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Meme, i demoni e il vostro voto

The Laughing Demon, Katsushika Hokusai (葛飾北斎) [dominio pubblico], via Wikimedia Commons
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Berlicche aveva qualcosa da dire sulla politica, ma è più sottile e meno adatto a un meme. Ecco un brano dal testo reale (“noi” si riferisce ai demoni che tentano gli umani, e “il Nemico” è Dio):

La nostra posizione è più delicata per ciò che si riferisce alla relazione generale fra cristianesimo e politica.

Certamente non vogliamo che gli uomini permettano che il loro cristianesimo si riversi nella loro vita politica, poiché lo stabilirsi di qualcosa che assomigli a una società veramente giusta sarebbe un disastro di prima grandezza.

D’altra parte noi desideriamo veramente, e intensamente, che gli uomini trattino il cristianesimo come un mezzo; di preferenza, naturalmente, come un mezzo per il loro progresso, ma, in mancanza di ciò, come un mezzo per qualsiasi cosa — magari per raggiungere la giustizia sociale. Bisogna fare in modo che l’uomo prima di tutto stimi la giustizia sociale come una cosa richiesta dal Nemico, e poi farlo salire a un livello in cui egli stimi il cristianesimo perché può produrre la giustizia sociale. Poiché il Nemico non vuole essere adoperato come una cosa comoda. Gli uomini e le nazioni che pensano di poter far rivivere la fede al fine di avere una società buona potrebbero con lo stesso ragionamento pensare di adoperare la scala del cielo come una scorciatoia per recarsi alla farmacia più vicina. Fortunatamente è quanto mai facile abbindolare gli esseri umani a svoltare quest’angolino.

I meme sono progettati per farti pensare “SÌ! HO RAGIONE! Andrò a dirlo a tutti”. E il consiglio di Berlicche è progettato per far pensare “Oh, no, ho sbagliato. Devo andare a confessarmi”.

C’è qualche altro modo per parlare della differenza tra citazioni reali e false, al di là del dubbio contenuto? Lo stile e la terminologia. Ricordate quando vari anni fa tutti “sbavavano” su una citazione ritenuta premonitrice tratta dal Giulio Cesare di Shakespeare? Eccola:

Attenzione al capo che suona i tamburi di guerra per incitare la cittadinanza al fervore patriottico, perché il patriottismo è un’arma a doppio taglio. Incita il sangue tanto quanto restringe la mente. E quando i tamburi di guerra hanno raggiunto il culmine e il sangue ribolle d’odio e la mente è chiusa, il leader non avrà bisogno di cogliere i diritti della cittadinanza. La cittadinanza, piuttosto, infusa di paura e accecata dal patriottismo, offrirà tutti i suoi diritti al leader e lo farà anche con gioia. Come lo so? Perché è quello che ho fatto io. E io sono Cesare.

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