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Cos’è davvero la carità? 10 situazioni in cui la confondiamo con altro

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di Sebastian Campos

Il Catechismo definisce la carità come «la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio» (CCC, 1822). Soffermiamoci sulla seconda parte di questa definizione, cioè quella sul prossimo, che dobbiamo amare “come noi stessi”.

Sono certo che ti sia già capitato di condividere riflessioni sulla carità e probabilmente ti stai sforzando ogni giorno per viverla. La carità è molto importante. Gesù stesso ne ha fatto un comandamento nuovo (Giovanni 13:34). E San Paolo ci insegna che senza carità non siamo nessuno e, peggio ancora, nulla di ciò che facciamo ha utilità (1 Corinzi 13:1-3). Quella della carità è una questione importante per chi fa apostolato: dobbiamo viverla per dare il buon esempio, dobbiamo insegnarla affinché la vivano gli altri e soprattutto dobbiamo chiederla a Dio perché un dono soprannaturale.

E sai perché è soprannaturale? Perché la carità è qualcosa di più dell’amore. L’amore è naturale. La carità è soprannaturale, è divina. La carità è l’amore di Dio in noi. Ci spinge ad amare come ama Dio, con la sua intensità e con le sue caratteristiche. Questo può sembrarci eccessivo e spesso l’interpretiamo in modo errato, perché associamo la carità alla frase “come noi stessi”. Amiamo caritatevolmente, ma diamo carta bianca al prossimo; confondiamo l’essere caritatevoli con l’essere permissivi; vogliamo mostrare la nostra carità ma diventiamo assistenzialisti e non lasciamo che gli altri crescano e combattano le proprie battaglie.

Per questo motivo voglio aiutarti a comprendere meglio cosa è la carità e cosa non lo è, affinché – attraverso degli esempi più concreti – possiamo chiederla a Dio, viverla personalmente nel quotidiano e insegnarla a chi è vicino a noi.

1. Amare il prossimo significa fargli capire che non tutto è lecito

Non dobbiamo essere permissivi col prossimo, così come non dobbiamo esserlo quando educhiamo un bambino piccolo. Amare il prossimo e prenderci cura delle sue fragilità vuol dire, contemporaneamente, fargli capire che non tutto è lecito, che non può fare tutto ciò che vuole e che a volte dovrà accettare dei “no”. E noi siamo i primi a dover imparare questa lezione: se qualcuno ci dice “no”, è per amore. Perché desidera il meglio per noi.


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2. Aiutare il prossimo a scoprire i propri errori vuol dire amarlo

Dio ci ama incondizionatamente. Anche se non tutto ciò che facciamo esce bene, Lui continua ad amarci. Ma che il suo amore sia incondizionato non vuol dire che Lui sia d’accordo con tutto ciò che facciamo. La stessa dinamica avviene quando dobbiamo rivolgerci a chi ha smarrito la rotta. Amarlo con carità significa correggerlo con amore e non permettergli di perdersi o di commettere altri errori. Non sarebbe saggio lasciarlo agire per il semplice fatto che “lo amiamo e non riusciamo a dirgli di no”.


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