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Lo stilista Stefano Gabbana: “Sono stupito. Mi chiamano gay: ma come, ancora?”

STEFANO GABBANA

AP Photo - Luca Bruno)

Italian fashion designer Stefano Gabbana arrives on the red carpet to attend the presentation of a portraits book ' Milan Fashion , soccer players portraits' sponsorized by Dolce & Gabbana fashion brand , in downtown Milan, Italy, Thursday, May 19, 2011. (AP Photo/Luca Bruno)

Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 18/12/17

Con questo piglio apre le ostilità Stefano Gabbana. Non fa nessuna crociata, ma vuole dire le cose con come stanno e come sembra ormai vietato dirle.

Vuole colpire, sì parlano proprio di colpire lui e Michela Proietti del Corriere della Sera che gli serve la prima domanda, tutto l’ambaradan del politicamente corretto. Personalmente non vedo l’ora passi questo trend. Non se ne può più di dire e scrivere “politicamente corretto”. Nemmeno in inglese. Un’espressione infelice che appesantisce persino chi la usa per smontarla.

Fatto sta che lo stilista italiano tra i più amati al mondo, pure da quella parte che cavalca senza pudore la sella del politically bla bla…, intende far arrivare a chi vorrà sentirlo il suo secco rifiuto all’imposizione di una parola che non serve. E non esiste nemmeno, in senso stretto. Gay.

Bellissimo l’accento, sì anche quello milanese che sentirete nel video riportato, ma soprattutto quello che mette sulla vera parola chiave.

Essere. Sono. È.

E non ci si scappa. Un uomo è un uomo, una donna è una donna. Non vuole che un sacco di gente in giro per il mondo e il web si senta buona affibbiandogli un termine che lui (e chissà quanti altri) disconosce categoricamente. Né che ci sia bisogno di sentirsi buoni parlando di lui e dei suoi omologhi come di una categoria a sé. Le uniche due categorie innegabili e negate con arroganza da un po’ di tempo a questa parte, sono uomo e donna. Abbracciate tutte e due nella parola essere umano.




Leggi anche:
Gender: quella strana paura della differenza uomo-donna

Sono un uomo e non voglio essere chiamato gay. Lo dice, lo fa scrivere. Sui giornali e sulle t-shirt.

“Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali»

Perché dare una definizione ad un uomo? Che ce l’ha già, intende.

Un’altra cosa che non vuole Stefano Gabbana è essere difeso. Mandato che molte sigle tutte consonanti i sono auto assegnate. Si difende da solo, da sempre.

Sono un uomo. Lei è una donna e i diritti per i quali lottare sono degli esseri umani. Di quelli dovrebbe occuparsi la politica e non strumentalizzare istanze inesistenti.

Invece essere gay è una cosa che non esiste. Lo dice senza paura – ma lo sa di sicuro che avrà conseguenze in termini, speriamo solo, di cagnara mediatica. Anche questo denota coraggio.

Dire gay serve per identificare delle persone.

“ma io non voglio essere identificato per la mia scelta sessuale. L’omosessualità è sempre esistita, non è che è una novità. Io sono un uomo, punto.”

Interessante che consideri il termine gay fuori tempo massimo, superato, mentre viene spacciato come conquista di indiscutibile progresso. Stefano invece vuole discuterne, eccome, visto che è parte in causa. E lo fa ponendosi  ad un piano esterno rispetto a quella che potrebbe sembrare una messa in scena. La comunità gay, i diritti gay, le esigenze dei gay. No. Esce da questo perimetro soffocante e rifiuta il tag: un’etichetta? E perché mai? Non le sopporta e ha ragione. E chi davvero vuole essere etichettato? Nessuno che si stimi più degno di un prodotto da supermercato.

Nel testo scritto trae limpide conseguenze da questa contestazione: nemmeno il cinema, o la moda o i locali o la cultura devono essere “gay”! Il cinema è di tutti. La cultura è di tutti.

La giornalista gli fa, tra le altre, una domanda alla quale, possiamo essere certi, si sarà già risposto prima di rilasciare l’intervista; e forse anche prima di mettere in produzione una t-shirt con la scritta “I’m a man, i’m not a gay” che indosserà a breve, annuncia.

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Tags:
diritti umaniomosessualità
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