periodo di svuotamento interiore durante il quale andava davanti al Santissimo nella cripta del santuario del suo paese dedicato alla Madonna delle Lacrime e stava zitta (il silenzio! Qui sta gran parte del segreto). E vi mostrerà senza vergogna la sua fragilità fisica (anche questa, leggerete, lei la vive in maniera salvifica senza mai ripiegare verso l’autocommiserazione): diventerà una porta dalla quale far passare, in trionfo, sempre Lui, il Signore. Siamo noi la religione dell’Incarnazione, del corpo, della risurrezione della carne. Siamo noi i veri cultori della giovinezza, della bellezza integrale, della lotta alla corruzione ma in senso radicale, che parte dallo Spirito mediata nei Sacramenti e si conficca nelle carni; e non ci accontentiamo dei ritocchi e delle protesi). Con la forza della sua scrittura al servizio di una particolarissima intelligenza della storia e da un osservatorio privilegiato, Rosanna tesse senza imbrogliarle mai tante storie, tanti volti. La sua famiglia, la comunità di Assisi dove si era sentita chiamata (sapete ad esempio che Pier Paolo Pasolini ha letto lì, alla Pro Civitate ChristianaIl vangelo secondo Matteo riversato nel film?), il primo incontro con quello che sarebbe diventato suo marito. E poi ancora, l’esplosione di grazia del Concilio Vaticano II e le sue indebite deformazioni. Un tempo di sbandamento dopo il quale ritrova l’antico compagno di studi e di comunità con il quale inizia un sodalizio intellettuale e affettivo che tuttavia per molti anni sarà irto di difficoltà. Rosanna non solo tesse, lei scende. Come una speleologa si avventura  in trascurate profondità interiori, in quei luoghi nascosti dove, invece, si decide e si trasforma la vita. Ma ora basta con quel che penso io. Cercherò di offrirvi senza troppo disordine quel che ho potuto raccogliere dalla sua viva voce.

Intanto il titolo, da dove nasce, cara Rosanna Brichetti Messori? E cosa intendi con esso? Le chiedo.

Rosanna Brichetti: Una fede in due è la versione che mi ha suggerito un amico. L’ho proposta insieme con la mia, che era Un uomo, una donna, una fede. L’editore ha scelto quella dell’amico. Una fede in due significa che è la stessa fede, condivisa e che quella sta alla base del nostro rapporto. Un rapporto che è riuscito ad andare avanti anche nei momenti di difficoltà proprio grazie ad essa.

E la fede, che è la medesima, la vivete anche nello stesso modo?

Rosanna Brichetti: La fede è la stessa ma abbiamo due spiritualità diverse. E questo da una parte è stata una difficoltà perché spesso nei rapporti la tendenza è di fare comunella su tutto, di cercare sintonia e accordo anche nelle espressioni di pensiero. In realtà noi siamo molto diversi e questo all’inizio mi ha molto spaventato. Col passare degli anni mi sono resa conto invece che era una ricchezza.

Perché una ricchezza?

Rosanna Brichetti: Per il fatto che obbligava entrambi ad un maggiore rispetto e una maggiore profondità: per stare davvero in relazione ognuno doveva sforzarsi di capire le prospettive e le ragioni dell’altro. Anche nella professione ci siamo aiutati e affiancati ma con sensibilità diverse: Vittorio, da apologeta quale è (ed è diventato in obbedienza ad una conversione irresistibile sebbene abbia tentato di opporvisi, ndr), concentrato nel lavoro di scoprire, mostrare e difendere le ragioni della fede, io più orientata a sperimentare nella pratica la fede stessa.

Una prospettiva diversa, uno sguardo differente che però conduce allo stesso spettacolo, giusto? Così si coglie anche dalla lettera finale che Vittorio ha scritto per questa tua fatica.

Rosanna Brichetti: Sì, è così. Ho letto tutti i libri di Vittorio prima che li desse alle stampe tranne Ipotesi su Gesù, del 1976 che però ha coinciso con il nostro ritrovarci, e li ho sempre apprezzati molto. Ha una luce di intelletto particolare, come se il Signore l’avesse attrezzato proprio per questa missione che gli ha affidato. I suoi libri mi sono sempre serviti. Allo stesso modo credo che anche il mio percorso interiore gli sia servito.

Questa dinamica si coglie nel libro: vi si vede battervi su fronti diversi ma per lo stesso Re e a difesa e propagazione dello stesso Regno, mai contro qualcuno. Devo confessarti che la lettera di Vittorio alla fine del libro sono andata a leggermela quasi subito. Non sono stata l’unica vero? Vorrei spoilerare ai lettori qualche dettaglio, posso?

