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Un progetto per armare i nostri figli contro la pornografia

PAPA' FIGLIO PUGILATO

LightField Studios/Shutterstock

Paola Belletti - Aleteia - pubblicato il 07/06/17

Quando ho rivisto una puntata del cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio sono rimasta delusa. Una delle mie figlie nelle quali avevo creato grande aspettativa perché nei miei ricordi era bellissimo e affascinante ha esclamato: “Ma ha i mutandoni!”.

È vero. Quando diventa Robot d’ acciaio, dopo il drammatico e cruciale lancio dei componenti, momento per il quale provavo sempre apprensione e commossa soddisfazione per la mai scontata riuscita, ha un outfit bruttino. Ma a noi bambini degli anni ’80 non sembrava affatto.

E comunque Hiroshi era affascinante. Credo anche di aver desiderato di sposarlo, per un periodo. Fino a che non ho incontrato Atreiu. Come chi? Quello de La Storia Infinita. Al quale ho scritto una lettera. Ma lasciamo stare, questa è la mia ormai lontana infanzia (testimoniata in parte, per chi fosse interessato ad approfondire, ne “Il mio diario segreto” con lucchetto divelto dalle figlie che volevano leggerlo e lo leggono, lo rileggono…)

E l’infanzia delle mie bambine? La preadolescenza della prima? La quasi preadolescenza della seconda? Come sono? Quali immagini, quali eroi incontrano? Noi avevamo solo la tv e una fascia oraria limitata per vedere qualche episodio di cartoni animati nel tardo pomeriggio. Non c’era internet.

Loro hanno potenzialmente accesso a tante proposte e non tutte adeguate. Alcune semplicemente sciocchine, altre subdole, altre ancora contro educative. Esiste però una minaccia concreta e reale che preme alle porte non sempre ben sorvegliate della loro innocenza.

Si chiama pornografia e purtroppo sì, assedia anche i bambini. Esiste un vero e proprio fenomeno di ipersessualizzazione e di iniziazione preterintenzionale al sesso proprio per mezzo di immagini e contenuti pornografici. (Per chi volesse approfondire, segnaliamo lo studio del 2016 da Body Image, An International Journal of Research)

Dobbiamo intervenire. Noi adulti, noi genitori, noi educatori dobbiamo intervenire attivamente per proteggere, custodire e introdurre i nostri figli alla verità della sessualità. Scoprendone il vero significato. Con delicatezza, certo,  ma senza tentennamenti.

Lo dice il responsabile del progetto Pioneer, il dottor Marco Scicchitano psicoterapeuta, psicodiagnosta e ricercatore clinico presso l’Istituto di terapia Cognitivo Interpersonale di Roma, impegnato ora anche in un progetto specifico con l’obiettivo di proteggere e ahinoi anche curare i ragazzi che vengono esposti a questo vero e proprio agente venefico. Non la vediamo questa nube tossica che avanza forse perché vi siamo immersi. Mi torna alla mente un altro fatto che ha attraversato le nostre infanzie anni ’80: Černobyl’ Una cosa che viene da lontano, silenziosa, visibile solo nei suoi effetti devastanti sulla salute, pervasiva…

Nel documento di presentazione del progetto “Mostrami l’amore” , uno strumento mirato per fronteggiare questa specifica minaccia, concepito e promosso da un’équipe di esperti capitanati dal dott. Scicchitano e animati dalla stessa professionalità e amore per i nostri giovani, leggiamo:

«Prima che siano le società che producono e gestiscono il porno on line a mostrare cosa sia l’amore ai nostri figli secondo i loro interessi e fini, vogliamo farlo noi. E vogliamo farlo bene, partendo dall’interesse e dal bene dei nostri ragazzi. Anche se non sempre lo sentiamo e ce ne accorgiamo, sono loro a chiedercelo. I nostri ragazzi hanno bisogno di un impegno attivo di cura e custodia nei loro confronti. Progetto Pioneer tra suoi obiettivi si pone quello di contribuire a formare una nuova cultura dell’educazione affettivo sessuale. Molti giovani hanno come primo approccio alla sessualità il venire a contatto con immagini e contenuti pornografici, in alcuni casi prima dello sviluppo sessuale, e, quasi sempre, prima di aver stabilito una relazione affettiva significativa».

