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Il cattolicesimo è la religione del divieto o della libertà?

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Catholic Link - pubblicato il 03/04/17

7 motivi per cui seguire Gesù non è un insieme di regole anacronistiche

Uno dei principali motivi citati da coloro che si rifiutano di abbracciare la fede e di convertirsi a Gesù è che il cattolicesimo sarebbe una religione di divieti e di regole, che non permette di vivere liberamente e che tutto ciò che è bello e piacevole è peccato; e che pertanto una vita così, basata sulla paura, non varrebbe la pena di essere vissuta.

Chiaramente, da un punto di vista esterno e superficiale, sembrerebbe che vivere da cristiani comporti un elenco di precetti e di “no” da rispettare senza alcuna mediazione.

Dicono che “non si può fare questo o quello” e che “vediamo come peccato tutto ciò che rende bella la vita”. E così, tenendo con le unghia e i denti la loro presunta libertà, ci bollano come retrogradi, poco evoluti, conservatori e legalitari. Ma non siamo così. Il cristianesimo è la religione della libertà. E San Paolo dice che Cristo ci ha resi liberi e non dobbiamo ricadere nella schiavitù (cfr Gal 5,1). In modo che, vivendo come ci chiede Gesù, non perdiamo la libertà, ma la guadagnamo.

Per questo motivo vogliamo elencare alcuni motivi per i quali seguire Gesù è un cammino di gioia, di libertà piena, di completa realizzazione della vita; e non di restrizioni, divieti e leggi anacronistiche che Dio ha posto come se fosse un poliziotto cosmico che ci ha teso una trappola e che vorrebbe vederci cadere per poterci condannare.

1. La lista dei “si” è molto più grande di quella dei “no”

È umano vedere il bicchiere mezzo vuoto. In merito al cristianesimo, molti vedono nei “Dieci Comandamenti” una legge dura e impossibile da rispettare; il “doversi confessare con un prete” è associato al vivere con la paura di non commettere peccati che altrimenti dovranno essere confessati; e così via con una lista enorme. Se dovessimo scrivere una lista con quello che la fede e la morale ci invitano ad evitare, sarebbe davvero una lunga lista; ma allo stesso tempo, in una colonna parallela scriveremmo tutto ciò che possiamo fare. E lo faremmo senza alcuna difficoltà, perché non ci sarebbe carta a sufficienza per scriverne abbastanza.

Ad esempio, siamo invitati ad evitare alcune sostanze che causano danni al nostro corpo, come la droga e l’abuso di alcol. Ma allo stesso tempo siamo invitati a godere del creato, ad apprezzare tutto ciò che Dio ha messo sulla faccia della terra per noi, affinché la nostra vita sia benedetta. Molti si fissano sul piccolo “no a qualcosa”, ignorando completamente un “clamoroso sì” a tutto il resto.

Inoltre, bisogna rimarcare che ci “invita” e non ci “obbliga”; la scelta è sempre la nostra.




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2. La libertà di ricevere la chiamata personale

In questo senso, ne abbiamo solo da guadagnare. Nessuno ti obbliga a credere. Non vengono puntate pistole sulla testa né coltelli sul collo. Che tu creda o no, è un problema soltanto tuo. Tuttavia, sappiamo che è molto meglio credere che non credere. E non perché Dio è un egocentrico che vuole adepti, ma perché ricevere l’abbraccio amorevole di Dio fa bene alla nostra anima.

Tuttavia, se proprio non si vuole credere, non succede nulla. Non siamo un club di proselitismo che vuole aumentare il numero di iscritti nei propri archivi. A noi interessa che gli altri credano come atto d’amore. Ecco perché è falso dire che vogliamo imporre le nostre posizioni, che siamo bigotti o che abbiamo una mentalità ristretta. Per favore! C’è forse stato qualcuno più tollerante di Gesù nella storia del genere umano? Noi seguiamo Colui che accoglie tutti, anche coloro che non credono. Siamo imitatori di Colui che ama coloro che lo considerano nemico loro, e addirittura chiede che coloro che l’hanno assassinato vengano perdonati.

3. Le piccole cose necessarie per vivere la fede

Sono davvero minime. In molti paesi ci vengono persino fornite delle strutture, vengono concesse le domeniche libere e varie feste religiose, per aiutarci a vivere e celebrare la nostra fede. Nessuno ti chiede di portare all’altare tutto quello che guadagni durante il mese, e neanche viene richiesto di isolarsi dal mondo per vivere come un eremita, né di passare una vita di stenti e di sofferenze.

Tutto ciò esiste, ma fa parte della personale chiamata di ciascuno di noi; ciò che la Chiesa ci chiede è soprattutto imitare Gesù e seguirlo. Detto ciò, condividere la tavola con lui nell’Eucaristia è un nostro dovere, bisogna andare.

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