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Alder Hey blindato: come e perché stanno isolando la famiglia di Alfie Evans

PROTEST W SPRAWIE ALFIEGO EVANSA

Kamil Szumotalski/ALETEIA

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 26/04/18

Dopo l’imponente operazione di polizia di ieri pomeriggio, immediatamente successiva alla sentenza che ha respinto l’ultimo appello degli Evans, il padre Thomas non ha rilasciato alcuna dichiarazione alla stampa (che pure era accorsa copiosa). Frattanto procede un piano di isolamento poliziesco del nucleo famigliare, che ha compreso anche l’allontanamento del padre spirituale da loro scelto.

dal nostro inviato a Liverpool

Una sentenza che ci ha fatto rimpiangere quella del giorno prima.

Sì, perché quella aveva dell’ordalia, questa della tortura a morte: l’altro ieri avevano detto che Alfie sarebbe tornato a casa sua «se fosse sopravvissuto ancora 3-5 giorni senza ventilatore (e senza alimentazione)». Il che suonava irrisorio, a metà tra le antiche ordalie e il gatto che gioca col topo. Ieri i gatti erano tre, tutti amici del gattone che il giorno prima ha insultato e deriso Tom e Kate, due bellissimi giovani genitori, rei di aver generato un figlio malato e di ostinarsi a non volerlo sopprimere. Erano tre e all’indigeribile dose della sentenza di ieri hanno aggiunto l’irritazione del puntiglio: il meno ignoto dei tre giudici, al pubblico italiano, era Mrs. Justice King, la signora che qualche mese fa fu decisiva nel segnare il destino di morte di Charlie Gard. Il procedimento è stato segnato da due forti impressioni: quella di una casta blindata che si protegge e quella di una giurisprudenza che si intende scrivere, ad ogni costo e possibilmente forzando le tappe. Su queste due impressioni si avvertiva poi il velo dell’irritazione dei “gatti”, ormai meno divertiti che stanchi dell’ostinazione dell’indomito topolino (e dei suoi fantastici genitori).


Alfie Evans protesto pais

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La domanda che tutti mi fanno da stanotte è, naturalmente, “come sta Alfie?”. La risposta è semplice: non so, non si sa. Tutti abbiamo visto la bellissima e struggente fotografia scattata stanotte dalla madre Kate, ma oltre a quel sorriso confortante e rassicurante (sembra un accenno di risus paschalis, e gli occhi si bagnano…) tutto resta arcano. Lo alimentano? Lo idratano? Penso di sì, ma spero di poter essere più assertivo nel corso della mattinata. So che ieri sera i genitori sono riusciti a riposare qualche ora, dopo la giornata surreale (ricordo che Kate è – già visibilmente – incinta, a disdoro delle Corti).

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Una notizia grave, che speravo di non dover dare e che invece ora non posso tacere, riguarda padre Gabriele, che ieri sera è stato definitivamente allontanato dall’Alder Hey Children Hospital. Il braccio di ferro tra il sacerdote e l’ospedale era in corso da molto tempo, e ancora ieri mattina (mentre allontanavano me dal piano di Alfie e cominciavano a perquisire i famigliari che entravano nella stanza) hanno provato a espellerlo dalla struttura: in tarda mattinata al Legionario di Cristo è stata procurata un’importante copertura diplomatica, e sembrava che il diritto dei genitori di Alfie all’assistenza spirituale fosse stato tutelato. Nel pomeriggio qualcosa è cambiato, e in serata padre Gabriele è stato richiamato a Londra dal suo parroco – naturalmente, benché con vivo dolore, il sacerdote ha obbedito.


ALFIE EVANS

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Non gli è stato permesso neppure di salutare Tom, Kate e Alfie, i quali erano chiusi nella stanza: da ieri sera difatti neanche agli altri membri della famiglia (neppure se perquisiti) è stato consentito l’accesso alla stanza.

Quando il sacerdote ha richiesto di poter entrare si è sentito rispondere dall’impiegato dell’AH: «Sì, è vero, normalmente dovrebbe poter entrare, ma oggi mi hanno dato disposizione di non farla passare. Mi dispiace». Così la famiglia, trincerata nella stanza, ha saputo per via telefonica che perdeva il proprio assistente spirituale.

Non voglio (ancora) esporre nel dettaglio tutte le informazioni che ho in merito a quest’operazione, ma una cosa posso dirla, dal momento che non ha mancato di darne informazione l’attore principale: ieri mattina l’arcivescovo di Liverpool, monsignor McMahon, è volato a Roma per partecipare all’udienza papale, nonché per un giro a Santa Marta (e in Curia, immagino). Il frutto di questa visita è stato il rinvigorirsi della narrazione eutanasica della vicenda Evans a Roma, nonché il corrispettivo indebolimento delle protezioni di padre Gabriele. Quasi a mo’ di “firma”, l’arcivescovo di Liverpool ha fatto uscire ieri un pezzo suThe Tablet: ivi si leggono queste testuali parole del prelato:

Sono grato per le cure mediche e spirituali che Alfie sta ricevendo. So che stanno facendo tutto quanto è umanamente possibile. E la nostra preghiera in questo difficile momento è che il Signore dia a ciascuno la forza spirituale per affrontare il futuro immediato.

Non c’è neanche modo di soffermarsi sulla caricatura macchiettistica dell’impegno dell’Italia a sostegno di Alfie («So che la compassione è un tratto tipico del popolo italiano…»): il futuro immediato a cui ci si deve preparare è chiaramente la morte di Alfie. Per questo, appunto, stanno facendo «tutto quanto è umanamente possibile».

Si vede.

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