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Vittorio Messori, per il quale non credo di essere l’unica a nutrire insieme a tanta gratitudine anche una certa soggezione, è un uomo che mostra con dolcezza commovente il proprio amore per la moglie, per te. Anche se lui dice che è il poco che è riuscito a rimediare (sic!). Venendo a te “quasi a mani nude” ricorda la scintilla che si accese (e qui non potete che sembrare Dante e Beatrice, quando la sua donna per la prima volta gli appare) la prima volta che ti incrociò ad Assisi: anche quel capitolo, signori miei, che bellezza. La sua Brikki. La chiama così, affettuosamente, con due k: è un particolare che, uscito dall’autore eccelso che ha offerto a milioni di anime il suo Ipotesi su Gesù e decine di altri libri, mi ha colpito e riempito di allegria. Di te, Rosanna, ricorda la figura alta e snella, il corpo attraente “ma castamente estraneo ad ogni trivialità”. Laconici fidanzati e mariti non del tutto estranei ad una certa trivialità, prendete nota (Una fede in due, p. 216).

Di quell’incontro, l’uomo che scelto per fare la prima intervista ad un pontefice, ha incisi in modo indelebile i primi istanti. Lui che dice di non ricordare solitamente quasi nulla, che non trattiene i dettagli privati – come quasi tutti gli uomini che conosco – si ricorda della tua prima apparizione e confessa di avere temuto a lungo di essere stato solo lui il trafitto.

Quella scintilla non si è mai più spenta: ha dato vita ad un fuoco che ci ha illuminati e guidati sin qui. Di quella tenacia non mi sono mai pentito, ho sempre pensato che il nostro incontro fosse un dono fattomi dalla Divina Provvidenza. Mai ho pensato, anche nei momenti più difficili, che un’altra donna potesse sostituirti. E tu, dal canto tuo, dici le stesse cose con un ben maggior numero di parole rispetto alle mie. Ma, te lo dicevo: per me, parlano le cose, parlano 20 anni di rincorsa sulle tue orme e altrettanti di matrimonio.

p. 216




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Vittorio dichiara di averti seguita, rincorsa. Sei tu che dai il passo? Eppure dici che ti sei volontariamente sacrificata, per la sua carriera (mi scappa inappropriata questa parola…)

Rosanna Brichetti: Non davanti alla carriera (interviene tempestiva e ferma, ndr), ma davanti alla sua missione. Questo io l’ho sempre capito. Perché questa è la gerarchia giusta dei valori. Un uomo chiamato ad una missione così… cosa mi ci metto io di mezzo? Non si può proprio fare diversamente, altrimenti ti si guasta la gioia interiore, perdi la pace. La gioia nasce da un rapporto vissuto con Dio in pienezza. “Chi ama il marito o la moglie più di Me non è degno di Me”. Non che queste cose le abbia capite in un giorno, intendiamoci. Anche io mi lamentavo e facevo i miei pianti ma piano piano ho capito che dovevo stare in questa strada. Io non sono mai stata davvero infelice neanche nei momenti più duri della nostra complicata storia. Ero uscita felice da quella cripta del santuario del mio paese dove avevo ritrovata la fede. E da allora non ho mai perso davvero la pace e la felicità; certo ho avuto dolori e incertezze, però quel Gesù che avevo incontrato e il Suo amore non lo ho mai più lasciato perché niente avrebbe potuto sostituirlo. Quando sono andata a Torino per vivere accanto a Vittorio, amavo l’uomo e la sua fede, non il successo che avrebbe potuto avere. Vittorio che ha lavorato tanto. Ha avuto anche i suoi nemici, ha ricevuto persino ripetute minacce di morte. Io però davvero posso testimoniare come Gesù l’abbia preso e come anche lui abbia sempre perseguito il tentativo di far conoscere la verità. Fregandosene di soldi, potere e gloria; quest’ultima è arrivata ma senza che mai la ricercasse. E anzi, l’ha vissuta sempre con un certo fastidio. Io fin dall’inizio quando ho visto l’enorme successo di Ipotesi su Gesù, il libro che sembrava tutti stessero aspettando, mi sono spaventata e ho iniziato a pregare che non ci travolgesse. (È uscito nel 1976 e ha venduto 1,5 milioni di copie solo in italiano; ha avuto più di 30 traduzioni. Giovanni Paolo II, quando era ancora arcivescovo a Cracovia, non riuscendo a stamparlo come libro per via della censura, lo fece uscire a puntate sul settimanale diocesano, ndr). La cosa che gli importa sopra ogni altra è Gesù Cristo. Se io avessi interferito cercando di allontanarlo credo che alla fine mi avrebbe odiata. E anche lui non ha mai fatto violenza sulla mia coscienza, per la castità nella quale siamo vissuti per quasi vent’anni, ad esempio. E alla fine, credo che la buona volontà con cui abbiamo vissuto questo aspetto della nostra vita insieme si sia tradotta in luce che ha illuminato il nostro cammino.

Vittorio MESSORI
FC/CPP/CIRIC
Vittorio MESSORI, slnd.

Sì, perché voi ad un certo punto avete iniziato a vivere come fratello e sorella, in un’attesa incerta dell’esito del processo per riconoscere la nullità del precedente vincolo matrimoniale contratto da Vittorio. Nella castità, lo dici anche nel libro, è la donna soprattutto che fa.

