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Il più commovente caso di liberazione: quando a cacciare il diavolo fu una comunità orante

FRA BENIGNO ESORCISTA
©Chiara Ippolito/Aleteia
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La testimonianza di fra Benigno, esorcista e formatore degli esorcisti di Sicilia

Il diavolo esiste: fra Benigno lo ha incontrato più volte, ha lottato contro lui e, nel nome di Cristo e con l’aiuto della Chiesa, ha vinto. E lo ha incontrato anche Maria, moglie e madre di tre figli, impiegata in un negozio, che per cinque anni dal demonio è stata tormentata nell’anima e piagata nel corpo. È proprio il frate rinnovato, esorcista lui stesso e formatore degli esorcisti di Sicilia per conto della Conferenza Episcopale Siciliana, a raccontare ad Aleteia di Maria. “È uno dei casi di liberazione tra tutti quelli che ho vissuto in diciotto anni di esorcismi che più mi ha toccato e che ho presentato quest’anno durante l’incontro di studio e confronto tra gli esorcisti siciliani” spiega.

“Seppur posseduta, Maria frequentava costantemente la nostra chiesetta, nella borgata palermitana di Sant’Isidoro. Era uno strazio sentire il diavolo parlare attraverso lei durante le celebrazioni: malediceva i presenti e il sacerdote che presiedeva la messa, interferiva durante l’omelia, urlava davanti a Gesù Eucaristia perché stesse lontano. Nei momenti più turbolenti – racconta il frate -, lei si spostava in una stanzetta di fianco, ma le imprecazioni raggiungevano quanti erano in preghiera. E il suo cuore era colmo di un odio profondo e immotivato verso il marito e verso i figli”. Alla sofferenza dello spirito, si aggiungeva lo strazio del corpo. “Il dolore che pativa anche fisicamente era incredibile, soprattutto durante gli esorcismi: sentiva delle fitte terribili, era come se ricevesse pugnalate in tutto il corpo, si contorceva, soffriva atrocemente. Spesso le si gonfiava l’addome a dismisura”.
Maria, consapevole di quanto avveniva contro la sua volontà attraverso il suo corpo, non smetteva di ritornare in chiesa e di chiedere aiuto a fra Benigno. Così fece anche durante la Settimana Santa, lo scorso anno. “Durante le funzioni del Giovedì Santo – dice l’esorcista -, il nostro padre guardiano chiese ai fedeli che erano a messa un digiuno generoso da fare l’indomani per una sola intenzione: la liberazione di Maria. Lei era lì, presente, e le sue reazioni erano le stesse di sempre. Non era la prima volta che il padre guardiano coinvolgeva fattivamente la comunità: spingendo alla preghiera, invitando a recitare il rosario, a sostare in adorazione eucaristica e a praticare la penitenza, aveva avuto un ruolo importante per la liberazione di una cinquantina di persone”.
Nessuno dei fedeli di Sant’Isidoro si tirò indietro.

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