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Madhumati Thakur assassinata per essersi ribellata al traffico di ovuli e alla vendita del suo bambino

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© Stephanie Sinclair

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 30/06/16

Dall'India nuova tragedia dell'utero in affitto

L’India è la capitale mondiale dell’utero in affitto. Ha costi molto più modesti rispetto ai Paesi occidentali, ed è per questo la meta scelta da chi non ha le possibilità economiche per soddisfare in California il suo desiderio senza limiti di maternità e paternità. Patria della surrogacy low cost, l’India vanta un giro d’affari che oscilla tra i 2,3 e i 5 miliardi di dollari.

Il “prezzo” della gravidanza può variare dai 18mila ai 30mila dollari (un terzo rispetto al prezzo negli Stati Uniti), di cui circa 8mila spettano alla donna che porta in grembo gli embrioni donati dalla coppia. I costi ridotti hanno reso il Paese un vero e proprio hub per il “turismo della procreazione”. (Asia News, 30 ottobre 2015)

Madhumati Thakur giovane donna di 22 anni è stata uccisa nel Maharasthra perché si è ribellata al racket di ovuli e alla vendita del suo bambino.

STORIA DI MADHUMATI THAKUR

La vicenda di Madhumati Thakur, 22 anni, è venuta alla luce questa settimana e ha acceso i riflettori sul traffico di ovuli in Maharashtra. La polizia di Hadapsar (vicino la città di Pune) ha arrestato quattro donne e un’altra persona colpevoli dell’omicidio della giovane madre, e della tentata vendita del suo bambino.La mente del racket era Nikita Sanjay Kangne, che avvicinava donne povere delle baraccopoli di Wanowrie e Hadapsar e le convinceva a donare i propri ovuli con la promessa di ingenti guadagni. Lo stesso è avvenuto con Madhumati, che però sembra si sia ribellata e per questo è stata uccisa. (Asia news, 24 giugno 2016)

OGNI DONNA “VALE” SOLO 15.000 RUPIE

Nikita Sanjay Kangne a sua volta “donatrice” di ovuli e madre surrogata, aveva trovato lavoro in un centro per la fertilità di Vimannagar specializzato in fecondazioni in vitro, al quale “forniva” donatrici di ovuli su commissione. La clinica pagava 15mila rupie per ogni donna -198 euro-, 10mila destinate alla donatrice e 5mila per il suo ingaggio. (Asia news, 24 giugno 2016)

ABORTO SELETTIVO

Pascoal Carvalho medico cattolico, membro della Commissione diocesana per la vita umana, ha riferito che l’India è uno dei Paesi in cui è più facile abortire: “Le stime riportano oltre 6 milioni di aborti ogni anno a livello nazionale. Ciò vuol dire che 26 donne ogni 1.000 in età riproduttiva non mettono al mondo il proprio figlio”. E ha aggiunto “anche se è in vigore il Pre-Natal Diagnostic Techniques Act del 1994 – che vieta i test per la determinazione del sesso – i test vengono praticati lo stesso e si commette l’omicidio del feto”. Le pratiche discriminatorie contro le femmine sono ancora piuttosto diffuse in India, dove le “radicate norme culturali considerano la donna inferiore all’uomo”. (Asia News, 4 marzo 2016)

LEGGI ANCHE:Il vero femminicidio…

LA MATERNITÀ SURROGATA «È SOLO UN BUSINESS»

Il dottor Pascoal Carvalho nel commentare la tragica vicenda della giovane donna uccisa ha affermato senza mezze misure: “La surrogazione di maternità non è mai stata a favore della vita. È solo un business (…) È un mercato che fattura miliardi di dollari, in gran parte non regolamentato e privo di etica, ricco di avidità e pieno di potenziali pericoli. (…) La vita non viene mai presa in considerazione nella pratica dell’utero in affitto. Strategie di marketing ingannevoli dipingono questo business in maniera diversa da quello che è: mercificazione della vita. Il bambino non è mai visto come un dono, ma come un articolo da procurare (…) le decine di migliaia di embrioni distrutti, i pericoli per le donne assoldate, e ora anche l’omicidio di una di loro a Pune, rivela l’amara verità della surrogazione: la sconfitta del valore intrinseco della vita umana”. In più vi è la “mancanza di una legislazione adeguata e di trasparenza nell’intero sistema. La maternità surrogata appare come un’attraente alternativa per le madri povere, che così guadagnano qualche soldo, o per le coppie infertili, che possono soddisfare il desiderio di genitorialità a lungo atteso. Ma l’inadeguatezza delle leggi porta solo allo sfruttamento di entrambi, madri surrogate e genitori, in balia delle logiche di profitto di questi intermediari e delle agenzie commerciali”. (Asia News, 24 giugno 2016)

Un recentissimo articolo di Monica Ricci Sargentini raccontava una giornata in incognito a Roma con il direttore di Exstraordinary ConceptionsMario Caballero e le potenziali coppie desiderose di ricorrere alla pratica dell’utero in affitto. Nelle parole di Caballero l’esplicita conferma che la maternità surrogata è solamente un business. Durante l’incontro infatti gli domandano:

E le madri surrogate? Chi ci assicura che non cambieranno idea? «No, una volta firmato il contratto — dice — non è possibile. Alla portatrice facciamo anche fare un test psicologico che attesta che è sana di mente così non può appellarsi a un giudice e dire che non sapeva quello che faceva». Per tutta la gravidanza le madri vengono seguite da una psicologa «perché devono capire — spiega Caballero — che questo è un business, non devono essere emotive devono pensare al business. Io glielo dico sempre». (Corriere della Sera, 2 giugno 2016)

Questo è il pensiero del cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini che facciamo nostro:

“Il desiderio non può essere eretto a diritto. Ciò che deve essere messo in primo piano è l’interesse del bambino, non la volontà di due persone di avere un figlio. I figli non si costruiscono” (Roma Sette, 7 marzo 2016)

LEGGI ANCHE: L’utero in affitto? Non è un lavoro come gli altri

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Tags:
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