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Post voto: valanga a 5 Stelle, crollo PD. Salvini batte Berlusconi. E adesso?

ITALY ELECTIONS
Piero CRUCIATTI / Carlo HERMANN I AFP
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Difficile dire chi formerà il prossimo governo, certamente il peso dei grillini condizionerà la legislatura che si apre, cosa sappiamo e cosa no su: spesa pubblica, diritti lgbt e antivaccinisti

Ci si sveglia al mattino del 5 marzo con più o meno la certezza che i dati delle prime proiezioni di mezzanotte e mezza fossero sostanzialmente già esaustivi nella loro sentenza: il PD ha perso (sotto il 20%), il Movimento 5 Stelle (sopra il 31%) ha vinto e l’affluenza non è stata bassa (74% circa). L’altra cosa importante è che il 23 marzo le nuove camere si riuniranno per la prima seduta, quindi è in questo lasso di tempo tutti gli scenari in campo saranno abbastanza fluidi. Queste sono le uniche informazioni certe che possiamo darvi noi (e non solo noi).

Questa mattina ascoltando le radio locali o i grandi network si ipotizzavano diversi scenari, ma la verità è che con qualsiasi legge elettorale (tranne quelle a doppio turno) il risultato sarebbe più o meno lo stesso: nessuno ha una maggioranza autonoma per governare da domani, e toccherà al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alle consultazioni dei partiti trovare una qualche forma di accordo. Non sarà un inciucio, sarà la politica, soprattutto se tutto verrà fatto alla luce del sole e con accordi chiari. Questa la situazione – con più dettaglio – per il Senato e la Camera:

Mentre si attendono le parole del Segretario del PD, Matteo Renzi, dallo stato maggiore del partito è arrivata l’ammissione della sconfitta:

Quello che è certo è che gli italiani, hanno dato – con il loro voto – delle risposte abbastanza precise ad una serie di domande e temi scottanti della politica del Bel Paese. Vediamone alcune:

  • Spesa pubblica: i programmi di 5 Stelle e Centrodestra sono tutti basati su aumenti di spesa e di deficit, gli italiani sono stanchi del rigore che è apparso come un regalo ai pochi e non come una garanzia per tutti. Il Sud (che ha votato in media per il 47% i 5 Stelle) non ha creduto alla retorica del Governo circa la ripresa, i mali di quella terra (sottosviluppo industriale e infrastrutturale) sono rimasti gli stessi e indicatori come le risorse economiche e umane per le università del meridione (sotto attacco sin dal Governo di Monti) non fanno che dimostrare che non c’è stata una vera volontà di emancipare il Sud che ha protestato nel modo più legittimo: votando il cambiamento.
  • Immigrazione: al netto dei numeri reali, che dicono che non esiste una invasione, la percezione di una competizione per le poche risorse pubbliche tra gli esclusi italiani e gli esclusi extracomunitari ha fatto prevalere una logica di diffidenza, ma anche una comprensibile ansia per il futuro dei territori, della loro identità: anche il tema demografico, la scarsa natalità degli italiani, è stato usato per indicare nell’ingresso degli stranieri un problema e non una soluzione. Si facciano più figli, non più ingressi.
  • Lavoro: se è vero che un po’ di ripresa c’è stata i dati sull’occupazione continuano a dire che sono in troppi senza lavoro e soprattutto sono in troppi i giovani senza prospettive. Questo dato al Sud diventa endemico, ma anche nel resto d’Italia, i nuovi posti sono spesso precarizzati e dopo la fine degli incentivi del Jobs Act, sono ricominciati a crescere i contratti a termine che – nelle promesse di Renzi – dovevano diventare l’eccezione. Non è stato così.
  • Europa: in un certo senso la sintesi degli argomenti precedenti è il rapporto tra le forze politiche italiane e la tecnocrazia di Bruxelles che impone da un lato tagli e regole di bilancio incomprensibili e dall’altro dimostra l’impossibilità per la UE di governare i flussi migratori e di distribuire questa emergenza tra tutti i paesi membri. Così come con la crisi del debito greco, la UE assomiglia più ad una matrigna che non ad una madre che ha figli (Germania e paesi del nord Europa) e figliastri (i famosi Piigs). I partiti più vicini all’Europa (come Forza Italia, PD e +Europa che nell’idea di molti dovevano formare il prossimo Governo) sono stati severamente puniti nelle urne.

In un certo senso questo tweet di Salvini è esplicativo di quanto dicevamo:

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