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Cari nonni, fate i biscotti coi vostri nipoti e lieviterà il loro stupore

NONNI, NIPOTI, CUCINA
Shutterstock
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Il gusto, l’olfatto e il tatto non passano attraverso lo smartphone, perciò cucinare è un’esperienza educativa essenziale per non perdere il contatto con la ruvidità profumata del reale

Cucinando si può aiutare il bambino a conoscere il mondo, si possono trasmettere esperienze e si può aprire lo sguardo allo stupore. È il messaggio molto originale che l’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini ha suggerito ai nonni, che sono stati convocati in Duomo domenica 12 novembre 2017. Io non ho partecipato perché sono stata invitata a trascorrere la domenica con il mio nipotino Leonardo: Eccellenza, non se ne abbia a male, ma come neo-nonna non ho resistito e sono corsa da lui. In ogni caso, ho visto che tantissimi nonni hanno accolto con entusiasmo la Sua chiamata, nelle foto si vede il Duomo gremito di fedeli, e quindi plaudo alla felice iniziativa.

Leggo alcuni resoconti dell’evento: la Santa Messa è stata preceduta da un dialogo informale con dei nonni, che con le loro domande a mons. Delpini hanno toccato alcuni aspetti del loro ruolo. La prima a prendere la parola è Maria Grazia, nonna di Leo (no, non è la nonna del “nostro” Leo, è un curioso caso di omonimia): pensando allo sguardo di meraviglia dei più piccoli, chiede: «Come possiamo tenere aperto tale stupore e permettere che cresca la dimensione interiore dello spirito dei bambini in un mondo che non facilita tutto questo?». Anche alla luce delle difficoltà intergenerazionali causate dalla sempre maggiore invadenza della tecnologia nelle vite di tutti noi e dei più giovani in particolare.
Risponde monsignor Delpini: «Credo che lo scambio di esperienze possa aiutare a non disperdere quell’‘oh’ di meraviglia che, seppure scomparirà inevitabilmente, si può mantenere vivo come una dimensione alta, come spiritualità dello stupore». Di fronte ad un mondo appiattito, come quello dello schermo della TV o dei computer, «al contrario sappiamo che esiste una ruvidità della vita e delle cose e voi potete trasmetterla, insegnando magari a cucinare, per il gusto di mettere le mani laddove nasce il cibo, ad esempio. Lo stupore infantile si perde, ma persiste una riserva che voi custodite come trasmissione di esperienze di vita».

© Un Flo de Bonnes Choses
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