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I 10 messaggi sbagliati dei genitori

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Marlena Bessman-Paliwoda - pubblicato il 27/10/16

Perché non ci mettiamo nei panni del bambino

1- Il silenzio è d’oro

Argentum et silentium est aureum oratio: una frase saggia, come quasi tutto ciò che è scritto in latino. Purtroppo viene trasferita in modo errato ai bambini. Inculcare in loro l’idea che “il silenzio è d’oro” insegna ad essere passivi.

Al posto di questo, potreste spiegare che è meglio rimanere in silenzio che richiamare l’attenzione o fare commenti.

La vostra tranquillità non santifica queste parole. Osservo spesso i genitori passivi – non sottolineo, non parlo, non mi importa. I cattivi sono gli altri. Quando un bambino vede questo tipo di atteggiamento sulla difensiva nei confronti del mondo, e col tempo si renderà conto che in alcuni aspetti il mondo non è come glielo hanno raccontato i “genitori anti-tutto”, a chi volterà le spalle? Chi ascolterà? A volte parlare è più prezioso dell’oro.

2- Comportati bene

Si può anche dire al bambino che si è appena alzato dal letto “Torna a dormire”. Almeno nella mia famiglia è impossibile. A mia sorella dicevano: “Comportati bene, altrimenti viene l’orco”. L’effetto è durato poco.

Spaventare il bambino non è la soluzione. Spesso farlo è collegato alla nostra comprensione del significato di “essere educati”. Non spieghiamo al bambino cosa voglia dire, a nostro avviso, “essere educati”. Ci piace dire così e pensiamo che in questo modo il bambino comprenderà che non si comporta bene.

In realtà, il bambino trarrà più beneficio se gli diciamo “Non trattare bruscamente tuo fratello”, “Non scrivere sulle pareti”, “Mangia con la forchetta e non tirare a terra il cibo”. Il bambino non sa che il vostro concetto di “essere educati” è sinonimo di quanto detto.

3- Stai tranquillo

Associo particolarmente questa frase alla chiesa, parlando di spazio fisico. La correzione del comportamento di un bambino in chiesa è quasi la norma. Se il bambino si muove troppo o si sposta tra i banchi, spesso suscita sguardi assassini.

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Il silenzio è sordo, perché nessuno in chiesa durante la Messa si azzarderebbe a dire a voce alta che questo non si può fare. In un istante abbiamo il risultato del giudizio: un bambino maleducato. La giuria segue da vicino ogni movimento.

Ben pochi di noi capiscono che al bambino risulta difficile stare seduto un’ora senza muoversi, senza dire una parola, senza fare un gesto.

Il fatto che il bambino si muova per la chiesa, tocchi la gamba di San Giuseppe e lo guardi negli occhi non dà fastidio a nessuno, ma in fondo pensiamo che non vada bene, perché bisogna comportarsi “correttamente”.

4- Questo non si fa

…Perché noi, gli adulti che sappiamo tutto, facciamo le cose in un altro modo. Tu, bambino, le stai facendo male. Non si tira il gioco contro il muro! Bambino, osserva, ascolta, imita. Lasciamo il compito di pensare e inventare ai più furbi.

In precedenza ho scritto che non c’è modo migliore per insegnare la creatività che permettere al bambino di giocare con diverse applicazioni, e che qualsiasi genitore può avere un figlio creativo. Ho anche offerto una ricetta per avere un bambino creativo: “Piccolo, sperimenta e fallo proprio così, anche se per me è incomprensibile. Forse scoprirai qualcosa, e io lo farò accanto a te”.

5- Si è rotto

Non vedremo i cartoni animati perché la televisione si è rotta. Non ci sono giochi perché si sono rotti. Non c’è miglior modo di insegnare al bambino che attraverso la peggiore piaga della società: la bugia. Glielo si dice in forma occulta. Dopo un po’, il bambino scopre che la televisione che si è “rotta” è l’altro significato di “Non la vedremo”, e che “il gioco si è rotto” significa “Non voglio giocare con te”. Nell’arco di pochi anni il bambino potrebbe
mentirvi a sua volta.

