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Cosa unisce Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I?

© AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO
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La grande intesa tra i due leader spirituale nata nel 2013 si basa sul pensiero comune su sociale, ambiente, oppressi. Il capo della Chisa ortodossa definisce Bergoglio "radicale"

L’ultima volta che hanno operato insieme Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I è stato il 1 settembre. Quando il Vaticano ha diramato un messaggio sottoscritto da entrambi in occasione della Giornata Mondiale del Creato.

L’ARRIVO A ROMA

In realtà il feeling tra il primate della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli e il pontefice è di lungo corso. Bartolomeo I si è recato alla celebrazione di inizio pontificato di papa Francesco il 19 marzo del 2013 – la prima volta che un patriarca della chiesa di Costantinopoli si recava alla messa di inizio pontificato di un pontefice della chiesa latina.

Successivamente è arrivato a Roma il 29 giugno 2013 per festeggiare la solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni della chiesa di Roma.

COME PAOLO E ATENAGORA

Il 25 maggio 2014 si sono visti in Terra Santa per commemorare insieme lo storico abbraccio tra papa Paolo VI e Atenagora e l’8 giugno, sempre del 2014, per l’incontro in Vaticano di papa Francesco con i presidenti di Israele e Autorità palestinese per pregare insieme per la pace.

E ancora la storica visita del 29 novembre 2014 quando il primate della chiesa ortodossa ha accolto Bergoglio nella chiesa di San Giorgio ad Istanbul per la preghiera ecumenica alla vigilia della festa di Sant’Andrea apostolo, patrono del patriarcato (Aleteia, 29 novembre 2014).

DA ASSISI AL CAIRO

E poi gli incontri ad Assisi nel settembre 2016, durante la giornata del dialogo ecumenico indetta dai frati del Convento di San Francesco; e al Cairo, durante la visita ufficiale di Bergoglio nell’aprile 2017.

Come riporta La Stampa (20 ottobre) nel nuovo libro “Ho incontrato Francescoˮ delle vaticaniste Alessandra Buzzetti e Cristiana Caricato, il Patriarca ha spiegato i motivi di questa profonda intesa con Papa Francesco.

SOCIALE E PECCATO

«Mi è sempre stato chiaro – dice Bartolomeo – che condividiamo preoccupazioni e priorità con il nostro fratello, papa Francesco. Entrambi perseguiamo il cammino verso l’unità tra i discepoli di Cristo in risposta alla preghiera di Cristo stesso che i suoi discepoli “siano una cosa solaˮ (Gv 17,21); entrambi siamo preoccupati delle conseguenze dell’ingiustizia sociale, sempre più diffusa perché sempre più ignorato è il comandamento sociale del Vangelo; insieme insistiamo sulla gravità del peccato di inquinare e distruggere l’ambiente, dono sacro e prezioso di Dio all’umanità».

RAPPORTO “PERSONALE”

Bartolomeo evidenzia che il rapporto con Bergoglio va oltre i confini dell’incarico che ricoprono.  «Il nostro rapporto – osserva – non può non includere i confini canonici e teologici tra le nostre Chiese, segnati e modellati da un intero millennio di divisione. Tuttavia il mio rapporto con papa Francesco è caratterizzato anche da una dimensione personale, che ha un ruolo vitale nel cammino di riconciliazione tra le nostre Chiese».

«Ci siamo incontrati ufficialmente in diverse circostanze – ricorda il Patriarca – per esempio a Gerusalemme e a Istanbul, ma anche in modo meno ufficiale in molte altre occasioni (nella Residenza Santa Marta e ad Assisi). Abbiamo pubblicato diverse dichiarazioni congiunte su più temi, come la salvaguardia del creato, e abbiamo compiuto insieme anche gesti concreti di solidarietà verso i poveri e gli oppressi, come, per esempio, nei confronti dei profughi sull’isola greca di Lesbo o dei cristiani perseguitati in Medio Oriente».

UN PAPA “RADICALE”

Alla domanda se trovi calzante la definizione del pontificato di Francesco come «rivoluzionario», Bartolomeo evidenzia che «il mondo secolare ama parlare di “rivoluzioneˮ, ma noi preferiamo usare la parola “radicaleˮ, perché il suo significato etimologico rimanda al ritorno alle radici o all’essenza del Vangelo. Non c’è niente di più radicale di un Dio che crea il mondo per amore; non c’è niente di più radicale di un Dio che si è fatto carne; non c’è niente di più radicale di un Dio che si identifica con i più vulnerabili; non c’è niente di più radicale di un Dio che giudica l’essere umano dal suo dare acqua agli assetati e cibo agli affamati».

 

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