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Si può fare la Comunione senza essersi prima confessati?

© Antoine Mekary / ALETEIA
VATICAN CITY, October 16: Pope Francis attends a Holy Mass and canonization of blessed Salomon Leclercq, José Sanchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, José Gabrie
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Mi è capitato a volte di rinunciare a fare la Comunione, durante la Messa, pensando di avere qualche peccato da confessare. Una persona però mi ha fatto presente che non è necessario confessarsi ogni settimana e che, a meno di non avere sulla coscienza peccati gravi, fare la Comunione è comunque cosa buona perché l’Eucarestia è anche una medicina che guarisce dai peccati. Nel dubbio, cosa è meglio fare?

Lettera firmata

 

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia centrale

Per rispondere alla domanda mi pare opportuno attingere direttamente alla dottrina del Concilio di Trento che affrontò la questione in maniera dettagliata nella Sessione XIII (11 ottobre 1551) e più esattamente nel Decreto sul santissimo sacramento dell’eucaristia.

Nel secondo capitolo del decreto si legge: «Il Signore, quindi, nell’imminenza di tornare da questo mondo al Padre, istituì questo sacramento. In esso ha effuso le ricchezze del suo amore verso gli uomini, rendendo memorabili i suoi prodigi (Sal 110,4), e ci ha comandato (Cfr. Lc 22,19; 1Cor 11,24) di onorare, nel riceverlo, la sua memoria e di annunziare la sua morte, fino a che egli venga (1Cor 11,26) a giudicare il mondo. Egli volle che questo sacramento fosse ricevuto come cibo spirituale delle anime, perché ne siano alimentate e rafforzate, vivendo della vita di colui, che disse: Chi mangia me, anche lui vive per mezzo mio (Gv 6,58) e come antidoto, con cui liberarsi dalle colpe d’ogni giorno ed essere preservati dai peccati mortali» (DS 1638, il grassetto è mio).

Nel settimo capitolo del medesimo decreto a proposito Della preparazione necessaria per ricevere degnamente la santa eucaristia si dice, invece, che «…quanto più il cristiano percepisce la santità e la divinità di questo celeste sacramento, tanto più diligentemente deve guardarsi dall’avvicinarsi a riceverlo senza una grande riverenza e santità, specie quando leggiamo presso l’apostolo quelle parole, piene di timore: Chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve il proprio giudizio, non distinguendo il corpo del Signore (1Cor 11,29). Chi, quindi, intende comunicarsi, deve richiamare alla memoria il suo precetto: L’uomo esamini se stesso (1Cor 11,28). E la consuetudine della Chiesa dichiara che quell’esame è necessario così che nessuno, consapevole di peccato mortale, per quanto possa credere di esser contrito, debba accostarsi alla santa eucaristia senza aver premesso la confessione sacramentale» (DS 1646-47, il grassetto è mio).

Sulla base questi testi mi pare non esservi alcun dubbio che la Chiesa ci esorti a fare sempre la comunione ogni volta che partecipiamo alla Messa, quindi come minimo tutte le domeniche, a meno di non essere consapevoli di aver commesso un peccato mortale. La Chiesa ci esorta a fare la comunione tutte le volte che è possibile perché ci ricorda che questo «cibo spirituale» ci libera dalle «colpe di ogni giorno» (cioè dai peccati veniali, come puntualizza anche il Catechismo della Chiesa cattolica) e ci preserva dai peccati mortali.

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