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Alfie, il giudice, l’insulto e la “grazia”

Alfie Evans protesto pais
Reprodução
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Si tiene in questo momento la sentenza che pare destinata a dire la parola fine (forse) sulla surreale vicenda del piccolo disabile inglese (e italiano) reo soprattutto di essere molto amato dai suoi genitori. Il giudice ha dato mostra di una tempra da manuale lombrosiano, e pare che reciti una parte con l'Ospedale per continuare a far soffrire questa giovane famiglia pur lavandosene – finalmente – le mani.

dal nostro inviato a Liverpool

È difficile dire una parola misurata e saggia su quello che pare essere stato il verdetto (l’ennesimo) del giudice Hayden, pronunciato in un’interminabile udienza tenuta a porte chiuse mentre il folto popolo di Alfie si struggeva e lo stesso piccolo guerriero si logorava qui in ospedale senza le carezze dei genitori.

A parte che si dovrebbe aprire una considerazione sull’ordinamento giuridico che permetta a un medesimo giudice di pronunciarsi così tante volte su medesimo caso (così contestato!): che le sentenze vengano emesse a porte chiuse, a questo punto, è  perfino marginale, a confronto dell’autoreferenzialità autocratica di questo sistema. È da stato di polizia, non da stato di diritto. Farebbero bene a riflettervi, i sudditi di Sua Maestà, come pure i molti che alla leggera sognano di trovare l’America qui (l’America, fra l’altro, fu fatta proprio da quelli che fuggivano da qui – ci sarà un motivo).

In realtà non si sa ancora molto, sulla sentenza: sono corse alcune indiscrezioni, e qualcuno ha anche approfittato del silenzio per fare il pieno di clic su attività collaterale. Pazienza, sembra che la dittatura dello share ci faccia ripagare la relativa gratuità dell’informazione con questo stillicidio di piccoli inganni.

C’è di peggio. Ad esempio è peggio il trattamento riservato a Thomas Evans e a Kate James da questo figuro sinistro, triste e maligno come un uomo incallito in molti vizi. Poiché non disponiamo del testo della sentenza, dicevamo, ricostruiamo alcune parole della stessa dai tweet di Josh Halliday, corrispondente del Guardian per il North-England. Era a Manchester e ha prodotto un live tweeting da cui apprendiamo:

C’era un bizzarro livello di sicurezza all’udienza per Alfie Evans. Stampa e pubblico perquisiti alle porte dell’aula, come già all’ingresso dell’edificio. Cinque guardie di sicurezza alla porta. Sei ufficiali di polizia nei pressi. Telefoni requisiti a chiunque non fosse in possesso di un press pass.

Poi

L’avvocato dei genitori Evans ha chiesto al giudice di rimuovere l’ordinanza che impedisce che il bimbo sia prelevato dall’Alder Hey: «È semplicemente una dimostrazione di umanità e di buonsenso».

In tutta risposta

Mr. Justice Hayden ha ripetutamente schernito Paul Diamond, l’avvocato dei genitori di Alfie, per il linguaggio enfatico che il giudice definisce “ridicolo nonsenso emotivo”.

Non pago di ciò,

Il giudice è intervenuto dopo che Diamond ha detto che la corrente situazione legale è «contraria alle norme civili». Il giudice dice di «non volere che la corte sia utilizzata come vetrina per banalità e chiacchiericcio, ma per una presentazione corretta» a nome della famiglia di Alfie.

A quel punto

L’avvocato dell’Alder Hey ha detto che i dottori avrebbero detto ai genitori di Alfie, ieri pomeriggio, che sarebbe potuto sopravvivere minuti, ore o anche giorni dopo la rimozione del supporto di ventilazione.

Chissà se glie l’hanno detto davvero… Di sicuro se Thomas Evans non avesse alzato la voce per impedire la somministrazione del Fentalyn il piccolo Alfie sarebbe stato ucciso per overdose di narcotici. «L’eutanasia – avvisò il prudente ventunenne – è illegale in questo Paese».

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