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Psicologi diffidenti verso l’ideologia gender sotto attacco?

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A rischio la libertà di ricerca scientifica

C’è chi parla di caccia alle streghe, chi certamente dirà che è giusto così, che non si possono avere psicologi e terapeuti che non considerino “normale” l’omogenitorialità o più stabile per la crescita dei bambini una coppia naturale formata da padre e madre. Sta di fatto che l’ultima vittima del politicamente corretto rischia di essere Giancarlo Ricci, in questi giorni sotto accusa presso l’Ordine degli Psicologi della Lombardia a cui appartiene. L’accusa? Aver sostenuto «funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita ». Chi lo contesta? Un paziente ferito o indignato? No. Altri colleghi che collaborano con portali e associazioni del mondo LGBT. Ricci non è nuovo a questo tipo di incidenti, fu accusato nel 2009 e nel 2012 di favorire le cosiddette “terapie riparative”, cosa non vera e procedimenti rapidamente archiviati dall’Ordine stesso. Ma Ricci non è solo, e non tanto perché in molti si sono schierati con lui, ma perché in giro per l’Italia ci sono almeno una decina di casi analoghi, di professionisti con anni di pratica alle spalle improvvisamente messi sotto accusa da altri colleghi con dossier tutti molto simili tra di loro.

L’Ordine lombardo sembra tra i più “attenti” nei confronti degli psicologi e terapeuti che abbiano una opinione oggi ritenuta controversa.

A schierarsi al fianco di Ricci e in generale contro una fin troppo rapida (e dunque sommaria) giustizia degli ordini professionali, il professor Tonino Cantelmi, presidente deell’Associazione Italiana Psichiatri e Psicologi cattolici (AIPPC) che già nel 2016 – e di nuovo in questi giorni – spiega come:

Alcuni psicologi in maniera, a mio parere, subdola preparano degli esposti abbastanza “copia e incolla” nei confronti di altri psicologi che, in alcuni dibattiti pubblici per esempio, hanno sostenuto l’inopportunità di alcuni estremi della teoria gender o qualche perplessità sull’omogenitorialità… Questi esposti arrivano poi alle Commissioni deontologiche, le quali inevitabilmente aprono dei procedimenti. C’è da dire anche un’altra cosa ancora peggiore, dal mio punto di vista, e cioè che il Consiglio nazionale degli Ordini degli psicologi ha sposato un documento, secondo il quale la cosiddetta teoria gender non esiste… Peccato che proprio un mese fa l’”American College of Pediatricians”, (il Collegio degli Psichiatri Americani), ha pubblicato un documento critico proprio sulla teoria del gender (“Gender Ideology Harms Children”, trad: “L’Ideologia gender danneggia i bambini” – ndr) (Radio Vaticana, 5 aprile 2016)

con un clima di intimidazione e sospetto che non lascia ben sperare, Cantelmi spiegava che:

Sono tutti molto spaventati, in realtà. Non è un clima nel quale è possibile esprimere con libertà la propria opinione. Uno psicologo mi ha telefonato ed è stato vittima di uno di questi esposti: è una persona che io conosco personalmente, una persona eccellente, accurata, sensibile… E ovviamente confidiamo nella saggezza della Commissione deontologica. Però, sono giorni di preoccupazione, di ansia, in cui una persona rischia di essere sospesa, in alcuni esposti si chiede addirittura la radiazione… Ma se diamo spazio a questo tipo di esposti, questo psicologo poi si sottrarrà a futuri dibattiti e avrà quindi difficoltà a mettersi in gioco.

In questi giorni su Avvenire, il professor Cantelmi ribadisce:

Ribadisco un no secco a terapie riparative o affermative. Esiste la psicoterapia. Comunque l’Aippc e i suoi aderenti hanno preso le distanze dalle terapie riparative (e affermative) da molto tempo. L’omosessualità di per sé non è una patologia. Dobbiamo accogliere il frutto della ricerca scientifica con serietà. Al momento attuale l’omosessualità è considerata una variante della sessualità senza una connotazione patologica a priori.

E ancora

Reclamo la libertà di ricerca scientifica: per esempio vogliamo studiare con libertà e senza pregiudizi se è vero o no che il tema dell’utero in affitto sia indifferente per la salute mentale o se la frantumazione del concetto di genitorialità fondato sulla complementarietà maschile/femminile abbia o no conseguenze (Avvenire, 9 maggio 2017).

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