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Posso essere femminista e cattolica allo stesso tempo?

unsplash
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Per rispondere a questa domanda è necessario conoscere la radici del femminismo

di Silvia Ordoñez

Nelle ultime settimane, i miei social sono stati inondati di messaggi di rispetto per le donne e di propaganda sulla lotta per i nostri diritti. Ma non solo sui social, è successa la stessa cosa anche i miei pensieri… che anche io sia una femminista?

Due cose mi hanno colpita, in queste ultime settimane. La prima è un gruppo segreto su Facebook, a cui mi hanno aggiunta insieme a circa 11mila utenti ecuadoriani, chiamato “La mia prima molestia: non tacciamo più”. Si tratta di un’iniziativa già vista in altri paesi, come il Messico e il Cile, che consiste nel dare una testimonianza della prima volta in cui una donna ha subito molestie o abusi. Ce ne sono a migliaia. La seconda è stata la “Marcia delle donne”, o #womensmarch, dello scorso 22 gennaio. Un evento realizzato in migliaia di città di tutto il mondo, con la partecipazione di folle oceaniche: persone di diversa età, culture e condizioni sociali, il cui obiettivo principale era quello di difendere i diritti delle donne.

A prima vista sembrerebbe tutto molto incoraggiante e stimolante, ma cosa succede se guardiamo un po’ più a fondo?

1. Quali sono le radici del femminismo?

Ho sentito un frammento del discorso di America Ferrara, l’attrice honduregna-statunitense di 32 anni che prese parte alla manifestazione a Washington, la capitale del paese più potente del mondo, una coincidenza? In una parte del suo discorso l’attrice dice quanto segue: “Non rinunceremo al nostro diritto di avere aborti legali e sicuri”, “non chiederemo alle nostre famiglie LGBTQ di fare marcia indietro”. Inoltre, il gruppo segreto a cui sono stata aggiunta è collegato ad un sito web canadese chiamato “Rise Up“, che contiene l’archivio di un collettivo femminista che fece attivismo, a partire dal 1950, su temi come l’aborto e i diritti riproduttivi, la parità di genere, le forme di lavoro non tradizionale per le donne, ecc.


LEGGI ANCHE: Perché la Vergine Maria fa infuriare le femministe?


Questa piccola indagine mi ha aiutata a fare due più due. Recentemente ho iniziato a leggere il libro della sociologa tedesca Gabrielle Kuby, “La rivoluzione globale sessuale: distruzione della libertà nel nome della libertà”. Nella prima parte, il libro presenta un esame approfondito delle origini dei movimenti femministi, che iniziarono da persone come Margaret Sanger e Marie Stopes che hanno lottato per imporre il controllo delle nascite negli Stati Uniti e in Europa.

Supportate da figure potenti come il presidente Roosevelt, avevano due obiettivi: la preservazione dei “cittadini giusti” e l’eliminazione della fame e della povertà nel mondo. Tali fondamenti eugenetici furono adottati dai nazisti (per la loro “pulizia etnica”) e dai comunisti negli anni della rivoluzione (specificamente quando Kollontai, prima donna nel consiglio di Lenin e commissario del popolo per l’Assistenza sociale, ha legalizzato l’aborto, il divorzio, i bordelli e l’indottrinamento dei bambini affinché fosse più facile stabilire il comunismo senza resistenze). Fortunatamente, con la fine della rivoluzione, ci si rese conto che questi “eccessi morali” causarono gravi problemi sociali in Russia e le imposizioni della Kollontai furono eliminate o ridotte. Purtroppo in Germania, a causa di questi principi e sotto la guida di Planned Parenthood (inizialmente chiamata Birth Control League), fu fondata ProFamilia, istituzione che negli anni ’50 ha eseguito il 70% degli aborti nel paese. C’è una lunga lista dei nomi delle persone e delle istituzioni che hanno dedicato la propria vita a commettere abusi, imbevuti degli ideali di psicologi e filosofi che rifiutano dichiaratamente la Chiesa cattolica e il messaggio d’amore di Gesù.

2. Femministe e cattoliche?

E allora cerchiamo di rispondere alla domanda iniziale. Naturalmente non posso accettare alcun tipo di abuso su bambini, adolescenti, giovani, né su qualsiasi altro essere umano. Ancor meno posso accettare la pedofilia, né gli abusi all’interno della Chiesa stessa. Mi ripugna il fatto che gli uomini maltrattino le donne, e odio pensare che la maggior parte delle violenze sessuali, psicologiche e fisiche abbiano luogo nelle famiglie. Detesto che quando cammino per strada mi vengano urlate contro delle oscenità, anche se assomigliano a dei “complimenti”, e mi da fastidio usare mezzi pubblici affollati in cui c’è chi non rispetta le distanze.

Tuttavia, non credo che il controllo delle nascite sia la soluzione alla povertà e alla fame (gli stessi paesi europei ora danno incentivi economici per combattere il calo delle nascite, per quelle nuove generazioni che saranno la manodopera del futuro). E ovviamente non supporto l’uccisione di bambini innocenti, perché credo nel diritto alla vita come diritto fondamentale di ogni essere umano. Che cosa succederebbe se un ministro donna che potrebbe fare un cambiamento positivo in questo mondo fosse stata abortita? Credo anche che la sessualità e il sacramento del matrimonio abbiano un valore inestimabile. E quindi credo nella famiglia come suo fine e come nucleo della società, perché essa è il primo luogo in cui si costruisce la persona.

Allora? Si può essere femminista e cattolica allo stesso tempo? È difficile rispondere a questa domanda semplicemente con un sì o on un no, perché il termine “femminista” è piuttosto ambiguo e da alcuni decenni è stato contaminato da vari gruppi e interessi. Come ho già detto ci sono temi su cui possiamo essere d’accordo, come il rispetto per le donne e il fatto che abbiamo gli stessi diritti e capacità degli uomini. Tuttavia, è importante capire che siamo diversi su cose fondamentali. Bisogna rispettare il diritto alla vita e comprendere la ricchezza nella complementarietà tra uomini e donne in vari ambiti (nella sessualità e nella famiglia, ad esempio).

Se qualcosa diventa virale sui social, viene coperto dai principali mezzi di comunicazione, gode del sostegno di grandi aziende e delle stelle del mondo dello spettacolo, forse dovremmo chiederci quali interessi vi siano dietro e non accettare tutto superficialmente. Molti movimenti e campagne di forte impatto come #heforshe o #imwithher (soprattutto se sponsorizzati da organismi politici internazionali e da fondazioni che sostengono di lavorare per i diritti umani) spesso continuano ad avere come base alcuni gruppi citati dalla ricerca di Kuby.

3. Informarsi. Informarsi sempre

È dunque importante indagare, essere informati e definire in modo chiaro le posizioni che abbiamo su questioni così importanti. Forse riceveremo anche degli attacchi, verremo etichettati come “chiusi” o addirittura come fanatici, ma dobbiamo mantenere la nostra posizione con fermezza, benché con compassione. Non c’è bisogno di giudicare gli altri, perché la misericordia e il perdono sono, sempre, ciò che dovrebbe identificarci. Ma non smettiamo di informarci, di far sentire la nostra voce, di far conoscere i nostri punti di vista (che sono altrettanto buoni come quelli degli altri) e, soprattutto, non smettiamo di chiedere la guida di Maria per fare sempre meglio.

«È universalmente ammesso che Cristo si sia fatto davanti ai suoi contemporanei promotore della vera dignità della donna e della vocazione corrispondente a questa dignità» (Mulieris Dignitatem, San Giovanni Paolo II, 1988).


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QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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