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La suora che voleva che i malati poveri vivessero i loro ultimi giorni come re

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Pablo Cesio - Aleteia Spagnolo - pubblicato il 21/02/17

Una folla enorme dà l'estremo saluto a Irene, considerata la “Madre Teresa del Cile”

Quale donna è capace di dedicare tutta la propria vita ai poveri? È la domanda che si è posta la sindaca della località cilena di Molina, Priscilla Castillo, durante l’affollatissimo addio a Madre Irene, fondatrice delle Suore del Buon Samaritano e di un centro di salute omonimo e considerata “la Madre Teresa di Calcutta del Cile”, dal nome della santa che era il suo modello.

L’inquietudine di Irene è sorta fin da quando era molto giovane. “Se vuoi i poveri, vai in Cile” fu la prima risposta che le diedero nella sua antica congregazione, le Serve di Gesù, quando espresse il desiderio di fare un’esperienza con Madre Teresa.

E così ha fatto nel 1970 Irene García, suora spagnola con alle spalle studi di infermieristica. Madre Irene è morta il 17 febbraio a 87 anni, e l’opera che ha lasciato in Cile ha suscitato le lodi di molti ed è servita anche da modello per le autorità sanitarie del Paese.

Il suo lavoro, con epicentro nella regione di Maule, si è sempre concentrato sui più poveri, sui malati terminali abbandonati. La sua azione con queste persone le ha permesso di figurare per vari anni nella lista delle 100 donne più influenti del Paese.


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“La Madre si è dedicata al compito di organizzare piccole postazioni sanitarie e policlinici in cui la gente potesse recarsi a fare un’iniezione o a curare una ferita. Ha istituito nelle zone emarginate tre policlinici e ha installato il suo studio nella calle 4 Oriente, dove risiedeva”, ha ricordato in un comunicato la Conferenza Episcopale Cilena.

Attualmente, il centro ospedaliero assiste oltre 500 persone. “La sua vocazione era assistere le persone in stato terminale. Voleva che i malati poveri potessero vivere i loro ultimi giorni come re. Si è stabilita a Molina, una città di 40.000 abitanti, a 10 chilometri da Talca, e lì è rimasta accogliendo tutti, indipendentemente dal fatto che professassero la fede cattolica”, ha affermato a La Tercera Bernardo Fontaine, presidente della fondazione Buon Samaritano.

La sua missione e il suo operato non sono rimasti nell’anonimato, e in Cile ha lasciato una forte impronta. Una volta, verso il 2008, in occasione di un reportage di El Mercurio, è stato chiesto a Irene di dare un messaggio al Paese.

“Dobbiamo essere tutti buoni e non stancarci mai di fare il bene. E se ci fosse da quelle parti un miliardario, mi piacerebbe che ci costruisse un nuovo padiglione perché c’è troppo poco spazio per i malati. Il 3 novembre ho compiuto 80 anni e ho lanciato questa idea. 600 milioni (di pesos cileni) mi vanno bene”, ha detto ridendo.

Irene, la cui congregazione si è diffusa anche in Messico e in Spagna, è morta nello stesso centro da lei fondato. La “Madre Teresa di Calcutta del Cile” ha sicuramente lasciato un’eredità che non passerà inosservata.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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