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La sensibilità è solo donna?

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La necessità di riscoprire una sensibilità autentica attraverso il rapporto maschile femminile

LA SENSIBILITÀ “ROMANTICA”

Bel dilemma la sensibilità! Una volta considerata caratteristica dei grandi poeti, dei pensatori, degli artisti, pittori, musicisti, ma anche di una minoranza di uomini e donne comuni con qualità fuori dall’ordinario tenuto conto del loro status socio-culturale. Una dote preziosa, riservata a pochi individui speciali, che ci piaceva immaginare disordinati ma mai “perduti”, dediti allo studio, alla bellezza, alla difesa dei più deboli e in un eterno confronto interiore con forti emozioni, non raramente fra loro contrastanti.

LA SENSIBILITÀ AL FEMMINILE – FEMMINISTA

Poi l’aggettivo “sensibile” è divenuto un attributo quasi esclusivo della femminilità, con un’accezione più o meno velatamente negativa. Il commento: “È una ragazza davvero sensibile” faceva venire in mente una fanciulla a metà tra musa ispiratrice e femmina umorale, dallo sguardo dolce ma pronto alla conversione drammatica, dal carattere delicato e allo stesso tempo incline all’irritazione, dalla lacrima facile… troppo facile, e dalla favella emotivamente ridondante.

La sensibilità è poi diventata donna in senso nettamente positivo e quasi esclusivo – in quanto sinonimo di capacità di ascolto, di empatia, di attenzione ai bisogni e ai problemi dell’altro, di maggiore profondità d’animo – fino a essere veicolata come l’attributo principe della dimensione umana. Le donne l’hanno indossato come dress code, fino a farlo diventare in ambito famigliare e affettivo una divisa di genere che di fatto esililia ingiustamente il maschio “colpevole” di superficialità, pochezza d’animo, aggressività caratteriale, e di una terribile aridità di sentimenti. Così di fatto la donna ha privato se stessa (e di conseguenza anche i figli) di quella rudezza maschile salvifica, di quella concretezza virile che riporta con i piedi per terra, della mascolinità e della forza necessaria, oggi tanto disprezzata ma così naturalmente fondamentale, di cui la donna ha bisogno per centrarsi, per rientrare in sé, per riarginarsi.

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