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Una grande lezione su ciò che accade quando neghiamo il dolore nella nostra vita

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di Daniel Prieto

L’uomo, homo narrans, è un essere mimetico, che oltre alla sua identità personale effettiva abita il mondo intessendo un’identità narrativa attraverso una serie di esperienze che in modo inevitabile deve assumere, interpretare e poi narrare (a se stesso o agli altri), inserendole inoltre in una meta-narrazione (culturale, storica, sociale, religiosa…). Quando queste esperienze sono condivise si mettono alla prova, perché soffrono la tensione di confrontarsi di fronte alle interpretazioni altrui, che non sempre confermano la nostra “visione dei fatti”, ma possono ferire, falsificare, limitare, purificare o distruggere ecc. la nostra interpretazione, esterna o interna, costringendoci a dilatare o a restringere i nostri spazi (mondi) interiori ed esteriori (a causa di esperienze affettive di amore o di odio, di gelosia o di rivalità, di desideri o repressioni piene di colpa…).

In questo processo, i genitori quando i figli sono piccoli hanno il ruolo fondamentale di educarli a fare buon uso della loro libertà (ex/ducere, ovvero condurli verso, nella fattispecie un porto sicuro), perché imparino a tessere le loro esperienze in una narrativa che non falsifichi la realtà, ma che sia a poco a poco capace di interiorizzare e accettare i limiti (e la sofferenza che questi comportano), integrando ciò che è positivo e rifiutando e purificando ciò che è negativo, per imparare così ad amare gli altri. Solo così si può evitare che il loro mondo si assolutizzi, chiudendoli in se stessi. Questo processo dev’essere paziente e delicato, visto che quando la realtà degli altri ci ferisce o ci delude, abbattendo aspettative, fantasie o illusioni (in molti casi infantili, anche se buone), genera un movimento spontaneo di difesa e sfiducia che ci porta a costruire “muri di separazione” tra il mondo altrui e il nostro (come quando diciamo “Tizio vive nel suo mondo”, per indicare che quella persona vive concentrata sui propri affari e interessi). In questi casi, tuttavia, la soluzione non può essere l’iperprotezione che crea una barricata per proteggere il mondo della persona interessata, visto che il desiderio di sminuire il dolore può finire per trasformarsi in un tentativo di contenerlo del tutto fino a farlo scomparire (o negarlo), il che impedisce alla persona amata di realizzare i “riti di passaggio” necessari per crescere e maturare. La persona che non è stata corretta diventa presto o tardi di incapace di amare anche chi l’ha amata eccessivamente. La persona adulta a livello di età è invece infantile a livello affettivo.

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Tags:
dolore
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