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Il cristianesimo come elogio della sconfitta

SCACCHI
FelixMittermeier/Pixabay/CC
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Qualche riflessione per il discepolo: quando per fedeltà al maestro si trova a vivere la situazione di chi ha perso tutto (almeno così pare), il passato non c’è più, il presente lo punisce senza che il futuro abbia prospettive.

Ricordo, facendo di ogni erba un fascio: Paolo (cfr. nella 2° a Timoteo), Isacco di Ninive, (con l’esperienza del proprio limite da avvolgere nell’umiltà e misericordia), Gerson, e la sua mendicità spirituale, Giovanni della Croce e la crisi di Toledo, Teresa d’Avila (pedagogia dell’umiltà in Cammino di perfezione 38/39)S.Francesco di Sales, il fallimento del suo compito di evangelizzatore verso la città di Ginevra, J.- Pierre de Caussade, gesuita (+ 1751) nel suo L’abbandono alla divina Provvidenza. Soprattutto la ‘dottora’ la piccola Teresa, maestra di abbandono. (12)

Dunque in ogni figura spirituale oltre agli appelli generici alla santità, importa riscoprire come è entrato nelle sue notti e ha vissuto l’abbandono nelle mani del Padre, come Maria, in comunione con il Figlio, Amore Crocifisso.

Il fallimento: laboratorio di originale fecondità, in una stazione straordinaria di crescita.

Uno dei maestri del monachesimo suggeriva al discepolo come favorire la grazia che trasfigura.

Ciò che Evagrio il Pontico ha scoperto e tramandato sull’accidia si rivela come terapia insostituibile di sostegno nel fallimento. La ‘terapia’ suggerita da Evagrio il Pontico a proposito del nostro tempo è estremamente efficace: ne hanno scritto in molti (Bunge, Piovano, ecc.). Non l’evasione o l’iperattivismo, non la disperazione ma nella perseveranza della fede, l’invocazione, il lavoro, il saper rimanere nelle situazioni, anche patendo. E vigilare, nella pericolosità della situazione, attento ai cenni di Dio e ai suoi passaggi, che guariscono.

Ma altri maestri, più vicini a noi, che stiamo vivendo forme nuove di fallimento suggeriscono:

a. Passività, cioè lasciarlo agire: in queste situazioni spesso il Signore ci apre una porta stretta per introdurci in una nuova stagione della vita spirituale. Comunque solo Lui è capace di trasformare in chance la sconfitta. Vivere l’abbandono, come ci insegna la piccola Teresa. Il primato dell’azione di Dio va riconosciuto e custodito.

b. La meditazione della Passione (Cranach). L’immagine nostra di Dio ne esce sconvolta positivamente (la scoperta di Marinella). A suo modo anche il film di Mel Gibson è capace di farci intuire nella devastazione del corpo di Gesù, la sua continua ricerca di ciò che piace al Padre, soprattutto nei momenti di tentazione.

c. La lucidità: senza farsi illusioni. Scoprire i vari modelli che interagiscono in noi, passando dalla perfezione desiderata alla povertà offerta (vedi sopra la riflessione di Cencini).

d. La prospettiva: le realtà ultime! La chiamata alla beatitudine aiuta se è quotidiana. Non è tanto il dimorare in un oltre. Il futuro è già incominciato. (Commento di Tommaso d’Aquino, rito ambrosiano venerdì della 2°settimana di Avvento). Bisogna invece vivere la grazia dell’incarnazione in atto, secondo Tommaso d’Aquino. (13) L’oltre è già in questo mondo ove il Cristo, asceso al cielo si è fermato. (Suggestiva l’interpretazione di P. Rupnik nella Cappella Redemptoris Mater)!

Conclusione

Se il Cristo è Colui che è venuto per dare la vita e la vita in abbondanza (Gv 10,10), occorre allora dimorare in questa comunione, pur nel vortice dell’angoscia. Lì possiamo sempre essere da Lui rigenerati e protetti, custoditi preventivamente e guariti dalle ferite della vita, anche le più disperate.

Lì impariamo i due verbi della fede, resistenza e resa.

A questo ci educava don Moioli, pochi mesi prima di morire:

“Non al dolore mi arrendo, ma a Dio, a questa vicinanza che sembra una lontananza…. Dentro di me sono un povero, abbandonato: è questa la resa al Mistero di Dio. E’ qui tutto il segreto di una fiducia, di una speranza, di una confidenza. Questa, che sembra una resa, è in realtà una forza straordinaria, perché la resa suscita una resistenza. In tal senso ho pazienza davanti a Dio. E so fare del dolore un dono come fa Gesù Cristo” (Don Moioli).


Note

1) Vedi due articoli molto documentati sul Dimorare in Gesù, antidoto all’accidia, in La rivista del clero italiano, nn. 9 e 10, 2004.

2) La pastorale vocazionale e le scuole pratiche di Direzione Spirituale hanno ottimi laboratori al riguardo. Vedi la rivista Vocazioni, in particolare, La direzione spirituale di fronte alla sofferenza, alla prova e alla crisi. N. 3, 2001.

3) Penso al tema più volte evocato del morire di comunità, gruppi, famiglie religiose. Un intervento significativo di Th. Radcliffe, Forti nella debolezza, in Testimoni, 30 nov., n. 20, 2003.

4) Da poco scomparso, è ricordato da Gian Luca Podestà nella commemorazione all’Università Cattolica in Cristianesimo come decisione, Rivista del Clero, novembre 2004, pagg. 784-796, in particolare alle pagg. 786 -789.

5) loc. cit ., pag. 787.

6) M. Veneziani, I vinti. I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale, Mondadori, 2004. C’è una commossa rilettura di due ‘perdenti di successo’, cioè P. Pio e il S. Padre.

7) Non era De Andrè che cantava in Viadel Campo: “Ama e ridi se amor risponde! piangi forte se non ti sente! dai diamanti non nasce niente! dal letame nascono i fior…”?

8) Penso alla rivista recentemente lanciata dall’editrice Ancora 3D.

9) J. Ratzinger, Il Dio vicino, San Paolo, 2003, pp. 108-111.

10) Ivi pag. 110.

11) Molto interessanti gli Atti del Raduno carmelitane Scalze, Macugnaga 2003., dal titolo … “anche se è notte”. In particolare l’analisi dei diversi ‘appetiti’, che entrano in gioco nelle diverse stagioni dell’esperienza di comunione con Dio. Su questo ha scritto anche il carmelitano olandese, Stinissen, La notte è la mia luce, Città nuova, 2004.

12) Fr. Ephraim Mardon-Robinson, L’amore folle di Dio , Ancora, 1988.

13) P. Nault, citato da R. Vignolo in Dimorare in Gesù, antidoto all’accidia, La Rivista del Clero Italiano, n. 9, sett. 2004 pag. 607.

 

Altri testi che con frutto si possono meditare sul tema: A. Grün, M. Robben, Come vincere nelle sconfitte, Queriniana, 2003. Inoltre D. Pezzini, La forza della fragilità, (provocazioni sulla speranza cristiana), Paoline 2004.

(*) Docente nel Seminario Maggiore della Diocesi di Milano.
Relazione tenuta agli Aspiranti dell’istituto Cristo Re il 12 febbraio 2006.

(da Vita religiosa in Lombardia, XX, n. 70, 2006, pp. 60-71)

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE DA “DIMENSIONE SPERANZA”

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