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Come parlare di Orlando ai bambini

Ideabug | Getty Images

Caryn Rivadeneira - pubblicato il 17/06/16

L'opinione degli esperti su come rispondere al meglio alle domande scomode che ci pongono i nostri figli sul terrorismo e sulla tragedia di domenica scorsa

Ci riempiamo sempre di orgoglio quando i nostri figli vengono da noi con le loro grandi domande, ma quando ci sono stragi come quella di Orlando, molte mamme non sanno proprio cosa rispondere. Quelle sulla violenza in generale, e su questa tragedia specifica, sono domande particolarmente difficili.

Momenti come questi ci rendono più umili. Vorremmo avere una “guida magica per genitori” che ci possa suggerire la risposta perfetta da dare. Purtroppo non ne ho. Ma pensando di aiutarti a gestire la (comprensibile e giusta) curiosità dei tuoi figli, abbiamo intervistato mamme e bambini. Abbiamo parlato con loro delle più grandi domande irrisolte sulla sparatoria ad Orlando. Gli esperti con cui abbiamo parlato in seguito potranno aiutarti a trovare delle risposte profonde ma adatte ai bambini per quei momenti in cui… non si sa proprio cosa dire.

Ciò che le madri vogliono sapere

Qual potrebbe essere un modo opportuno per parlare ai ragazzi della violenza e delle tragedie che accadono?

La Dott.ssa Jennifer Degler – psicologa clinica e life coach presso la Healthy Relationships Rx – sostiene che quando i bambini iniziano a fare domande sulle stragi, in realtà chiedono: “Io sono al sicuro?”

“I bambini pensano a loro stessi”, ha dichiarato Degler. “Filtrano ogni cosa che succede con la domanda: ‘E questo come mi condizionerà?’ Seppure stiano ponendo delle domande molto specifiche e concrete, ciò che davvero si chiedono è: ‘Sono al sicuro?’ Le nostre risposte, in quanto genitori, dovrebbero far capire loro che sì, sono al sicuro e che questo tipo di violenza succede raramente. Soprattutto dove ci sono dei bambini”.

E se dovessero chiedere “Come può Dio permettere tutto questo?” o altre domande a cui non si sa minimamente cosa rispondere?

Tracey Bianchi, autrice, responsabile dell’adorazione e madre di tre figli, sostiene che non è un problema ammettere di non sapere “la risposta a ogni domanda”.

Il suo consiglio è comunque di dire ciò si sa. Possiamo dire ai nostri figli che il nostro mondo è “corrotto”. Che le cose brutte succedono, e continueranno a farlo. Potremmo non sapere perché Dio non impedisce tutte queste cose, ma dovremmo dire ai nostri figli che le persone – e non Dio – sono responsabili per queste azioni sbagliate. Non è Lui che le compie.

Invece, sostiene Bianchi, dovremmo ricordare ai nostri bambini che nonostante il male, c’è comunque “tanto bene” nel mondo. E noi vediamo che Dio compie cose buone. Insegniamo ai nostri figli di guardare sempre il bene.

Questo fa pensare a ciò che Fred Rogers del Mister Roger’s Neighborhood (quanto ci manca, in momenti come questo, quel programma televisivo) ha detto ai suoi giovani spettatori sul trovare il senso nelle cose brutte che succedono. Bisogna “guardare ai soccorritori, perché ci sono, sempre”. Incoraggiate i vostri figli con queste parole. Dite loro che Dio ci ha creati tutti in grado di prendere decisioni liberamente. A volte le persone fanno scelte davvero sbagliate, ma molte altre volte ne fanno di giuste. Come fanno ad esempio tutti i soccorritori che vedete in televisione, oppure che incontrate ogni giorno nelle vostre comunità. Ricordate ai vostri figli che siamo anche noi a svolgere un ruolo attivo nel creare il bene in questo mondo. La conversazione terminerà con un nota positiva.


LEGGI ANCHE: La strage di Orlando: l’odio e la preghiera


Quanto dovrei essere onesta quando i miei figli chiedono se una cosa del genere potrebbe capitare anche a noi?

Vorremmo tutti promettere ai nostri figli che resteremo al sicuro, ma noi adulti sappiamo che non è così. Conosciamo tutti delle famiglie toccate dalla violenza o dalle tragedie, eppure non vogliamo che i nostri figli vivano nella paura e nell’ansia.

Dice Degler: “I genitori ce la mettono tutta per essere ‘totalmente onesti’ con i figli. Temono se poi qualcosa dovesse succedere davvero, i figli si sentirebbero ingannati e devastati. Ma è qui il punto: in America i vostri bambini sono davvero al sicuro, è molto improbabile che siano vittima di una sparatoria”.

“È più importante”, continua Degler, “trasmettere la vostra serena convinzione che tu e la vostra famiglia siete al sicuro, piuttosto che essere precisissimi e dire, ‘Beh, non posso garantirti al 100% che nulla di tutto questo possa mai capitare a te, ma è molto improbabile’. Una risposta del genere potrebbe avere senso per gli adulti, ma non per i bambini. Dite semplicemente, e con calma, che loro e la loro famiglia sono davvero al sicuro”.

Oltre a questo, Degler sostiene che i ragazzi si sentono al sicuro quando capiscono che la tragedia è accaduta a una “distanza lontanissima da dove abitano loro”. E, per quanto possa sembrarci cinico, Degler dice: “I bambini si tranquillizzano anche sapendo che i cattivi sono in carcere oppure sono morti, e non possono più fare del male a nessun altro”.

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domandefiglistrage di orlandoterrorismo
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