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La coscienza: una questione di soli neuroni?

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La scoperta di un team di ricercatori americani avanzerebbe dubbi sulla presenza della mente e dell'anima

Secondo un recente annuncio di un team di ricercatori coordinati da Christof Koch, mediante una ricostruzione in 3D, si stanno facendo enormi progressi per capire il comportamento – nei topi – di tre neuroni che si trovano nell’area del cervello chiamata claustro, nota da tempo per essere collegata alla coscienza. Secondo il famoso neuroscienziato, conosciuto per il suo lavoro sulle basi neurali della coscienza, proprio questa è la prova che l’area del claustro potrebbe coordinare i segnali in entrata e in uscita nel cervello per creare la coscienza. Secondo gli studi effettuati sarebbe possibile vedere i neuroni ramificarsi osservandone il comportamento nel cervello di topi geneticamente modificati in modo che le loro cellule nervose producessero una proteina fluorescente.

La notizia ha rapidamente fatto il giro del mondo e alcuni commentatori hanno concluso che questa sia la prova definitiva che la caratteristica più umana dell’uomo, la sua mente, sia ora evidentemente una produzione del cervello e nulla più. Ci sia permesso di fare alcune precisazioni a riguardo. In primo luogo bisogna ricordare come le neuroscienze siano una disciplina euristica: registro e analizzo quello che a priori ritengo significativo. In altri termini trovo gli indizi che cerco ma ignoro tutto quello che non sto cercando definendolo a priori insignificante. Cosa cerca Koch? Il neuroscienziato è convinto che i fenomeni mentali non siano fenomeni spirituali ma delle mere circostanze che dipendono dallo stato elettrochimico del nostro cervello: non esiste anima o mente ma solo chimica e segnali elettrici che in noi – a caso – generano una cosa che chiamiamo coscienza.

Alla luce di questa prospettiva Koch cerca le prove che leghino il fenomeno mentale – non misurabile da nessun apparecchio – a fenomeni elettrici che lui può misurare – in questo caso le proteine luminescenti nei topi modificati. Se trova due fenomeni contemporanei allora conclude, in forza delle sue credenze neurofisiche, che il fisico causi il mentale. E proprio qui sta il punto. Una corretta analisi scientifica ci dice che le cose sono solo correlate non cosa si ala causa di cosa. In altri termini io posso osservare che quando piove si aprono gli ombrelli ma se dico che sono gli ombrelli che causano la pioggia sto facendo una indebita conclusione che il semplice fenomeno degli ombrelli aperti non verifica né prova. È senz’altro vero che coscienza e neuroni sono correlati – altrimenti non avremmo farmaci per le malattie mentali visto che questi operano sul funzionamento neuronale.

Ma chi causa chi? Conosciamo in natura fenomeni che si concausano a vicenda come il campo elettromagnetico: il campo elettrico genera un campo magnetico e il campo magnetico genera un campo elettrico. Allora è possibile – e a dire il vero molto probabile – che mentale e neuronale siano connessi in questo modo: si concausano e si codeterminano. Non è possibile l’uno senza l’altro. E dal punto di vista cristiano? Beh noi da sempre parliamo dell’uomo come spirito incarnato: non solo spirito non solo carne. La scoperta di Koch conferma questa sapiente costituzione di creature spirituali incarnate che ci ha donato il nostro Creatore.

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*Padre Paolo Benanti è docente di Teologia morale e Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana

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