Rosanna Brichetti: Sì penso che sia proprio così. Nella via ardua della castità credo che l’atteggiamento della donna abbia una grande importanza.  Andando avanti nel cammino, ho scoperto sempre di più la mia femminilità e in questo l’incontro con Maria mi ha aiutata molto. Noi donne dobbiamo scoprire sempre più il femminile, la nostra identità, dobbiamo lavorarci sopra. Io ero acerba. Ho poco a poco messo a fuoco le potenzialità della femminilità. Maria è il prototipo del rapporto con il divino. Ciascuna di noi può essere Eva o Maria. Se siamo Eva usiamo il potenziale per sedurre, per allontanare dal divino, se siamo a imitazione di Maria accogliamo il mondo e ci facciamo tramite col divino. Come Maria è stata ed è. Noi abbiamo una sorta di marcia in più. Dobbiamo avere coscienza di questo potere e non abusarne.

Ecco che mi sembri ancora di più una Beatrice. Eppure ti chiedo: sei mai stata gelosa, con un uomo così noto, apprezzato?

Rosanna Brichetti: Non sono gelosa, ho sempre pensato che l’amore nasce e cresce nella libertà. Se non senti così come fai ad andare avanti vent’anni tra mille difficoltà? Io dovevo cercare di essere il più possibile autonoma, non dipendere psicologicamente da Vittorio. Sicuramente, in un rapporto il cui esito finale era incerto non per volontà nostra, io ho rischiato, mi rendo conto ora. Soprattutto quando le strade del processo canonico sembravano chiuse. Ma capivo che dovevo lasciarlo libero. E, nonostante tutto, castità compresa, la nostra è stata un’esperienza positiva. Ci ha obbligati ad affinare il rapporto ma prima ancora noi stessi. Ci ha aiutati a scoprire aspetti che ignoravamo. Certo mi ha resa sensibile alle storie dolorose e complicate come la nostra, oggi sempre più diffuse. Non voglio fare una bandiera della nostra vicenda. Noi eravamo già abbastanza maturi, quando ci siamo messi insieme, avevamo già alle spalle un fallimento e una presa di coscienza. Ma non è semplice. Trovo giusto, come si fa ora, prendere in carico queste persone ferite e proporre loro fare un cammino. Occorre procedere  in contemporanea con la maturazione della fede: allora puoi capire sempre meglio le ragioni e la bellezza della castità. Se no rischia di essere un’imposizione che viene dall’esterno e viene subita come oppressione mentre è una via per essere ancora più felici.




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L’ideale, la virtù per quanto ardua va sempre proposta…

Rosanna Brichetti: Certo! Bisogna avere il coraggio di proporla e incoraggiare a ricominciare se si cade. Lo Spirito Santo ci accompagna. La castità va di pari passo con una ricerca più profonda su te e su Dio; nel rapporto con Cristo tutto acquista un altro significato. È la beatitudine dei puri di cuore che vedranno Dio. Non è solo astensione è un atteggiamento di tutta la persona. Dal di fuori i cattolici rischiano di sembrare persone che non apprezzano la vita e i suoi piaceri, che si impegnano in rinunce inutili quando non dannose. Il problema è che per capire bisogna essere entrati nella dinamica della fede. Nella sessualità ben vissuta lo stimolo vero parte dal cuore, è tutto un insieme: è un’espressione generale della persona. E allora, più sei profondo e maturo più il sesso diventa bello e maturo.

Per quanto riguarda la maternità e la paternità, avete di fatto dovuto sacrificare la possibilità di avere figli a causa della durata del processo di riconoscimento di nullità del precedente matrimonio di Vittorio:

Rosanna Brichetti: Mi sento ugualmente realizzata come donna, anche come madre in un certo senso. L’importante è imparare ad amare sul serio. Sai, anche noi cristiani siamo spesso contagiati da una visione romantica dell’amore mentre l’amore vero inizia quando non cerchi nell’altro solo la soddisfazione del tuo bisogno ma lo guardi per quello che è e lo accetti davvero. Questo è l’inizio della libertà e della  gioia vera. (E qua cita Costanza Miriano, la donna giusta al momento giusto,  che dice queste cose in maniera mirabile, ndr). Se l’altro si sente accettato cambia e ti dà il meglio di sé, altrimenti si allontana, si irrigidisce, si arrocca dentro i suoi limiti e difetti. Quando ho capito la dinamica dell’amore è cambiato tutto anche per me. Ho scoperto che essere donne è molto bello. Hai quasi in mano il mondo, hai quasi in mano il mondo…




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Mi accingo a lasciare la casa della famiglia Messori, quasi galvanizzata per avere incontrato in una donna di ottant’anni tanta bellezza. Anche esteriore, sì. E uno sguardo così fiero e dolce, accogliente e largo; sono rincuorata di sapere che tante ispirazioni lasciate a languire hanno invece la possibilità di diventare tratti stabili della personalità; di vedere come la preghiera costruisce e rinnova la persona, pensando a Rosanna così “riuscita”. Sono felice perché mi pare di avere una madre e una sorella in più.

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