Temo che ognuno di noi abbia nella sua memoria non troppo remota qualche episodio che coinvolge bambini o preadolescenti che parlano di pratiche erotiche tutt’altro che innocenti. O siamo venuti a conoscenza di  giochi e sperimentazioni molto, troppo simili a vere e proprie pratiche pornografiche.

Sono, siamo assediati.

Dobbiamo proteggerli, armandoli di tutto punto.

E non possiamo più rimandare. Il nostro ruolo, la nostra grande chiamata come madri e padri, come adulti che educano è di introdurre i nostri figli alla verità senza paura, con consapevolezza e coraggio. Gli spazi lasciati vuoti, altrimenti, verranno rapidamente occupati da altri, con intenzioni del tutto disallineate dalle nostre.

Torniamo a Jeeg Robot d’Acciaio. È uscito un bellissimo film, nel febbraio del 2016, un riuscito superhero movie italiano.  Prima di cadere nel Tevere e contaminarsi con materiale radioattivo, il protagonista Claudio è uno spiantato, un po’selvaggio , alimentato a film porno ma con una dirittura morale da vero difensore dei deboli e custode della giustizia. La ragazza in lui vede proprio questo. Sembrava solo un’eccentrica visionaria invece avrà ragione lei…

In questa pellicola c’è una scena che presenta mirabilmente il dramma che possono trovarsi a vivere i nostri ragazzi: lui non sa amare perché l’ha visto fare solo alla maniera dei film porno. Ma soffre nel vedersi deturpare il legame così delicato, intenso e protettivo che lo sta sempre più stringendo alla sua principessa di periferia. «Non conosco l’amore, insegnamelo tu», chiede il ragazzo a disagio con la sua stessa brutalità.

Dal suo accorato appello nasce il nome del progetto.

Perché lo scopo, alto, epico, e necessario fino alle più estreme periferie, è proprio questo: mostrare ai nostri ragazzi che cosa meravigliosa sia l’amore e cosa sia davvero la sessualità. Perché non lo sanno, dicono di saperlo, ma non lo sanno. E ne hanno sete.

È necessario, importante e urgente che noi adulti ritroviamo la strada per la fonte e li accompagniamo ad attingere lì. A bere dalla sorgente pulita. Ardua da raggiungere ma alla nostra e alla loro portata. Perché i pozzi avvelenati sono tanti e facili da raggiungere. Uno ogni venti passi.

Il progetto conoscerà diverse fasi, una di promozione e crowdfounding, a giugno di quest’anno, e una di diffusione e distribuzione dei sussidi che avrà realizzato per affrontare il tema con i bambini, con gli adolescenti, con i genitori e gli educatori.

Questo intervento declina in modo specifico e mirato uno dei principali obiettivi del più ampio progetto Pioneer, quello di contribuire «a formare una nuova cultura dell’educazione affettivo sessuale».

«A Giugno faremo un mese contro la pornografia. Mostrami l’Amore. Un mese di consapevolezza sulla pornografia» .

Leggiamone i chiari intenti programmatici e le fasi di diffusione degli strumenti:

«L’idea è di informare e convogliare la consapevolezza in partecipazione attiva per la produzione, tramite crowdfounding, di 6 sussidi per fare educazione positiva e prevenzione. I sussidi saranno testi divulgativi per aiutare genitori e ragazzi ad affrontare la pervasività dei contenuti pornografici in modo responsabile, cautelante ed efficace. Il materiale sarà sostenuto dalla teoria dello sviluppo affettivo sessuale che sottende tutto l’operato di Progetto Pioneer.

Dopo il video di presentazione del Dottor Scicchitano troverete il link alla pagina del crowdfounding. Partecipiamo con generosa tempestività!

Ecco il link alla piattaforma dove il progetto viene presentato ed è possibile contribuire alla sua realizzazione con piccoli o grandi contributi! Chi lo fa riceverà i sussidi in formato PDF!

In questi giorni dall’équipe di progetto sul sito dedicato saranno proposti contributi video di approfondimento e spiegazione dei singoli sussidi che vi stiamo per illustrare nella photogallery.

Troverete i temi e i destinatari dei 6 sussidi sfogliando la GALLERY.

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