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Un semplice trucco per ricordarti di confidare in Dio

Everett Collection/Shutterstock

Meg Hunter-Kilmer - pubblicato il 26/09/16

Ogni giorno molte cose si mettono per il verso giusto, allora perché disperarsi per quelle che non lo fanno?

“Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano”. — 2 Maccabei 7:28

“Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto?” — Luca 12:26

Diversi anni fa, un sacerdote in gamba si rivolse a me con una seria preoccupazione: “Confido in Dio, davvero, ma a volte ho comunque paura. Tu non ne hai mai?”

La precarietà della vita che conduco – in realtà di qualsiasi vita, ma in modo particolare di quella di chi ha scelto di viaggiare per parlare di Cristo – mi spinge certamente ad avere paura, e anche con una certa frequenza. Ma ho pensato alla sua domanda e ho risposto, con sincerità: “No, non proprio”.

Ho guardato la sua faccia sconvolta, e ho continuato.

“Non è che mi spavento, mi arrabbio proprio”.


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Ed è così. Quando le cose si mettono per il verso sbagliato, e non c’è modo per evitarlo, non temo che tutto possa diventare un disastro. Ho visto Dio all’opera così tante volte per non rendermi conto che, in qualche modo, tutto andrà bene. Quindi non ho paura di dover dormire in auto o di dover abbandonare la mia attività pastorale per prendermi cura di un parente malato oppure di vivere tristemente sola, per sempre. Forse queste cose accadranno. Ma, in qualche modo, tutto andrà bene lo stesso.

So che Lui sistemerà tutto, quindi non mi spaventano gli imprevisti della vita. Mi fanno arrabbiare. Perché Lui non fa ciò che io voglio. Non mi permette di gestire la mia stessa vita. È come se Gli dessi carta bianca per la mia vita, per poi arrabbiarmi con Lui quando le cose vanno per il verso sbagliato. “Un semaforo rosso? Perché, Dio, perché?”

È abbastanza ridicolo infuriarsi con Dio per degli inconvenienti insulsi, quale può essere una congiuntivite o un ingorgo stradale, considerando tutto quello che Lui fa per me. E non mi riferisco soltanto alla vita, alla famiglia, alla fede e a tutte le altre cose immense e meravigliose. Parlo anche delle piccole cose, o forse soprattutto di esse.

Il mio mentore spirituale ama ricordarmi che, in una giornata qualsiasi, sono circa un trilione le cose che vanno per il verso giusto, e soltanto sei quelle che non lo fanno. È incredibile quanto debba essergli grata. Certo, potrei aver dimenticato il biglietto del parcheggio. Ma ogni cellula del mio corpo si divide come dovrebbe. Forse ho il cuore a pezzi, ma l’atmosfera continua a proteggere la Terra dalle radiazioni ultraviolette. Potrei aver perso il lavoro, ma perlomeno il mio corpo è ancora in grado di assimilare il cibo che mangio.

Nessun cratere si è aperto sotto ai miei piedi. Il ciclo dell’acqua esiste ancora. Non mi sono rotto le scarpe. Esiste la gravità.

Ci sono così tante cose che sono andate bene, oggi, così tante piccole cose che io non avrei potuto gestire in alcun modo. Perché dovrei essere ansiosa per le altre cose? A volte non è necessario essere dio per sapere ciò che sa Cristo. A volte si tratta semplicemente di guardare le cose dalla giusta prospettiva. “Perché sei ansiosa?” Perché sono arrabbiata o impaurita? Perché ho dimenticato quel trilione di cose. Ho dimenticato di essere grata.


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La madre che parla nel versetto dei Maccabei non sta parlando ad un bimbo innervosito da una tazza che non è la sua preferita, da un insensibile commento su Facebook o da un’amicizia infranta. A quest’uomo – il suo ometto – sta per essere fatto lo scalpo, la sua lingua sta per essere tagliata e i suoi arti stanno per essere moncati. Per poi essere arso vivo di fronte agli occhi della madre. Ma lei non si lascia abbattere dalla sofferenza che sta sperimentando, neanche dopo aver visto i suoi primi sei figli subire la stessa tortura.

“Guarda attorno a te”, dice, “e guarda chi è Dio”. Guarda il Suo potere, guarda la tenera cura con cui Lui fa andare avanti la Sua creazione. Guarda la verità secondo cui siamo stati fatti non da cose preesistenti, secondo cui il mondo è frutto di un disegno. Poi guarda alla tua vita, quella vita in cui un trilione di cose sono andate per il verso giusto, e renditi conto che non c’è niente di cui essere ansiosi. Il Dio che servi si sta già prendendo cura di te.

So che spesso le sei cose che vanno per il verso sbagliato sono gigantesche, al punto che l’altro trilione di cose sembrano essere nulla in confronto. Ma nella maggior parte delle giornate, le sei cose sono quisquilie. Appaiono più grandi, nella nostra mente, soltanto perché non abbiamo ancora iniziato a contare le Sue benedizioni.

Forse la nostra risposta alla precarietà, alla paura e alla rabbia dovrebbe essere semplicemente questa: la consapevolezza che oggi Dio ha fatto incommensurabilmente di più per noi di quanto potremmo fare noi in una vita intera. Essere grati e assumere la giusta prospettiva potrebbe essere la chiave per confidare in Dio nel modo in cui la madre maccabea confida in Lui. In ogni caso contare le mie benedizioni – persino quelle più piccole – rilassa i nervi e mi fa ricordare che Lui è Dio, e io non lo sono. Lui gestisce dettagli microscopici e sistemi giganteschi in tutto l’universo, contemporaneamente. Lui si sta prendendo cura di me, ne ho le prove.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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