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La suora che lotta contro la dipendenza da smartphone dei bambini

Syda Productions | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 12/01/18

“Noi, dalla parte dei bambini”

«Apple ha sempre protetto i bambini», ha precisato ancora l’azienda di Cupertino, «e lavoriamo sodo per creare prodotti potenti che ispirino, intrattengano ed educhino i bambini e aiutino i genitori a proteggerli online. Siamo all’avanguardia nel settore grazie all’offerta di controlli parentali intuitivi integrati nel sistema operativo. Con i dispositivi iOS di oggi, i genitori hanno la possibilità di controllare e limitare l’accesso a contenuti tra cui app, film, siti web, canzoni e libri, così come i dati cellulari, le impostazioni della password e altre funzionalità. Di fatto, qualsiasi cosa un bambino possa scaricare o raggiungere online, può essere facilmente bloccata o limitata da un genitore».




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Come i genitori possono limitare i figli piccoli

I controlli parentali di Apple si chiamano “restrizioni’ si possono su Impostazioni >Generali>Restrizioni e per cambiare i parametri bisogna inserire una password. Cosa si può limitare ai più piccoli? Per esempio l’installazione e la cancellazione di App, gli acquisti in-app, l’uso libero di Safari, o dei contenuti specifici. Ci sono poi impostazioni come “non disturbare alla guida”, dati cellulare e provider TV. Ma non solo.

La condivisione “in famiglia” degli acquisti on line

Altre funzionalità disponibili sono: la condivisione “in famiglia” per condividere (e controllare) gli acquisti di iTunes, iBooks e App Store, un piano per la famiglia di Apple Music e un piano di archiviazione iCloud. Allo stesso modo una famiglia può condividere un album fotografico e un calendario, con il controllo di un adulto che sceglie il contenuto e i contenuti da condividere.

Con la funzione “Chiedi di acquistare” e con l’opzione di condivisione “In famiglia”, ogni volta che un bambino avvia un nuovo acquisto o un download gratuito, viene inviata una richiesta all’adulto della famiglia (La Repubblica, 9 gennaio).

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applebambinidipendenzesmartphonesuora
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