6- Leggiamo al bambino, perché così leggerà anche lui

Leggere per il bambino è una bellissima pratica, ma credo che sia insufficiente. I bambini non leggono libri perché non vedono una cultura della lettura intorno a loro. Non vedono la stessa passione per la lettura da parte degli adulti. Credete di leggere dei libri, ma pensate a quando lo fate. Preparate un tè, prendete una coperta calda. Date un’occhiata all’orologio, avete qualche minuto per voi. Il bambino si è addormentato. Riposate. Leggete. Lui, che vi imita, non potrà prendervi d’esempio, perché non vede quello che potrebbe imitare. Leggere accanto a vostro figlio è difficile, e tuttavia vale la pena di mostrargli i vostri libri, di parlargli delle storie che avete letto. A un bambino va dimostrato che “la lettura dei libri è il gioco più bello inventato dall’umanità” (W. Szymborska).

7- Non fare la bambina (detto a un bambino)

Devo riconoscere che, come donna, quando lo sento mi viene voglia di piangere, perché al bambino viene negato il grande mondo dei sentimenti. Il bambino ha bisogno di affetto, di abbracci, di piangere… perché è soprattutto un bambino.

8- I bambini e i pesci non hanno voce

Si trova al centro della stanza. Si ferma. Con gli occhi pieni di lacrime. Sente parole che lo feriscono riferite a se stesso. Si può punire anche con le parole. Le parole possono ferire piccoli e grandi. “Ma io…” “Ora parlo io. I bambini e i pesci non hanno voce, ricordatelo”. Se lo ricorderà. Non vi parlerà dei suoi sogni, delle sue paure, dei suoi problemi. Sarà emotivamente molto lontano.

I pesci non hanno sentimenti. I bambini sì. La mancanza di voce ferisce solo una creatura, il bambino.

Siamo così arroganti come persone, come genitori, che ascoltare le parole di una persona più piccola – per la sua condizione sociale, l’età, l’educazione… – ci risulta impensabile. Ascoltare un bambino è quasi un disonore, perché è lui che ci deve ascoltare. Soprattutto quando il bambino ci riprende quando facciamo qualcosa di sbagliato.

9- Non mi hai ancora pagato i tuoi alimenti

I genitori hanno modi diversi per insegnare a ringraziare. La frase peggiore è “Non mi hai ancora pagato i tuoi alimenti”. Mostrare al bambino il nostro amore e il nostro sforzo sotto forma di debiti è un abuso. Produce nel bambino molta tensione e la sensazione che debba guadagnare tutto e pagare tutto.

L’ingresso nell’età adulta è per il bambino una liberazione dal senso di colpa per la sua vita a credito e finisce per portare a un contatto minimo o nullo con i genitori. Amare è gratis. L’amore per l’amore e la gratitudine arriveranno. È un cliché, ma funziona.

10- Ai miei tempi…

La frase “Ai miei tempi…” si trova alla fine visto che comporta una certa nostalgia del passato, ed è anche il messaggio più divertente. Quasi tutti i miei amici dicono di averla sentita dai genitori.

Su questo punto, tuttavia, non sono troppo rigorosa. Questo modo di dire dei genitori spesso ci irrita – soprattutto quando se ne abusa e serve solo da introduzione alla critica dei comportamenti dei bambini o degli adolescenti –, ma collega anche le generazioni, visto che può trasformarsi in una storia del passato.

Non esiste solo una via per educare. Non c’è un unico stile di condotta. È importante che in ciascuna delle forme scelte pensiamo ai sentimenti dell’altra persona e a come il nostro cammino influenzi e formi il cammino delle persone che sono ancora piccole.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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