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L’uomo che decideva rinunciando per amore

padre Carlos Padilla - pubblicato il 20/12/16

A volte non decido, non mi muovo, perché non sento Dio che mi dice cosa devo fare. Quante volte lo faccio? Non ascolto Dio e resto in silenzio.

Giuseppe guarda il suo cuore, non sente Dio ma decide, rischia. Dona la sua vita intera, la sua storia, per amore di Maria. Dio è lì. Dentro di lui. Non ha bisogno di un angelo per decidere di non fare del male a Maria. Di non esporla alla folla, alla rabbia, alla condanna pubblica.

Che coscienza ben formata! Che uomo integro! Quanto è grande il suo amore! Non dubita. Non pensa a sé, al suo buon nome. È un uomo buono, nobile, fedele. Un uomo integro, tutto d’un pezzo.

Il silenzio di Giuseppe mi commuove. Non dice niente. Non mette in discussione Dio. Non si ribella contro una cosa così ingiusta e dura. Decide con onestà nel suo cuore e rinuncia per amore ai suoi progetti.

Mi colpisce il valore della rinuncia e del sacrificio. Tante volte mi costa comprendere la rinuncia nella mia vita. Imparare a rinunciare è così importante? Credo che la mia rinuncia riempia di stelle il cielo.

A volte valorizzo poco il sacrificio e mi adagio. Penso che dare o non dare, tenere per sé o donare sia uguale. E penso a me con egoismo. Voglio il meglio per me. Voglio essere felice io. E vivo lasciandomi sfuggire opportunità per amare dal profondo.

La rinuncia mi rende più bambino, perché mi fa confidare in Dio, e mi rende più uomo, perché lavora il mio cuore. La rinuncia fa sempre male. Fa male rinunciare ai propri schemi, al proprio progetto, alla propria idea. Fa male quella rinuncia non cercata, richiesta dalla vita, dalle circostanze.

A volte rinuncio come dono d’amore per Dio. Mi sforzo. Rinuncio al cibo, ai miei capricci, alle mie dipendenze. È vero che lo faccio con amore. È un’offerta molto onesta e sincera. La rinuncia mi rende più libero.

Diceva padre Josef Kentenich: “Se non impariamo a rinunciare, a volte per dovere – ma anche volontariamente –, a quelle cose che possiamo permetterci, il legame con il lavoro e le persone non diventerà qualcosa che eleva il nostro cuore”.

Spesso la rinuncia arriva da sé nella mia anima in mezzo al mio cammino. Appare senza che la debba cercare.

Una persona pregava: “Signore, ti offro la mia rinuncia. Provo tanta nostalgia!
Mi sento così fuori luogo… E anche così mi parli sempre, mi dai libertà e mi rallegro. E non mi importa di provare nostalgia, fa parte della mia vocazione e di quello che Tu vuoi da me. La nostalgia mi riporta sempre dentro, verso di te, verso il luogo del mio cuore in cui mi aspetti, mi chiami, mi abbracci. La nostalgia mi ricorda chi sono e per cosa mi hai fatto. E mi aiuta, in qualche modo, a vivere più ‘dentro’. È bello. È la nostalgia dell’autunno, dei colori delle montagne. Di quella luce tra le foglie che mi piace in modo particolare. Non so, forse perché cambiano le foglie. Diventano calde. Voglio essere così”.

Spesso la nostalgia fa parte del cammino, della rinuncia. La nostalgia del cielo, della pienezza. La nostalgia che mi porto dentro, dove si trova Dio. La nostalgia che sboccia da quella rinuncia che richiede fiducia in Dio e abbandono.

Quella rinuncia mi riempie il cuore di nostalgia. Mi fa guardare a Dio pieno di anelito. La mia anima ha nostalgia dell’infinito. Sogno sempre più di quello che ho, e so che la mia rinuncia mi rende più libero dagli attaccamenti, dai progetti propri, dai capricci.

Ciascuno sa qual è la rinuncia che gli costa di più. Quella rinuncia quotidiana, non programmata, non pianificata. Quella che fa parte del mio cammino e che non ho cercato.

So che ogni volta che rinuncio per amore di Dio, ogni volta che bacio la rinuncia della mia croce, della mia malattia, della mia solitudine, della mia assenza, l’asperità della mia povertà, della mia austerità imposta, delle mie paure nella vita, ogni volta che abbraccio quella rinuncia inevitabile e offro un “Sì” allegro e fiducioso, in quel momento, ne sono certo, il cielo si riempie di stelle. Si riempie di luce e la mia vita è più chiara. Non ne dubito.

Voglio guardare Dio senza gli attaccamenti dei miei affetti disordinati. Rinuncio al mio cammino quando dono la mia vita a Dio. E lo faccio sempre nuovamente recitando il Padre Nostro. Dichiarandomi cristiano. Decidendo di amare Colui che è morto sulla croce per me.

Rinuncio a decidere. Rinuncio a stare dove forse vorrei stare. Come Giuseppe quella notte ha rinunciato a un’altra vita accanto a Maria prima di sapere cosa Dio gli chiedeva davvero.

E allora, dopo la decisione di Giuseppe nella notte, è arrivata la voce di Dio al suo cuore: “Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’”.

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avventopaternitàsan giuseppe
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