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L’argomentazione (razionale) sull’esistenza di Dio diventata virale

SCIENZA UNIVERSO DIO
Triff/Shutterstock
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Robert H. Nelson, professore dell’Università del Maryland, si rivolge alla scienza e alla filosofia della coscienza umana per spiegare l’eventualità di un Dio soprannaturale

Esiste un argomentazione razionale convincente a supporto dell’esistenza di Dio? Robert H. Nelson, professore di Politiche Pubbliche presso l’Università del Maryland, pensa di sì. In un recente articolo pubblicato su “The Conversation“, sfida gli atei sul loro stesso terreno.

Partendo dalle leggi della matematica, dalle teorie della coscienza umana e dalla biologia evolutiva, Nelson arriva alla conclusione che “l’esistenza di un dio è molto probabile”. Potete leggere l’intero articolo, ripubblicato qui sotto (in fondo la versione originale in inglese).


Nel 21esimo secolo sta diventando sempre più attuale la domanda sull’esistenza di un dio. Secondo un sondaggio Pew, nel 2014 la popolazione americana senza alcuna affiliazione religiosa ha raggiunto il 23 per cento. Degli intervistati non affiliati, il 33 per cento ha dichiarato di non credere in Dio. Un aumento dell’11 per cento dal 2007.

È ironico che si siano affermate queste tendenze di pensiero. Sostengo che stiano aumentando le probabilità che esista un dio soprannaturale. Nel mio libro del 2015 “God? Very Probably: Five Rational Ways to Think about the Question of a God” [“Dio? Molto Probabilmente: Cinque modi razionali per pensare alla domanda su Dio“, ndt], ricorro alla fisica, alla filosofia della coscienza umana, alla biologia evolutiva, alla matematica, alla storia della religione e alla teologia per approfondire la possibile esistenza di un dio del genere. Originariamente mi sono formato come economista, ma fin dagli anni ’90 ho studiato il punto di intersezione tra l’economia, l’ambientalismo e la teologia.

Le leggi della matematica

Nel 1960 Eugene Wigner – fisico di Princeton e poi vincitore del Premio Nobel – sollevò una domanda fondamentale: perché il mondo naturale, per quanto ne sappiamo, obbedisce sempre alle leggi della matematica?

Come sostenuto da studiosi come Philip Davis e Reuben Hersh, la matematica esiste indipendentemente dalla realtà fisica. Spetta ai matematici scoprire le realtà di questo mondo distinto, fatto di leggi e concetti matematici. I fisici hanno poi utilizzato la matematica, secondo le regole di previsione, confermando l’osservazione del metodo scientifico.

Ma la matematica moderna viene generalmente formulata prima che venga fatto qualsiasi tipo di osservazione naturale, e oggi molte leggi matematiche non hanno analogie fisiche esistenti.

Memorial di Einstein, National Academy of Sciences presso Washington, D.C. – Wally Gobetz, CC BY-ND

La teoria della relatività generale di Einstein del 1915, ad esempio, si basava sulla matematica teorica sviluppata 50 anni prima dal grande matematico tedesco Bernhard Riemann, che all’epoca della sua creazione intellettuale non aveva alcuna applicazione pratica conosciuta.

In alcuni casi è il fisico a scoprire leggi matematiche. Isaac Newton fu considerato tra i più grandi matematici, nonché fisici, del 17esimo secolo. Altri fisici hanno cercato il suo aiuto nella formulazione di una matematica che prevedesse il funzionamento del sistema solare. La trovò nella legge matematica della gravità, basata in parte sulla sua scoperta del calcolo infinitesimale.

All’epoca, tuttavia, molte persone si opponevano alle conclusioni di Newton perché sembravano “occulte“. Come potevano, due oggetti distanti nel sistema solare, essere attratti fra loro ed agire secondo una precisa legge matematica? In effetti, per tutta la vita Newton ha tentato con fatica di trovarvi una spiegazione naturale, ma alla fine ha potuto soltanto rimettere la questione alla volontà di Dio.

Nonostante i molti altri enormi progressi della fisica moderna, a tal proposito è cambiato ben poco. Come scrisse Wigner, “l’enorme utilità della matematica nelle scienze naturali è qualcosa che rasenta il misterioso di cui non c’è alcuna spiegazione razionale”.

In altre parole, come sostengo nel mio libro, è necessaria l’esistenza di un qualche dio per rendere comprensibili le basi matematiche dell’universo.

La matematica e gli altri mondi

Nel 2004 il grande fisico britannico Roger Penrose ha presentato l’idea di un universo composto da tre mondi esistenti ed indipendenti: la matematica, il mondo materiale e la coscienza umana. Come ha riconosciuto Penrose, era un totale mistero come questi tre mondi interagissero l’uno con l’altro al di fuori di qualsiasi scientificità o di qualunque altro tipo di razionalità convenzionalmente accettata.

Ad esempio, gli atomi fisici e le molecole come possono creare qualcosa che esiste in un dominio separato che non abbia esistenza fisica, cioè la coscienza umana?

È un mistero che va al di là della scienza.

Questo mistero è lo stesso che esisteva nella visione greca di Platone, che credeva che le idee astratte (in particolare quelle matematiche) esistessero prima di ogni cosa, a prescindere da qualsiasi realtà fisica. Il mondo materiale che sperimentiamo come parte della nostra esistenza umana è un riflesso imperfetto di questi precedenti ideali formali. Come scrive in “Mathematics And The Divine” lo studioso dell’antica filosofia greca Ian Mueller, la dimensione di questi ideali è la stessa di Dio.

Nel 2014 il fisico del MIT Max Tegmark ha sostenuto ne “Our Mathematical Universe” che la matematica sia la realtà fondamentale del mondo che guida l’universo. In altre parole, la matematica opera in un modo che potremmo definire divino.

Il mistero della coscienza umana

La coscienza umana opera in modi similmente miracolosi. Come le leggi della matematica, anche la coscienza non ha alcuna presenza fisica nel mondo; le immagini e i pensieri della nostra coscienza non hanno dimensioni che si possono misurare.

Tuttavia, i nostri pensieri (non fisici) guidano misteriosamente le azioni dei nostri corpi umani (fisici). Questo non è scientificamente spiegabile più di quanto lo sia la misteriosa capacità delle costruzioni matematiche non fisiche di determinare il funzionamento di un mondo fisico separato.

Fino a poco tempo fa, la qualità scientificamente insondabile della coscienza umana inibiva il dibattito scientifico sulla questione. Ma già dagli anni ’70 è diventata target principale dello studio dei filosofi.

Nel 1991, riconoscendo di non poter conciliare il proprio materialismo scientifico con l’esistenza del mondo non fisico della coscienza umana, l’ateo convinto Daniel Dennett ha preso la decisione radicale di negare persino che la coscienza esista.

Ritenendo – come la maggior parte delle persone – che questo sistema fosse poco plausibile, un altro importante filosofo, Thomas Nagel, nel 2012 ha scritto che, dato il carattere scientificamente inspiegabile – “non trattabile” – della coscienza umana, “bisogna lasciarsi alle spalle il materialismo [scientifico]” come base necessaria per comprendere il mondo dell’esistenza umana.

In quanto ateo Nagel non offre un’alternativa basata su credenze religiose, ma io sostengo che il carattere soprannaturale del funzionamento della coscienza umana aggiunga solidi motivi per aumentare la probabilità dell’esistenza di un dio soprannaturale.

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