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Un missionario con la sindrome di Down è proprio quello di cui hanno bisogno questi ragazzi kenyoti

Famiglia Barker

Sylvain Dorient - pubblicato il 26/01/18

Casey Barker aiuta i ragazzi sordi del Kenya a parlare

Casey Barker è un missionario laico che lavora in una scuola per sordi del Kenya. Ha qualche tratto particolare? Sì, ha la sindrome di Down e un’attitudine eccellente per qualsiasi sfida.

A Kitui (Kenya), la St. Michael School for the Deaf accoglie sordi e ipoudenti. Nel 2016 la scuola ha accolto la famiglia Barker – i genitori e il loro figlio 27enne, Casey. Il loro arrivo è stato considerato una benedizione: c’era bisogno di un amministratore per l’ospedale diocesano e di un logopedista specializzato nella lingua dei segni. I genitori avevano il profilo necessario, e Casey era un “bonus” inaspettato – anche se ha la sindrome di Down, insegna il linguaggio dei segni a scuola.

Salto nell’ignoto

Quando la famiglia Barker è partita per la missione, Casey ha pensato di non avere il coraggio necessario per lasciare la sua vita in America. Ovviamente la decisione di diventare “missionari laici” è stata presa in famiglia, ma prima di partire per il Kenya Casey ha capito che stava facendo un salto nell’ignoto. L’arrivo è stato davvero uno shock, perché la città di Kitui, dove la famiglia si è trasferita, è situata in una regione povera e arida. Non ha piovuto per mesi, anche se era la fine della stagione delle piogge.

Casey ha sentito la mancanza della sua Georgia natale, ma i kenyoti hanno accolto a braccia aperte la sua famiglia. Lì tutto è diverso, anche il cibo. Il padre di Casey, Rik, lavora come amministratore assistente all’ospedale di campagna di Mythale, aiutando il team medico a migliorare la gestione e le finanze. La madre di Casey, Diane, insegna il linguaggio dei segni ai bambini della St. Michael School. Casey si è presto affezionato agli studenti ed è rimasto molto sorpreso dalla loro accoglienza.

“Ho davvero l’impressione che non abbiano neanche capito che ho anch’io un handicap”, ha detto ridendo. “Quando manco un giorno i bambini chiedono dove sia perché vogliono vedermi!”


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Casey, il fratello maggiore

I bambini della scuola con handicap più gravi sono sia sordi che ciechi. “Sono splendidi”, dice Casey, che cerca di trovare dei giochi che possano fare. Per molti di loro, la St. Michael School rappresenta un mondo ignoto, in cui si trovano lontani dalle proprie famiglie per la prima volta. Alcuni di loro a casa vivevano come reclusi.

“I bambini handicappati possono essere rifiutati o nascosti”, ha affermato Laure Droulers, che si occupa dell’assistenza dei volontari in Africa, perché in Kenya la loro malattia è percepita come una maledizione. Non sono abituati a vivere nella società o a stare con dozzine di bambini della loro età, e quindi appaiono molto timidi.

È la situazione opposta a quella di Casey, che colpisce gli altri per la sua socievolezza ed è considerato una persona a proprio agio e incredibilmente utile, sempre attento a che non manchi niente a nessuno.

Ora che Casey si è del tutto adattato alla sua nuova vita in Kenya, la St. Michael School non si limita a far fronte alle necessità dei bambini, ma con l’aiuto di Casey li aiuta a progredire e a lavorare per raggiungere l’indipendenza.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
kenyalaicimissionarisindrome di down
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