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Un anno dalla morte di Gaspard. «Quelli che l’hanno pregato hanno ricevuto copiose grazie»

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Un anno dopo la scomparsa di Gaspard, i genitori rilasciano una testimonianza toccante in un’opera intitolata “Gaspard, tra terra e cielo”. La coppia condivide con semplicità ed emozione come la malattia del loro bambino abbia radicalmente cambiato la loro vita.

Abbiamo ricevuto testimonianze di persone che hanno pregato Gaspard e che hanno ricevuto numerose grazie. Alcuni genitori hanno perfino dato ai loro figli nascenti il nome di Gaspard. Sono cose che ci hanno commossi. Ci sono anche alcune persone che hanno ritrovato la fede grazie alla nostra esperienza e degli adulti che hanno chiesto il battesimo. Un chirurgo, un giorno, ci ha chiamati per dirci che aveva cambiato il modo di guardare i suoi pazienti. Si è reso conto che prima di essere l’ennesimo numero, il paziente era innanzitutto un essere umano, e che bisognava preoccuparsi anche dell’essere che si nasconde dietro alla cartella clinica. Ricevere tutte queste testimonianze ci conforta molto, specie quando si ricevono – per quanto possano essere minime – calunnie infamanti come se speculassimo sul nostro bambino. Questo ci ferisce, evidentemente, ma quando nel mucchio delle reazioni riceviamo tutte queste testimonianze torniamo a respirare e a trovare motivazione. Ogni volta che ho dei dubbi sulla pertinenza della nostra testimonianza, quando mi domando “ma dobbiamo continuare questa cosa o no?”, riceviamo testimonianze talmente forti che ci vediamo un segno, il segno di andare avanti. Testimoniare significa sempre assumersi un rischio.

C. B.: Gaspard si è spento il 1o febbraio 2017. In che cosa la sua dipartita ha cambiato la vostra vita da un anno a questa parte?

B. C.: La nostra vita con Gaspard ha totalmente cambiato la nostra relazione col fatto della fede. L’ha purificata. Poi ha cambiato le nostre abitudini e il modo di affrontare la vita. Abbiamo voluto vivere questo lutto serenamente coi nostri bambini. Quando ci viene una botta di malinconia, ci rientriamo sulla nostra famiglia e non nascondiamo ai nostri figli la nostra sofferenza. Il giorno in cui abbiamo capito che Arthur, il nostro primogenito, non piangeva mai perché non ci vedeva piangere, abbiamo provato molta pena. È importante che sia naturale, con loro; che si possano esternare i momenti di felicità come quelli di tristezza. La pagina Facebook, il libro… sono belle testimonianze, entrambe sono un passo nel lutto, per noi… ma non sono il cuore della nostra vita. Non vogliamo disperderci troppo ma restare focalizzati sul punto centrale della nostra vita: la nostra relazione sponsale e i nostri bambini.

C. B.: State preparando un film che uscirà il 5 febbraio su KTO. Può parlarcene?

B. C.: Non è un progetto avviato da noi. Siamo stati contattati da Steven e Sabrina Gunnell; entrambi volevano produrre, parallelamente alla loro attività professionale, qualcosa che fosse pieno di senso. Avevano fatto un primo film su Damien Ricour, un attore cattolico morto di cancro. In seguito a questo progetto ci hanno chiesto se fossimo d’accordo col fare un film sulla vita di Gaspard e abbiamo accettato. In pratica si tratta di un docufilm in cui Steven e Sabrina raccolgono le testimonianze delle persone che hanno conosciuto Gaspard: la famiglia, il personale medico, gli amici, i sacerdoti. Il film va al di là del libro e della nostra personale testimonianza. Esso condivide lo sguardo di quelli che hanno conosciuto Gaspard lungo il corso della sua vita.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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