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Il mio cammino da Yogananda a Cristo

Luis Santamaría del Río - pubblicato il 08/07/16

Tra i maestri, Gesù

La sala di meditazione del SRF della mia città era sobria, semplice e amena. Al centro vi era una sorta di altare con sei immagini: i sei “santi” dell’organizzazione.

Al centro vi erano Gesù e Krishna; a sinistra Lahiri Mahasaya e il suo maestro Mahavatar Babaji.

Nella sua autobiografia Yogananda sostiene che quest’ultimo sarebbe quasi come un dio, che avrebbe vissuto più di mille anni sulla terra e che si troverebbe ancora oggi in una grotta dell’Himalaya. Sarebbe molto potente nel mondo soprannaturale, avendo persino il potere sulla vita e sulla morte.

A destra c’era il fondatore Yogananda e il suo maestro Swami Sri Yukteswar, risorto dai morti.

Per quanto riguarda Gesù Cristo, si parlava molto di lui ma quando veniva citato era in riferimento ad alcuni versetti che interpretavano a modo loro.

Yogananda sostiene ad esempio che in Matteo 6:22, il Signore si riferisca al “terzo occhio” che incontriamo in molte espressioni religiose orientali. Questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare per spiegare in che modo Yogananda parlasse di Cristo ai propri discepoli, ritenendo addirittura di conoscerlo più dei cristiani.


LEGGI ANCHE: Le sette che crescono di più? Quelle che hanno a che vedere con New Age ed esoterismo


Questi ultimi avrebbero usurpato gli insegnamenti di Gesù, facendo di Lui una mente piccola, una persona chiusa, un dogmatico.

Gesù sarebbe andato in India, dove avrebbe raggiunto la auto-realizzazione (la stessa che la setta promette agli adepti, cioè la perfetta comprensione di se stessi), per poi insegnare la stessa filosofia in Palestina. In questo modo – sostiene la SRF – si può raggiungere la perfezione.

Oltre a questo, un altro concetto di Cristo abbondantemente utilizzato da loro era quello della “coscienza di Cristo“.

Ricordo che, durante un ritiro a Washington, cantavamo insieme: “Oh mio Cristo, Gesù Cristo, vieni, Cristo”. Non stavamo invocando il Gesù Cristo dei cristiani. La chiamavamo “coscienza di Cristo”, cioè la mente di Dio che permea l’universo.

Si potrebbe dire che la teologia della SRF è in parte panteista e, in un certo senso, adozionista, dato che quest’uomo di nome Gesù avrebbe ricevuto – o, meglio, raggiunto pienamente – questa coscienza cristica, facendosi uno con essa, diventando perfetto.

Ogni uomo potrebbe dunque raggiungere ciò che ha raggiunto Cristo; la Sua natura non sarebbe superiore alla nostra, ma Egli sarebbe semplicemente un essere perfettamente illuminato. Anche gli uomini dovrebbero dunque tendere verso questa conoscenza.

Nella sua autobiografia Yogananda sostiene, sulla base di Matteo 17:11-13, che Gesù e Giovanni Battista siano la reincarnazione di Eliseo e di Elia, a ruoli inversi (il maestro, nella sua seconda venuta, si sarebbe fatto discepolo mentre colui che prima era discepolo si sarebbe fatto maestro).

Come si può notare, interpretando alcuni testi biblici in un modo talmente singolare, si arriva a sostenere questa teologia ma non senza fare violenza al resto della rivelazione divina.

Un abbandono graduale… e poi la conversione

Gradualmente ho perso interesse nel gruppo. Deluso e scoraggiato, sapevo dell’esistenza di Dio (dato che la SRF parlava di un Dio personale) e che riuscire a conoscerlo fosse lo scopo principale della vita.

Sapevo anche che era un giusto e che si sarebbe potuto vendicare di me, ma io comunque non avevo la forza per superare i miei atteggiamenti sbagliati.

È capitato che un mio amico, anch’egli coinvolto nelle filosofie orientali, si è convertito al cristianesimo in seguito a un miracolo ricevuto.

Dopo essersi convertito il mio amico ha cambiato stile di vita e ha manifestato una gioia e uno zelo fuori dal comune e letteralmente contagiosi. Parlava con tranquillità di Gesù a tutti quelli che erano attorno a lui.

Mi ha incoraggiato affinché anche io cercassi Dio, ma lo ha fatto con umiltà e rispetto.

Non ho potuto fare a meno di notare la nuova felicità del mio amico, ma non volevo dargli ragione. Avrei dovuto ammettere di dovermi convertire al cristianesimo, una religione che non ha elementi “esotici”.

Ero molto orgoglioso e l’idea di diventare un “santo” alla maniera di Yogananda continuava ad affascinarmi. Volevo, in questo modo, essere diverso da tutti gli altri ragazzi del mio ambiente.

Il mio amico mi ha regalato un Nuovo Testamento tascabile. L’ho portato con me in un lungo viaggio con la mia famiglia.

Durante quel mese che ho trascorso viaggiando ho avuto molto tempo per leggere i Vangeli. Leggendoli mi sono reso conto che quel Gesù non era lo stesso della SRF.

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