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Come è nata l’ideologia gender? Quali le sue origini?

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Il femminismo ne ha spalancato le porte. Una lesbica, Judith Butler ha poi teorizzato la de-costruzione dell'identità sessuale

Nel giorno in cui Papa Francesco lancia un messaggio chiaro contro ogni forme di ideologia sessuale deviata («la manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale rischia di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza tra uomo e donna», ha detto in un incontro alla Pontificia Accademia per la vita), è ancora più emblematico raccontare quali siano le strane origini dell’ideologia gender.

Gabriele Kuby le racconta in “La rivoluzione sessuale globale” (Sugarco edizioni).

«Mai prima d’ora nella storia – premette Kuby – le élites di potere si erano arrogate il diritto di modificare le categorie sessuali di uomo e donna utilizzando strategie politiche e misure legislative: per farlo mancava loro il know-how dell’ingegneria sociale.  Questo però accade oggi sotto ai nostri occhi e su scala mondiale: la strategia di cui stiamo parlando è il gender mainstreaming»,

La battaglia in corso «viene portata avanti con il pretesto della parificazione fra uomo e donna, cosa che in realtà si rivela essere una strategica tappa intermedia».

LO SLOGAN FEMMINISTA

Nel XIX secolo le donne iniziarono a ribellarsi, anche perché l’industrializzazione aveva cambiato i rapporti sociali e il ruolo della donna reggente della famiglia estesa era andato perduto.

La lotta per l’«autodeterminazione sessuale» della donna, con la legalizzazione della contraccezione e dell’aborto, inferse il colpo decisivo al fondamento cristiano della cultura occidentale. Simone de Beauvoir aprì la strada alla transizione verso il femminismo radicale con la sua celeberrima frase: «Donna non si nasce, lo si diventa», che mise in moto una dinamica piuttosto bizzarra: all’umiliazione e alla svalutazione dell’uomo operata dal femminismo, gli uomini reagirono con sentimenti di colpa e battendo passivamente in ritirata.

GUERRA A MATRIMONI E FAMIGLIA

Ciò tuttavia non fu sufficiente alle femministe radicali al comando, che volevano ottenere la parità dei sessi e che continuarono a combattere per una «equiparazione» ancora più stringente: esse, in verità, avevano dichiarato guerra al matrimonio, alla famiglia, ai bambini, alla donna come madre per giungere alla totale deregolamentazione della sessualità. Dichiararono guerra a tutto ciò che a loro, in quanto le- sbiche, era negato.

LA PAROLA “MAGICA”

Affinché questa visione potesse essere imposta sul piano sociale e politico era necessario dotarsi di un nuovo termine, perché la lingua non solo riflette la realtà, ma la crea. Gender fu la parola magica; il vecchio termine sesso doveva essere sostituito, perché fino a quel momento alla domanda: «Di che sesso sei?», potevano essere date solo due risposte: maschio o femmina.

DECOSTRUIRE LA BIPOLARITA’ SESSUALE

Senza alcun dubbio, ragiona Kuby, esistono variabili culturali e storiche nella forma sociale in cui si palesa la polarità sessuale di uomo e donna: di questo si occupano i sociologi e gli etnologi. Queste variabili però non eliminano la sessualità binaria, così come la variabilità del tempo non elimina la realtà del giorno e della notte. Il termine gender venne adottato proprio per «rendere insignificante», «destabilizzare» e «decostruire» la bipolarità sessuale attraverso la lotta politica.

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