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Un progetto per armare i nostri figli contro la pornografia

LightField Studios/Shutterstock
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Quando ho rivisto una puntata del cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio sono rimasta delusa. Una delle mie figlie nelle quali avevo creato grande aspettativa perché nei miei ricordi era bellissimo e affascinante ha esclamato: “Ma ha i mutandoni!”.

È vero. Quando diventa Robot d’ acciaio, dopo il drammatico e cruciale lancio dei componenti, momento per il quale provavo sempre apprensione e commossa soddisfazione per la mai scontata riuscita, ha un outfit bruttino. Ma a noi bambini degli anni ’80 non sembrava affatto.

E comunque Hiroshi era affascinante. Credo anche di aver desiderato di sposarlo, per un periodo. Fino a che non ho incontrato Atreiu. Come chi? Quello de La Storia Infinita. Al quale ho scritto una lettera. Ma lasciamo stare, questa è la mia ormai lontana infanzia (testimoniata in parte, per chi fosse interessato ad approfondire, ne “Il mio diario segreto” con lucchetto divelto dalle figlie che volevano leggerlo e lo leggono, lo rileggono…)

E l’infanzia delle mie bambine? La preadolescenza della prima? La quasi preadolescenza della seconda? Come sono? Quali immagini, quali eroi incontrano? Noi avevamo solo la tv e una fascia oraria limitata per vedere qualche episodio di cartoni animati nel tardo pomeriggio. Non c’era internet.

Loro hanno potenzialmente accesso a tante proposte e non tutte adeguate. Alcune semplicemente sciocchine, altre subdole, altre ancora contro educative. Esiste però una minaccia concreta e reale che preme alle porte non sempre ben sorvegliate della loro innocenza.

Si chiama pornografia e purtroppo sì, assedia anche i bambini. Esiste un vero e proprio fenomeno di ipersessualizzazione e di iniziazione preterintenzionale al sesso proprio per mezzo di immagini e contenuti pornografici. (Per chi volesse approfondire, segnaliamo lo studio del 2016 da Body Image, An International Journal of Research)

Dobbiamo intervenire. Noi adulti, noi genitori, noi educatori dobbiamo intervenire attivamente per proteggere, custodire e introdurre i nostri figli alla verità della sessualità. Scoprendone il vero significato. Con delicatezza, certo,  ma senza tentennamenti.

Lo dice il responsabile del progetto Pioneer, il dottor Marco Scicchitano psicoterapeuta, psicodiagnosta e ricercatore clinico presso l’Istituto di terapia Cognitivo Interpersonale di Roma, impegnato ora anche in un progetto specifico con l’obiettivo di proteggere e ahinoi anche curare i ragazzi che vengono esposti a questo vero e proprio agente venefico. Non la vediamo questa nube tossica che avanza forse perché vi siamo immersi. Mi torna alla mente un altro fatto che ha attraversato le nostre infanzie anni ’80: Černobyl’ Una cosa che viene da lontano, silenziosa, visibile solo nei suoi effetti devastanti sulla salute, pervasiva…

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