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L’ironia di G.K. Chesterton: è la Chiesa ad essere superata dai tempi?

© Public Domain

Gilbert K. Chesterton

Centro Culturale "Gli Scritti" - pubblicato il 08/09/17


Così facendo, si previene la possibilità che le persone perdano il loro tempo, o le loro vite, in sentieri che si sono dimostrati ripetutamente, nel passato, vani o disastrosi, ma che possono ancora, in futuro, intrappolare ripetutamente i viandanti. La Chiesa si prende la responsabilità di mettere in guardia il suo popolo su queste realtà, e sta proprio qui l’importanza del suo ruolo. Dogmaticamente essa difende l’umanità dai suoi peggiori nemici, quei mostri antichi, divoratori orribili che sono i vecchi errori.

L’universalità della Chiesa – la sua cattolicità, appunto, nel tempo, nello spazio e nell’eternità! – le conferisce quella ampiezza di prospettiva per la quale nessun elemento viene assolutizzato, ma viene visto a partire dall’insieme, che solo pone al giusto posto ogni particolare[5]:

Vi sono stati una gran quantità di movimenti, o, in altre parole, monomanie. Ma la Chiesa non è un movimento bensì un luogo d’incontro, il luogo dove tutte le verità del mondo si danno appuntamento.

Appendice: Piccola antologia di testi di G.K.Chesterton scaricati dal web come invito alla lettura delle sue opere

Da Manalive, il romanzo più autobiografico, in cui Innocenzo Smith fa il giro del mondo per scoprire… l’Inghilterra, entra di nascosto e ruba… in casa sua, sposa di continuo… sua moglie:
Intendo che Dio mi ordinò d’amare un determinato luogo e di servirlo, me lo fece onorare come potevo, anche con le mie eccentricità… Intendo che il Paradiso è in un certo luogo e non dappertutto; è qualche cosa di preciso e non già qualsiasi cosa. E in fin dei conti non sarei troppo stupito se ci fosse davvero un lampione verde, davanti alla mia casa, su in cielo.

Una frase di Chesterton che J.L.Borges amava ricordare:
Tutto passerà, resterà solo lo stupore e soprattutto lo stupore per le cose quotidiane.

Il sorriso dell’uomo come cifra del senso:
La più semplice verità sull’uomo è che egli è un essere veramente strano: strano quasi nel senso che è straniero a questa terra… solo, fra tutti gli animali, è scosso dalla benefica follia del riso; quasi avesse afferrato qualche segreto di una più vera forma dell’universo e lo volesse celare all’universo stesso.
Questo fu il mio primo problema, quello di indurre gli uomini a capire la meraviglia e lo splendore dell’essere vivi.

Scrive Gianteo Bordero nell’articolo on-line “G.K.Chesterton: l’avventura di un uomo vivo” sul rifiuto dell’irrazionalità che contraddistingue il cristianesimo:
Per Chesterton, non è il Cristianesimo – che è fedeltà al reale, al concreto esistente – ma il diavolo ad amare il mistero come tenebrosa e inquietante stranezza, come bizzarra e complicata fantasticheria:
“È superbo e scaltro. Gli piace essere superiore, e ama terrificare l’innocente con cose capite a metà, e far rabbrividire i bambini. Questa è la ragione per cui ha tanta passione per i misteri e le iniziazioni e le società segrete e tutte le cose del genere” (da I racconti di p.Brown, Paoline 1966, p. 409)…
È un’idea che egli porta avanti anche ne La parrucca rossa, quella del diavolo come colui che distoglie dalla realtà, facendo credere in un falso mistero, in un mistero inteso come tenebra oscura:
“Io conosco il Dio sconosciuto -disse il piccolo prete con una inconsapevole imponenza nella sua certezza, alzandosi simile ad una gigantesca torre di granito- Conosco il suo nome: è Satana. Il vero Dio si fece carne e dimorò fra noi. Ed io vi dico che ovunque voi troviate uomini dominati unicamente dal mistero, questo mistero non è che iniquità. (…) Se voi credete che qualche verità sia insopportabile, sopportatela” (da La saggezza di p.BrownLa parrucca rossa, Paoline, 1966, p.669).

Da Il pugnale alato, BUR, Rizzoli, 2003, p.292, dove padre Brown racconta come ha avuto la prima intuizione sull’identità del colpevole di un misfatto:
Forse, il suo solo errore è stato di scegliere una storia soprannaturale; aveva l’idea che, essendo prete, avrei creduto a qualsiasi cosa. Molte persone hanno di queste idee.

Da I racconti di p.Brown, Paoline 1966, pp.805-6, sull’importanza di riconoscere il proprio male:
Nessun l’uomo può essere veramente buono finché non conosce la sua malvagità, o quella che potrebbe avere; finché non abbia esattamente compreso quanto poco abbia diritto di esprimere tutti quei giudizi e questo disprezzo e di parlare di “criminali” come se fossero scimmie di una foresta lontana mille miglia; (…) finché egli non ha spremuto dalla sua anima l’ultima goccia dell’olio dei farisei…
Io non cerco di guardare l’uomo dall’esterno, cerco di penetrare nell’interno dell’assassino… Anzi, molto di più, non le pare? Io sono dentro un uomo. (…) aspetto di essere dentro un assassino (…) finché penso i suoi stessi pensieri, e lotto con le sue stesse passioni, (…) finché vedo il mondo con i suoi stessi biechi occhi (…). Finché anch’io divento veramente un assassino.

Da L’innocenza di p.Brown, Il martello di Dio, p.227, sull’importanza di riconoscere il proprio male:
Sono un uomo -rispose p.Brown, gravemente- e perciò ho il cuore pieno di diavoli.

Da The Catholic Church and Conversion, in G.K.Chesterton, Perché sono cattolico, Gribaudi, 1994, p.135:
La Chiesa Cattolica è la sola capace di salvare l’uomo dallo stato di schiavitù in cui si troverebbe se fosse soltanto il figlio del suo tempo.

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chiesa cattolicagilbert keith chesterton

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