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Come sarà il Giudizio Finale? Devo aver paura?

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No, non sarà un tribunale. Se fosse così, chi lo sopporterebbe?

Gesù mi ha detto che alla fine dei miei giorni verrò giudicato in base all’amore, ma quando sento la parola “giudizio” mi ribello. Non mi piace essere giudicato.

Forse è per il fatto di aver studiato Giurisprudenza. Vedo la condanna come una possibilità reale alla fine del cammino. Faccio cose positive e negative, ma come potrò essere all’altezza di quello che ci si aspetta da me? Non sarò mai degno del cielo, della vita eterna.

Temo il giudizio per via delle mie azioni, delle mie omissioni. Temo il giudizio per via delle mie parole, dei miei silenzi. Delle mie infedeltà, delle mie mediocrità. Il mai e il sempre come decisioni finali mi fanno male, come la minaccia del castigo eterno.

Per gli ebrei, il giudizio aveva molto più a che vedere con la realizzazione dell’alleanza, con la sua pienezza, con il compimento della promessa. Gesù viene a dare pienezza all’alleanza siglata tra Dio e l’uomo.

So che alla fine dei miei giorni incontrerò lo sguardo di Dio sulla mia vita. Lo sguardo di un Padre che mi ama. Mi chiederà quanto ho amato: “Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore seprare le pecore dalle capre… Venite, benedetti dal Padre mio, rcievete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…”

Giorni fa, durante una conversazione, padre Ángel Strada, che ha conosciuto padre Kentenich, ha detto qualcosa che mi ha commosso. Diceva che l’ideale personale del Padre sarebbe simile a questo: “Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.

È il sacerdote modellato a immagine del Buon Pastore. Il pastore che conosce le pecore per nome. Che ama tutte. Che se le carica sulle spalle e parla loro dolcemente. Che sa chi è ciascuna di loro.

Gesù è la porta attraverso la quale possono entrare e uscire liberamente. È il pastore. È il campo. È tutto per loro. Gesù non ha detto di separare le pecore buone da quelle cattive. Tutte le pecore sono al suo fianco. Questo mi dà pace.

Dare la vita per ciò che è suo. Dare la vita per le sue pecore. Per tutte. Io gli appartengo. Egli esce ogni giorno a cercarmi, mi aspetta, mi mette sulle sue spalle. Conosce fino all’ultima fibra del mio cuore.

Nel giudizio finale, che non è un giudizio dei meriti, ma dell’amore, Egli prenderà il mio cuore piccolo, insignificante, e mi amerà con il suo cuore grande, invincibile, tenero, incondizionato.

Mi piace questo sguardo di Dio. Penso sempre che alla fine della mia vita ci sarà un abbraccio tra il Buon Pastore e ogni pecora. Non un esame, non un giudizio.

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