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Carlotta Nobile tra i testimoni del Sinodo dei Giovani: la sua, una croce che continua a fiorire (VIDEO)

CARLOTTA NOBILE
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E' una promessa mantenuta, la sua vita e non ingiustamente stroncata. Voleva fare tutto e ci è riuscita, accettando la nuova via che Cristo le ha offerto attraverso la malattia

Il suo nome è tra i testimoni proposti ai giovani per questo imminente Sinodo a loro dedicato. Quanta ricchezza, in queste vite e quanta speranza.

La sua storia dura quanto quella di S. Teresa di Lisieux: 24 anni. E come la sua ha a che fare con i fiori, la musica, la poesia, le dure battaglie, l’amore e il volere tutto. Nasce a Roma il 20 dicembre 1988 e muore a Benevento, il 16 luglio 2013, che è il giorno della memoria liturgica della Vergine del Carmelo: questo conferma il mio spero innocente”sospetto”.

Lo conferma ancor più la lettura della sua prima biografia autorizzata: nell’introduzione di Filomena Rizzo, Paolo Scarafoni, In un attimo l’infinito. Carlotta Nobile,  è ben espresso e circostanziato proprio questo accostamento tra le due giovani, entrambe così ardenti:

Il 16 luglio 2013, festa della Madonna del Carmelo, Carlotta Nobile nasceva alla vita del Cielo. Era una giovane di 24 anni, come Teresa di Lisieux, che aveva scritto nell’ultima malattia: “Non muoio, ma entro nella Vita”, affermando anche la sua grande certezza: “Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla Terra!” A un secolo di distanza, la santa carmelitana e la giovane violinista ci offrono la stessa eroica testimonianza di fede, speranza e amore. Nelle più grandi sofferenze, sono testimoni splendide dell’Amore di Gesù rivelato e dato nella sua Passione e Risurrezione. E’ la sofferenza trasfigurata dall’Amore e illuminata dalla più profonda gioia, perché la morte della Croce è seguita dal trionfo della vita nella Risurrezione, ed è così che Gesù ci ha aperto la porta del Cielo. ( pag. 9)

Sì, è così: Carlotta ha avuto tutto dalla vita e con la sofferenza e la morte ancora più vita. Quando parla della sua malattia ha la stessa autorevole competenza di quando si esprime sulla musica, la poesia, l’arte. Di una che sa davvero quello che dice. Ha un modo di vivere la croce, la sofferenza, dopo la rabbia, quasi nuovo. Non trattiene il fiato, non va in apnea ma respira a pieni polmoni questa paradossale, inattesa pienezza di vita, preludio alla gioia senza tramonto:

“Dunque ne parlo. Ne parlo con chiunque mi chieda di farlo, con chiunque sappia ascoltarmi, anche solo per qualche istante. Perché voglio che queste cicatrici diventino la mia forza, i trofei della mia vittoria perché fin dal primo istante ho capito che tutto in me sarebbe stato diverso per me dopo quella diagnosi. Che ogni cosa avrebbe acquisito una forma diversa, mai più incastrabile in quella che da sempre avevo stabilito per me stessa

Ne parlo perché l’unico modo per convivere con questo peso è portarlo sulle spalle come fosse un premio, un trofeo, un vanto. Da mostrare a testa alta senza paura di esserne schiacciata o svilita o indebolita. Perché confido che anche questo dolore possa convertirsi in energia, in forza, in passione e determinazione e diventare infine il mio più grande orgoglio, il mio più grande successo. Ne parlo perché è la mia vita e in questa veste mi sembra ancora più meravigliosa”

Come racconta anche il fratello Matteo, il cancro non è un nemico ma un maestro. E lei, come nel suo stile, si dimostra un’allieva modello. Del 16 aprile è la puntata di Bel Tempo si spera dedicata ancora alla sua storia.

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