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Sono tornato da Calcutta e ho ancora gli incubi

Kuni Takahashi/Getty Images
KOLKATA, INDIA - NOVEMBER 12: Slum dwellers live by a railroad track November 12, 2008 in Kolkata, India. India's slum population is projected to rise to 93.06 million by 2011, or 7.75 percent of the total population, according to a report of an expert committee set up by the housing and urban poverty alleviation ministry. (Photo by Kuni Takahashi/Getty Images)
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Servire i “più poveri tra i poveri” è qualcosa di più di uno slogan accattivante

Clicca qui per aprire la galleria fotografica

Non volevo scriverne, forse perché non volevo pensarci. Da quando sono tornato a casa da Calcutta ho provato a liberarmi da uno strano malessere, che all’inizio pensavo dipendesse dal fuso orario. Poi mi è stato detto che è una condizione chiamata “sbornia da India”. Sono stanchissimo e provo a riderci sopra, ma mi sveglio ancora nel cuore della notte, sudato freddo e terrorizzato all’idea di essere ancora lì. Ho evitato di parlarne, non sono riuscito neanche ad archiviare le foto che ho scattato. Qualcosa di forte è successo in me.

Questa mattina, per provare a sbarazzarmi di questa sgradevolissima sensazione, sono andato a correre in uno dei percorsi che preferisco. È sabbioso, in collina e pieno di ostacoli; sudore e dolore sono assicurati (qualche volta anche del sangue). È il modo migliore che io conosca per eliminare lo stress e chiarirmi le idee su qualcosa… dopo un paio di chilometri o giù di lì, mi sono reso conto di quale fosse il problema.

Un giorno vagavo per le strade di Calcutta (perdendomi una o due volte) e ho visto cose che chi viene dall’Occidente non è preparato a vedere. Ho visto bambini farsi il bagno in pozzanghere con escrementi, famiglie dormire nelle strade con un materasso e un telone come casa, persone e animali raccogliere cibo insieme tra i rifiuti dei mercanti. Ho persino sentito un cane venire ucciso e macellato, per averne della carne.

Camminando per le strade, ancora sconvolto per quello che avevo visto, non riuscivo neanche a prendere in mano la fotocamera e scattare una fotografia. Mai e poi mai, neanche nei miei incubi più tenebrosi, avevo mai immaginato che nella società di oggi potesse ancora esistere una povertà del genere.

Ho già scritto qualcosa sull’opera delle Missionarie della Carità, senza però spigare a fondo il contesto in cui si trovano. Un conto è guardare film girati in quei posti, o sfogliare delle foto scattate lì, un altro conto è camminare letteralmente tra coloro che soffrono. Coloro che soffrono a causa di una povertà abietta, che oscura il cervello e spezza le ossa. E questa, per loro, è la vita.

Non c’è nido sicuro, stato sociale, nessuna via di fuga, all’infuori della morte. Ora ho davvero compreso perché Cristo disse “i poveri li avrete sempre con voi”… perché penso che non ci sia nessuno che possa ideare un modo per porre fine a tutto questo.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Credo fermamente, adesso, che il Cuore di Cristo sia a Calcutta, e servire lì significa davvero servire Lui. Quando Santa Teresa di Calcutta è arrivata per servire i “più poveri tra i poveri”, non si trattò di un mero slogan accattivante… queste persone sono davvero i più poveri tra i poveri, vivendo in una miseria putrida, rivoltante.


LEGGI ANCHE: Ora capisco perché Madre Teresa ha scelto Calcutta


Meditando sulla mia esperienza, è chiaro ai miei occhi che Madre Teresa avesse intrapreso la via della santità già dal momento in cui rispose alla sua chiamata, perché è necessaria una grazia oltre ogni misura per vivere in questi luoghi – in ciò che posso descrivere soltanto come “povertà tridimensionale” – e cercare di servire Cristo.

Un caro amico mi disse una volta “se non racconti la storia da entrambi i lati, allora è propaganda”… sarebbe sbagliato dunque parlare soltanto delle meravigliose conseguenze del vivere in India e servire insieme alle Missionarie della Carità. Con questo articolo spero di offrire un po’ di contesto.

Prestare il mio servizio da volontario è stato uno dei doni più grandi della mia vita, una delle esperienze più intense. È meraviglioso sperimentare il brutale contrasto tra l’incomprensibile sofferenza e l’opposta e speculare risposta della Grazia… lì infuria una guerra che probabilmente durerà fino alla fine dei tempi.

Fermati per un istante, e ringrazia Dio per tutto ciò che hai, nel bene e nel male… perché nei vicoli puzzolenti, umidi, caldissimi e pieni di fumo di Calcutta è presente una povertà indescrivibile… la povertà estrema… una povertà che può trovare risposta soltanto nella Grazia…

Santa Madre Teresa, ispira coloro che sono chiamati a rispondere alla sfida di servire Cristo in questi luoghi oscuri, che nascano sempre più Santi…

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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