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Attenzione ai prodotti editoriali pensati per (corrompere) le giovanissime

RAGAZZA TRISTE MANI
Shutterstock/Irina Kozorog
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Su Teen Vogue propongono contenuti molto pericolosi

Stavo vagolando per il web per lavoro e siccome non ci vuole niente a profilare una quarantenne, ogni due tre click mi viene consigliata una pagina di stile o diete. A parte che ritengo di dovermi sentire offesa: quindi, impersonale profilatore di utenti, asettico gestore di Mega Data, intendi dire che sono grassa? No, perché continuare a dire ad una signora se vuole risolvere il problema della pancia gonfia (si sa che poi il gonfiore addominale è uno dei principali argomenti di conversazione) o se vuole perdere i suoi pesi (sì, il servizio di traduzione di certi spot andrebbe un tantinello migliorato) non mi pare per niente carino.

Comunque di click in click sono finita in una pagina che avrei tanto voluto non incontrare. Anzi vorrei che fosse impossibile per le mie figlie incontrarla. Trattasi di TeenVogue.

Nasce come Spin Off della ammiraglia Vogue, sotto la supervisione editoriale  della famosa (o famigerata) Anna Wintour.

Vi eviterò i dettagli per non fare male a me e a voi. Ma devo fornirvi alcune indicazioni perché, come una sentinella che ha avvistato il pericolo, riferite con precisione al suo ed altri natanti le coordinate esatte, possiate evitarlo.

È una pagina rubricata come Health sexuale+ identity. Segue un articolo pieno di principi indimostrati e di indicazioni pseudo igieniche.

Solo una notazione. Per distinguere il maschio dalla femmina le locuzioni utilizzate sono “possessore” o “non possessore di vagina e/o di prostata”.

In testa all’articolo un’immagine stilizzata, da libro di scienze della scuola secondaria. Con nomi anatomici e relative frecce.

Basta. Non avrete altri dettagli. Perché il rischio è che se non siamo in allerta, con i muscoli dell’autodifesa pronti a tendersi, se la coscienza è un poco rilassata tutti, tutti noi possiamo dare seguito alla curiosità morbosa che suscitano queste tematiche ed esporci ad un inganno. Quello che qui viene chiamata informazione è menzogna. E le immagini anche non fotografiche che ci si formano nella mente possono solleticare pensieri e azioni psicofisiche e spirituali dannose.

Vorrei solo dire due cose. Una è appunto un segnale di pericolo, con latitudine e longitudine per evitarlo. È una rivista, in edizione dapprima cartacea che da bimestrale in primavera è passata a quadrimestrale e ora soprattutto presente in digitale e rilanciata sulle pagine social, rivolta espressamente alle giovanissime.

Ovvero, ad esempio, ad almeno due delle mie figlie, fra un paio d’anni, quando cioè la marcia dell’agenda del progresso malamente inteso avrà presumibilmente ottemperato ancora di più ai suoi obblighi (l’autrice, Gigi Engle, scrittrice, sex -educator, femminista, recita la sua bio, ha una formazione specifica in merito. Volevo avvertire anche voi).

L’esca è che questi prodotti editoriali sono sempre stati, dal punto di vista del contenuto moda, molto ben costruiti, di alta qualità, piacevoli anche al tatto e alla vista. Le rubriche sui più diversi argomenti proposte al loro interno, fino a qualche lustro fa, erano ritenute generalmente innocue o comunque non in aperta rotta di collisione con i valori proposti dalla morale cristiana e per lungo tempo assorbiti, confermati dal senso comune.

Certo, non serviva questa sguaiata degenerazione perché ce ne accorgessimo ma ugualmente mi pare un adeguato servizio alla verità e alla tutela delle più giovani far sapere agli adulti, genitori ed educatori, che questi prodotti sono molto pericolosi.

La seconda cosa che intendo esporre è una contestazione filosofica dell’impianto che permette loro, ai media prepotentemente Main Stream, di rifilare questi contenuti alla nostra gioventù.

Avvertenza

Il tema è la pratica erotica della penetrazione anale. Proposta come opzione naturale per qualsiasi soggetto? Persona? Essere umano? Non so quale formula potrebbe essere considerata rispettosa dell’equality che ha in mente questa -ed altre- femminista. Non si dice maschio o femmina. Si parla per parti anatomiche e si distinguono i due sessi – temo che lei considererebbe una illazione infondata questa mia conclusione- in base alla presenza o meno di prostata e vagina. Le donne non hanno nemmeno una qualificazione specifica, alla faccia del femminismo, è come se fossero non uomini (dichiara l’Indipendent, in un post del 9 luglio, criticando proprio questo articolo); e gli uomini, possessori di prostata, sembrano i meri esecutori di approcci pornografici, tristissimi, alla sessualità imparata più dagli schermi che attraverso l’incontro con una donna o peggio con un altro uomo. Sono del tutto omessi i rischi reali, gravi, a volte irreparabili ai quali ci si espone con queste pratiche con l’aggravante che alcune approssimative indicazioni appunto pseudo igieniche sono fornite. Una ragazzina potrebbe sentirsi rassicurata e fidarsi della rivista più che di altre “agenzie” di informazione.

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