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Raccomandazioni per imparare a condividere il potere in casa tra marito e moglie

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Ljupco Smokovski

Sempre Família - pubblicato il 05/07/17

Saper condividere il potere nella famiglia è la chiave per mettere il benessere di tutti al centro del rapporto e garantire l'armonia

Le discussioni sul potere all’interno della coppia possono portare a scontri superflui. In passato il ruolo degli sposi era ben definito: i mariti erano coloro che pensavano a portare a casa il pane, i “capi della famiglia”, e le donne si occupavano della cura della casa e della crescita dei figli. Non ci si intrometteva l’uno nel terreno dell’altro. Ma le cose stanno cambiando.

Ora entrambi i coniugi lavorano spesso fuori, condividono compiti e devono imparare a ripartire le responsabilità, il che può provocare una certa confusione al momento di stabilire chi ha l’autorità in famiglia. L’opzione migliore per garantire il benessere di tutta la famiglia è condividere il potere tra i coniugi. Ma come farlo? Ecco alcune raccomandazioni per garantire il successo di questo processo.

Niente autoritarismo

Quando è solo uno degli sposi a comandare, a prendere decisioni senza consultare l’altro o chiedere opinioni o consigli, determinando cosa si fa e come senza tener conto dei desideri, delle necessità e dei sentimenti degli altri membri della famiglia, la casa si trasforma in un ambiente teso, freddo e pieno di timore.




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In una famiglia sana deve esistere un rapporto di complementarietà, in cui il processo decisionale è consensuale e gli accordi sono comuni, di modo che si sceglie sempre ciò che conviene di più a tutti.

Quando c’è un abuso di potere, qualunque sia il contesto, esiste un rapporto di subordinazione, il che non è auspicabile. Nel matrimonio, come in altre situazioni, quello che deve prevalere è il lavoro di gruppo. Marito e moglie hanno il dovere – e anche il diritto e la capacità – di dirigere la casa ed educare i figli. La comunicazione dev’essere profonda e il potere distribuito tra entrambi. In caso contrario, i conflitti non tarderanno a comparire.

Ripartire il potere

Il potere e l’autorità non sono negativi. Ci sono problemi solo quando il potere non si condivide, quando tutta l’autorità è concentrata in uno solo dei coniugi e non c’è consenso ma imposizione. Ci sono conflitti anche quando gli sposi vogliono avere autorità su una stessa cosa.

L’ideale è sempre negoziare, dibattere e argomentare in un contesto di rispetto e apertura, ascoltando l’altro e poi valutando i pro e i contro di ogni atteggiamento, per giungere a una decisione congiunta.


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La divisione del potere dev’essere guidata da una questione non di sesso, ma di capacità. Ogni coniuge ha abilità specifiche – che forse l’altro non ha. Quello che si cerca è la complementarietà, che è la base per una convivenza armoniosa. Ciascuno deve riconoscere i propri limiti, e quando è il caso lasciare all’altro la responsabilità di affrontare certe questioni. Molte coppie, ad esempio, si rendono conto che sono le donne a rapportarsi meglio con le finanze familiari, mentre in passato questo compito era tradizionalmente attribuito agli uomini.

Difficile non è impossibile

Sarebbe ingannevole dire che ripartire il potere sia un compito facile. Bisogna avere molta umiltà e mettere da parte la competizione, tanto comune nel mondo attuale. La negoziazione è l’unico modo per impedire gli abusi di potere, e per questo il dialogo è la strategia mgliore.




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Come ricorda il professore di Psicopatologia Aquilino Polaino-Lorente, dell’Università Complutense di Madrid, in un articolo pubblicato sul sito arvo.net, “uomo e donna sono diversi e tuttavia uguali. Il senso di queste differenze si trova proprio nella complementarietà e non nella competitività. Per questo devono cercare la somma e la moltiplicazione, non la diminuzione e la divisione”. È necessario, aggiunge, “conoscere meglio se stessi e l’altro, di modo che la distribuzione di funzioni e ruoli avvenga in base alle capacità”.

Obiettivo

È normale che una volta iniziata una discussione, visto che siamo esseri umani, affiori il nostro ego. Portiamo le discussioni fino alle ultime conseguenze. Questo atteggiamento ci rende ciechi e fa sì che perdiamo la direzione.

Quando questo accade, bisogna ricordare cosa si cerca e perché. Quando la risposta è il benessere familiare, potremo sicuramente mettere il bene collettivo al di sopra di quello individuale.




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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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