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Le 10 ragioni per assumere una persona che è stata scout, secondo la rivista Forbes

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André Jörg / Scouterna-CC

Forum Libertas - pubblicato il 16/09/16

Leggere su un curriculum che una persona è stata scout garantisce che ha capacità fondamentali per il mercato lavorativo attuale

Il successo del metodo scout è più che verificato. Da quando il suo fondatore, il militare britannico Robert Baden-Powell, volle applicare i valori cristiani – lui era cristiano – attraverso una metodologia formativa per i giovani, questa proposta non ha fatto che crescere.

Ora la rivista Forbes, una delle pubblicazioni più prestigiose su impresa ed economia, ha pubblicato ad opera di Ana Sáenz de Miera, direttrice in Spagna e Portogallo dell’associazione Ashoka, un articolo in cui spiega perché è consigliabile assumere una persona che è stata scout.

In Spagna e Catalogna, le Guide e Scout d’Europa sviluppano quest’opera con lo stesso zelo del fondatore del movimento, seguendo le regole scout a favore della formazione trasversale della persona – fisica, mentale e spirituale.

Ecco le 10 caratteristiche che secondo Forbes rendono uno scout un valore aggiunto per l’impresa e la società in cui vive:

Sa lavorare in équipe

Può avere anche 15 anni di esperienza di lavoro in équipe, sempre con il rispetto dell’altro come valore trasversale. Sa montare una tenda o organizzare un campo estivo per 200 bambini in modo volontario. La formazione negli scout è per natura cooperativa e per progetti.

È creativo

Trova da molti anni soluzioni creative a situazioni avverse. Ha dovuto improvvisare tetti di fronte a tempeste improvvise, inventarsi un gioco di vichinghi che motivi 100 bambini per 15 giorni o organizzare una campagna di raccolta fondi per coprire le spese di un campo di lavoro in Siria.

Rispetta la sua scala di valori e la sua parola

È abituato a programmare e a svolgere attività basate sui valori scout, che hanno un contesto ben definito (qualcosa come il “codice etico” a cui ci riferiamo nel mondo professionale). Questo suscita in lui la necessità di credere ai progetti di cui fa parte e di allinearli ai suoi interessi e alle sue passioni. La verità, la nobiltà, la giustizia, la solidarietà e il rispetto per la parola data sono valori inamovibili.

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Sa guidare ed essere guidato

Fin da quando ha 6 anni prende decisioni e lavora a vari progetti contemporaneamente. In alcuni di questi guida, in altri è guidato dai suoi compagni. Quando guida lo fa con consenso e fiducia, mettendosi nei panni degi altri ed essendo coerente nelle sue decisioni. Quando viene guidato lavora in équipe con rispetto, promuovendo il consenso e la coesione.

È empatico

Come in un’azienda, in un gruppo scout convivono bambini e bambine di tutti i tipi, di età, capacità e interessi diversi. L’empatia gioca un ruolo essenziale per la convivenza e l’aiuto reciproco. Uno scout ha imparato che non tutti devono portare lo stesso peso nello zaino, ma che questo si distribuisce in base alle capacità di ciascuno, o che l’escursione migliore non è quella che arriva più in alto, ma quella che è alla portata di tutto il gruppo.

Valorizza lo sforzo

Fin da piccoli, le attività della vita scout, molto legate alla natura, devono essere indirizzate perché si impari a superarsi anche quando si crede di non avere più le forze neanche per compiere un altro passo, a sorridere davanti alle difficoltà e a sforzarsi per raggiungere tutto quello che ci si propone.

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Sa porsi degli obiettivi e valutarli

Fin dai 6 anni, lo scout fa pratica nel proporsi degli obiettivi, sia personali che di équipe, per poi valutarsi e ricevere la valutazione altrui. Il feedback construttivo è quindi una pratica che uno scout domina alla perfezione quando inizia la sua vita lavorativa.

È generoso

“Dare” e “condividere” sono i verbi più presenti nella vita scout. L’acqua che resta in una borraccia non è del suo proprietario, ma di chi ne ha più bisogno, e un educatore può arrivare a investire 1.000 ore all’anno come volontario, dedicate a educare i bambini ad essere persone migliori.

Lotta contro l’ingiustizia

Con il motto “Lascia il mondo migliore di come lo hai trovato”, la pedagogia scout si basa sul fatto che i bambini siano capaci di comprendere e mettere in pratica il proprio potenziale per migliorare l’ambiente che li circonda, affrontando con coraggio le sfide che si presentano e non guardando dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, ma agendo per cambiare la situazione.

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È una persona “con risorse”

Ha una profonda esperienza nel dinamizzare riunioni, inventarsi un gioco per risolvere un conflitto, parlare in pubblico o localizzare l’impresa più economica per l’affitto dei pullmini. È dinamico e audace, ed è abituato a risolvere problemi di diverse forme e dimensioni.

Non sono forse capacità che tutti cerchiamo nelle persone che inseriamo nella nostra équipe di lavoro?
• Se sei stato scout ed educatore scout, inseriscilo nel tuo CV e dillo nelle interviste di lavoro
• Se cerchi talento, non perdere di vista i vantaggi competitivi di uno scout
• Se sei madre o padre e vuoi educare i tuoi figli con capacità tanto essenziali, iscrivi tuo figlio agli scout, anche se questo comporta alzarsi all’alba il sabato.

*L’affidabilità di questi principi è proporzionale al numero di anni come scout, e aumenta in modo significativo se si è stati educatori scout.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
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