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I membri di una coppia omosessuale possono accedere ai sacramenti?

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Il vescovo di una diocesi americane impartisce regole rigide per comunione e funerali. Ma non è una chiusura

Niente comunione e funerali per i “coniugi” omosessuali. Monsignor Thomas Paprocki, Vescovo di Springfield, nell’Illinois ha dato precise indicazioni pastorali in merito alle persone che hanno contratto un “matrimonio” omosessuale, facoltà permessa negli Usa (www.npr.org, 26 giugno).

Il Vescovo di Springfield ha evidenziato la sua responsabilità di guida «del popolo di Dio affidatogli, con carità però senza compromettere la Verità». Per questo ha precisato come la linea diocesana circa i “matrimoni” omosessuali sia quella prevista da un’applicazione attenta e rigorosa del Codice di Diritto Canonico, che lui ben conosce, avendo conseguito in materia laurea e dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, oltre ad una laurea in Diritto civile presso la DePaul University e vari titoli in ambito teologico (www.corrispondenzaromana.it, 26 giugno).

LE PAROLE DEL VESCOVO

«Stante la natura oggettivamente immorale della relazione intrinseca ai cosiddetti ‘matrimoni’ omosessuali, chi si trovi in tale stato non si presenti per ricevere la Santa Comunione, né vi venga ammesso». Il vescovo cita il can. 915 del Codice di Diritto Canonico, che prevede, infatti, che venga escluso dall’Eucarestia chi ostinatamente perseveri «in peccato grave manifesto». E Il can. 916 prescrive a quanti ne siano consapevoli di non ricevere il «Corpo del Signore, senza avere premesso la confessione sacramentale».

PRATICHE NON AMMESSE

Costoro non possono esser padrini a Battesimi e Cresime; non possono servire alla Messa, né esser lettori o ministri straordinari dell’Eucarestia. Nessuna struttura diocesana può accogliere “nozze” gay, né i ricevimenti ad esse correlati; nessun sacerdote o dipendente della Curia può agevolare tali “celebrazioni”, senza incorrere nel «giusto castigo».

MESSAGGIO AI SACERDOTI

Monsignor Paprocki ha invitato i propri sacerdoti ad incontrare privatamente le persone, che vivano tale condizione, «chiamandole alla conversione»: potranno ricevere la Santa Comunione soltanto dopo aver «restaurato la comunione con la Chiesa attraverso il Sacramento della Riconciliazione».

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