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Abbiamo fatto tutto bene, ma nostro figlio ha comunque abbandonato la Chiesa

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Courtney Carmody CC

Helene Horton - pubblicato il 24/10/16

È stato per via della cultura? Della carne? Del diavolo?

Ero la madre migliore. Mi dispiaceva per le madri che vedevano i propri figli o le proprie figlie abbandonare la fede. Il dispiacere che provavo per loro, tuttavia, includeva anche un po’ di rimprovero, perché pensavo che i genitori i cui figli lasciavano la Chiesa non dovessero aver lavorato abbastanza sodo per tener vivo il fervore dei propri figli. Forse non se ne curavano troppo. Forse se ne curavano eccessivamente. Doveva essere qualcosa che avevano fatto a impedire ai figli di apprezzare davvero le splendide verità della Chiesa cattolica. Dentro di me, segretamente, li biasimavo.

Ma poi ho capito, sulla mia pelle.

I nostri figli sono stati portati a Messa ogni domenica e giorno festivo, anche durante le vacanze. Siamo sempre riusciti a trovare una Messa, ovunque soggiornassimo. Mio marito ed io ci assicuravamo che imparassero la bellezza e la verità della loro fede, al punto da trovare anche dei vecchi Catechismi di Baltimora, di cui discutevamo in famiglia.

Abbiamo mandato i nostri figli a scuole cattoliche, e visto che eravamo profondamente consapevoli del fatto che, nonostante questi sforzi, la cultura tossica circostante poteva comunque far presa sulla loro vita, li abbiamo mandati a un’università cattolica, senza curarci del costo. Credevamo che valesse la pena di fare quel sacrificio considerevole. Volevamo che i nostri figli vivessero la loro fede al massimo.

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Abbiamo fatto tutto bene. Ero una madre orgogliosa.

Beh, ad ogni modo è risultato che non era abbastanza. O forse era abbastanza, ma il nostro “abbastanza” si è scontrato con un mondo impazzito.

È stato per via della cultura? Della carne? Del diavolo?

Sappiamo tutti quanto attiri il mondo. E la carne – quanto è difficile vivere in quest’epoca di “libertà sessuale”. Quanto al demonio, lo incontriamo e la sua influenza è quotidianamente intorno a noi. Si aggira furtivo come un leone ruggente fin dai tempi del suo successo con Adamo ed Eva. Chiunque abbia letto Le Lettere di Berlicche di C.S. Lewis sa che Satana cerca a tutti i costi di conquistare la vita delle persone. E quindi sì, tutti questi fattori hanno avuto sicuramente la loro parte nella decisione di mio figlio.

Alla fine, però, non avranno la meglio su di lui, che è carne della mia carne, rivendicato da Cristo al suo Battesimo.

“Non sono stato io ad abbandonare la Chiesa. È la Chiesa che ha abbandonato me”, diceva nostro figlio quando ancora mi parlava.

Poteva devastarmi, ed era quasi così. Ho pregato con fervore e continuo a farlo ogni giorno, e piango quando non riesco a trattenere le lacrime, spesso versate nel silenzio delle poche ore di riposo notturno.

Gesù termina la parabola della vedova insistente chiedendo: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?” (Luca 18, 7). Trovo sollievo anche in queste parole dette a Santa Monica, madre del grande Padre della Chiesa Sant’Agostino, dal suo vescovo locale: “Vai, ora, ti prego; non è possibile che il figlio di tante lacrime perisca”. Suo figlio non solo non è perito, ma è diventato il mezzo attraverso il quale migliaia di anime apparentemente perdute hanno trovato la via per tornare alla Chiesa. Agostino, grazie alle costanti preghiere di sua madre, è diventato un grande santo.

C’è sempre speranza, e non la perderò. “Arriverà il momento di Dio”, ha detto il vescovo a Monica. Ci sono voluti 17 anni (nel mio caso, spero ci voglia un po’ meno tempo).

So di aver fatto del mio meglio, e so anche che non sono migliore di quelle “altre madri”. È una delle lezioni che ho imparato da questa croce. Piango e mi chiedo spesso come sia potuto accadere, ma pregherò e non smetterò di supplicare Dio notte e giorno. Sì, continuerò ad assillare Dio perché vivo con la speranza che il mio ragazzo ritorni.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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